02.05.2020 – 07.30 – La storia della Società Ginnastica Triestina – seconda ginnica ultracentenaria (1863) dopo la Reale Società Ginnastica di Torino (1844) – riflette speculare la storia della città: gli eventi sportivi susseguitosi nei secoli mimano lo scorrere dei grandi eventi, alternatesi negli ultimi, turbinosi, secoli. Vi si trova davvero di tutto: dalle visite e omaggi di poeti e letterati – D’Annunzio, ma senza dimenticare il Carducci – a incontri con Reali e Presidenti; dalle chiusure per autorità sotto diversi regimi e governi; al rapporto con una triestinità mai scomparsa. Persino in questi pandemici mesi la Ginnastica Triestina ricorda precedenti editti, precedenti ordinanze: Mario Presel infatti scriveva come la SGT avesse dovuto chiudere nel 1886, quando Trieste venne colpita da una delle ultime, grandi epidemie di colera. Ma già due anni prima (1884) la Società si era sottoposta in massa a una volontaria vaccinazione per far fronte a un’epidemia di vaiolo, grazie ai servigi del “Dottor Sanguinetti”.
Tra queste testimonianze, non mancano le sezioni e gli esperimenti sportivi oggigiorno scomparsi: a volte destinati a sparire dopo pochi mesi, altre volte ancora per anni parte integrante della vita della SGT.
I primi decenni della Ginnastica Triestina già rivelano l’influsso delle mode: la scherma col bastone – particolarità dell’età vittoriana – scompare verso l’ultimo quarto dell’ottocento, mentre a inizio Novecento si sperimenta con velocipedi (biciclette) e col pattinaggio.
Negli ultimi anni, accanto alle arti marziali, ormai componente “storica” della SGT, non sono mancate le sperimentazioni più eccentriche, come la sezione subacquea (1992) o quest’anno il parkour (2019-2020), trasceso dall’essere una spericolata disciplina delle banlieue francesi a “nobile” sport.
Questa volontà di sperimentare è rara, perché solitamente l’associazione sportiva preferisce concentrare la propria eccezionalità in un gruppo di discipline ben preciso. D’altronde le dimensioni stesse della Ginnastica triestina consentono di (ri)proporre sempre nuovi corsi.
A cavallo tra i due conflitti mondiali, tra gli anni Venti e Trenta del novecento, merita ricordare come fossero montagna e mare, rispettivamente nella forma dell’escursionismo e del nuoto, due tra le principali sezioni della SGT, successivamente chiuse per l’incalzare dei costi e la “mania” accentratrice del Partito Fascista.

Il primo nucleo della sezione nuoto della SGT risale al luglio 1926, quando si decise di formare un gruppo di nuotatori capace di competere nei campionati sociali.
L’anno successivo, sotto l’egida dei soci Guido e Giorgio Finazzer, la sezione partecipava alle sue prime gare, organizzate dall’Unione Sportiva Triestina. La socia Laura Bidoli si fece subito notare, classificandosi seconda nei campionati italiani della gara dei 100 metri a rana. Il 1928 confermava i buoni risultati dei primi anni: la nuova squadra di pallanuoto sconfiggeva la Lega Nazionale a Servola con un 2-1 e la stessa Unione Sportiva Triestina vedeva i propri soci preferire la SGT in massa.
Intanto, “Quale premio ai migliori e insegnamento ai neghittosi“, la sezione mandava i propri nuotatori migliori ai Campionati di Roma, raccogliendo tutti ottimi risultati.
Si poneva intanto il dilemma di quale “bagno” utilizzare per gli allenamenti. Serviva infatti un tratto di mare libero dai bagnanti, protetto e discreto. Il Bagno Savoia era troppo costoso; la Diga venne utilizzata per qualche anno; infine si optò per il porticciolo di Barcola recintato ad hoc con appositi galleggianti. I pescherecci, stando a quanto racconta Manlio Cecovini, urtavano spesso i galleggianti, con terribili litigi tra gli incompresi atleti e i pescatori. I nuotatori dell’UST preferivano invece il vecchio Bagno Savoia.
Il 1932 fu un altro anno di successi sportivi: la sezione partecipò infatti alla Coppa federale di nuoto e al Campionato nazionale di pallanuoto; vincendo numerose gare nel primo caso, pareggiando nel secondo. Era la prima volta, dai tempi della sezione nautica d’inizio Novecento, che la SGT partecipava a una competizione natatoria d’importanza nazionale.
Il direttore di quello che era all’epoca “il più forte complesso della Venezia Giulia” era Marcello Bianchi tecnico di grande valore destinato a morire tragicamente nei campi di concentramento (1945).
Il finale della Coppa si svolse nel porticciolo di Barcola, alla presenza di oltre 800 spettatori.
Due anni dopo – quasi a intuire una sorte nefasta – la sezione raddoppiava gli sforzi, non risparmiava i muscoli: l’obiettivo era primeggiare ai Campionati nazionali di nuoto a Roma.
Le “ondine” in quest’occasione stravinsero con sette primi posti e quattro record: rispettivamente i 100 m con la Scherl, i 100m e i 200m stile libero con la Sulligi, i 400 m stile libero con la Toso, i 200 m a rana con la Strukel, la staffetta artistica 3*50 m cat. sup.
Il cigno cantava per l’ultima volta: proprio quell’anno, il 1934, segnò la fine della sezione, chiusa per gli elevatissimi costi. I 104 atleti confluirono nella Società Triestina di Nuoto, pur preferendo sempre la casa di un tempo, la SGT.

L’escursionismo, a differenza del nuoto, non aveva una componente agonistica: bensì rispondeva alla necessità di “stare insieme“, di portare la bandiera sociale e l’organizzazione della SGT fuori dalle palestre e fuori dalla città: in campeggio, tra le vette innevate, nei sentieri del Carso. Passeggiate ed escursioni avevano sempre connotato, come tante altre associazioni sportive ottocentesche, la SGT; tuttavia non era mai nata una reale “sezione”. La sezione escursionistica nacque ufficialmente nel febbraio del 1926; tra gli entusiasti organizzatori Cesare Pagnini e il consigliere Erminio Ongaro. La sezione in realtà rispondeva a una necessità anche politica: la SGT doveva collaborare con le organizzazioni del Partito Fascista; in particolar modo con l’Opera Nazionale Dopolavoro. Il consigliere Ongaro a questo proposito era stato incaricato di “agganciarsi” all’attività del Partito, ma senza danneggiare l’autonomia della SGT. Ci si risolse pertanto a creare una sezione dedicata all’escursionismo, sufficientemente vaga da potersi affiliare al Dopolavoro Provinciale.
La sezione inaugurò il suo primo viaggio dirigendosi alle grotte di Postumia (30 maggio 1926) utilizzando – particolarità di quegli anni – due autocarri attrezzati ad hoc. La sezione crebbe rapidamente: solo nei primi due anni di attività compì 37 escursioni per un totale di 1290 soci partecipanti. Ricordiamo di questi primi anni i raduni al Monte Nanos, il tiro alla fune e la corsa al Monte Taiano, le “settimane alpine” sulle Giulie o le Dolomiti, le gite con gli sci a Tarnova e Postumia.
La sezione dal 1929 prese il nome di Napoleone Cozzi, lo schermidore della SGT abilissimo pittore e alpinista, coinvolto ai tempi dell’Austria nello scandalo “delle bombe”. Ma non mancarono gli omaggi ai caduti della Grande Guerra, immortalati nei nomi dei rifugi: Attilio Grego, Alberto Picco, Claudio Suvich.
Tra le gite non mancavano le eccentricità: il 30 aprile 1933 si propose un giro autoturistico alla grotta d’Ospo e alle Sorgenti del Risano con orchestra, ballo e gioco della tombola.
Mentre il 17 settembre 1933 si viaggiava in Istria, con una vendemmiata a Parenzo. Curiosità: il prezzo di quindici lire a socio comprendeva, parole testuali, la “scorpacciata d’uva“.
Mentre la nuova sezione di occupava delle escursioni, una particolarità delle attività era come le gite con gli sci fossero invece affidate alla sezione nautica.
Come ricorda Manlio Cecovini, era come se per essere sciatori, bisognasse essere canottieri. In realtà la stessa sezione nautica era gestita da Erminio Ongaro, già responsabile per le uscite in montagna. Certamente però è curioso come fossero i canottieri a partecipare ai tornei di sci quali rappresentanti della SGT.
Ricordiamo a questo proposito nel 1930 il piazzamento in terza posizione a Tarvisio della SGT, preceduta dallo Sci Club Monte Tricorno di Trieste e il gruppo Sciatori Monte Nero.
Purtroppo già verso il 1931 questa galassia di associazioni e gruppi di appassionati venne consolidata dal partito in un unico sodalizio, lo Sci Club Monte Tricorno.
Un anticipo dei tempi a venire, perché negli anni a seguire l’intera sezione iniziò a sfilacciarsi, con ciascuna specializzazione, dai grottisti ai scalatori, che agiva separatamente. L’escursionismo avrebbe ripreso forza nel secondo dopoguerra, ma la magia di quegli anni a metà secolo era ormai scomparsa.


