La tomba dell’uomo “più ricco di Trieste”. La storia di Carlo Reinelt

23.05.2020 – 07.30 – Chi passeggia nel cimitero cattolico di Sant’Anna avrà notato, nel porticato di fondo, un monumento funerario eccezionale per soggetto e grandiosità. Si tratta di un sepolcro sotto cui riposa Carlo de Reinelt, tra i più ricchi uomini della Trieste ottocentesca.
Sotto i baldacchini di pietra di un’alcova, ritroviamo infatti un’arca monumentale, sulla quale leggiamo inciso lo stemma di famiglia. Sopra questo scrigno, una giovane donna giace seduta: la mano destra sulla guancia, il gomito sinistro poggiato su uno zoccolo di pietra. La giovane, avvolta in un lungo mantello che ne disegna le forme sottili, fissa il vuoto: gli occhi smarriti nel mistero della morte, le labbra incurvate nel pianto.
Un’immagine di rara potenza; ma non la prima né l’ultima.
Lo scultore del monumento funerario era infatti il piemontese Pietro Canonica che aveva inventato quest’archetipo della “Meditazione sulla morte” raffigurante una giovane donna ammantata e assorta, solitamente accanto a una croce. Canonica aveva infatti realizzato simili monumenti per la famiglia Gibello al Cimitero di Torino (1890) e sotto il nome de Il Dolore presso la famiglia Marciani al Cimitero di Novara (1906).
A sua volta la Meditazione rappresentava l’evoluzione di un precedente archetipo, ovvero l’Orfanella: la statua di un’adolescente altrettanto addolorata, che ritroviamo scolpita da Canonica per il cimitero di Mondovì. Canonica raccontò di aver avuto l’idea quando vide un giorno una bimba orfana fissare la tomba della madre.
Il tutto venne scolpito a Torino e successivamente collocato a Trieste nel 1903; oltre alla statua è possibile notare il mezzobusto del Barone e la volta. Verso il 2002 era ancora possibile ammirare sulla volta delle decorazioni a stucco: al centro un’immagine del Buon Pastore; ai quattro angoli degli angeli con la corona; e infine sui riquadri ai lati o dei pesci o delle colombe col ramo d’ulivo. Oggigiorno invece la volta è stata ridipinta di grigio e di queste decorazioni in stilepaleocristiano” non è rimasto nulla.

Una foto della Volta prima che venisse ridipinta di grigio. Clicca per ingrandire.

Ma chi era Carlo de Reinelt?
Carlo nacque, come si suol dire, “con la camicia”: la madre era infatti nipote della famiglia Reyer, tra le più ricche famiglie della borghesia imprenditoriale di Trieste. Crescendo Reinelt si fece le ossa lavorando per diverse case mercantili di Trieste fino a quando non venne assunto dalla sua stessa famiglia, la Reyer&Schlik.
La ditta era nata verso la fine del settecento per commerciare prodotti da/per gli Stati Uniti: dallo zucchero, al rum, al caffè, al cotone. Successivamente verso i primi dell’ottocento la Reyer&Schlik aprì una filiale bancaria a Vienna e investì pesantemente nel mercato azionario e nelle compagnie assicurative e di navigazione, con una speciale attenzione ai mercati del medio (ed estremo) oriente, attraverso il Canale di Suez.
Reinelt iniziò a lavorare per loro nel 1846; nel corso dei decenni una tortuosa catena di successione lasciò come unico erede il Barone Costantino Reyner, il quale a sua volta destinò erede il nipote, Carlo Reinelt, il 23 ottobre 1872.
Quale erede di una gigantesca fortuna, Reinelt collezionava intanto anche cariche economiche e politiche, accentrando sulla sua persona più poteri: membro della Camera di Commercio e Industria di Trieste (1875); Presidente della Direzione di Borsa (1879); vice Presidente della Cassa di Risparmio; membro della Riunione Adriatica di Sicurtà (1875), consigliere della Banca Commerciale Triestina; direttore della Società generale Austro-Ungarica pel Gas.
Passando dalla finanza alle industrie, Reinelt era contemporaneamente presidente del Consiglio di Amministrazione della Raffineria Triestina di Olii Minerali e del Cotonificio Triestino di Monfalcone.
Quanto più aumentavano le sue ricchezze, tanto più fioccavano le cariche nobiliari; e non sorprende affatto allora ritrovarlo con una commenda dell’ordine di Francesco Giuseppe (1879) e con il rango di Barone (1883); fino all’elezione di membro a vita della Camera dei Signori del parlamento austriaco.
In quest’ambito fu Carlo Reinelt a gestire la complicata “Esposizione agricolo-industriale austro-ungarica“, la quale commemorava il cinquecentenario della Dedizione di Trieste all’Austria (1382-1882).
Tra i gesti di filantropia – i quali però difficilmente controbilanciavano una simile concentrazione di ricchezza e poteri – ricordiamo lo stravagante dono di un piroscafo alla Croce Rossa affinché lo si usasse come “ambulanza marina”.

Il Piccolo: edizione del mattino, 2 aprile 1900. Un frammento dei (tanti) omaggi

La morte di Reinelt avvenne il primo aprile del 1900; secondo i giornali, al di là di quale fosse l’orientamento politico, la commozione fu equanime. I funerali crearono un tale corteo che collassò l’intera viabilità stradale: migliaia di persone scesero in strada a seguire il carro funebre.
Reinelt contraccambiò la generosità di Trieste con un testamento dove dava tutto allo stato austriaco affinché fondasse istituzioni benefiche: borse di studio, case per gli orfani, aiuti per le vedove e così via. Le sue volontà stabilivano che la moglie potesse gestire l’usufrutto del capitale fino alla sua morte; dopo di ché sarebbe andato anch’esso allo stato austriaco. Ma Reinelt non aveva considerato quali sconvolgimenti avrebbe arrecato la Prima Guerra Mondiale. La signora Angela Reinelt morì infatti nel 1917 a Firenze; e dunque ci si pose la questione se i fondi dovessero andare a beneficio di una Trieste divenuta italiana o di uno stato austriaco che poco aveva a che fare con l’impero disgregatosi.
Va da sé che si scelse di privilegiare Trieste; e il lascito Reinelt venne utilizzato per l’opera pia “Baroni Carlo ed Angela de Reinelt” a favore “dell’infanzia abbandonata” (1926).
Secondo le studiose Anna Krekic e Michela Messina, Carlo Reinelt lasciò alla sua morte un’eredità di “venti milioni di corone d’oro”. Una fortuna tale da concorrere con le più alte cariche finanziarie viennesi, in virtù della quale viene definito “in assoluto l’esponente più ricco dell’alta borghesia imprenditoriale triestina dell’ottocento“.

Fonti: I monumenti funerari Reinelt e Reyer del Cimitero cattolico di Sant’Anna a Trieste: appunti per una biografia familiare, di Anna Krekic, Michela Messina, in Atti dei Civici musei di storia ed arte, 2007.

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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