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lunedì, 5 Dicembre 2022

L’antisatellite russo vola verso l’orbita bassa, proteste dagli Stati Uniti: “Un rischio serio”

18.04.2021 – 13.05 – La Russia lancia un missile, e questa volta a preoccupare non sono le sue capacità nucleari. L’arma che è stata protagonista di un lancio di prova potrebbe essere, verosimilmente, un PL19 “Nudol”, vettore inserito nel sistema di difesa antimissile che la Russia sta testando e sviluppando da qualche tempo, con installazioni rese operative alla fine del 2018. Il missile è studiato per intercettare attacchi nemici messi in atto con missili balistici, in particolare per la difesa di Mosca e di altri centri industriali importanti; va a sostituire sistemi più vecchi. Rispetto ai missili di generazione precedente, il “Nudol” ha la caratteristica di essere mobile, di utilizzare testate di tipo convenzionale cinetico (che distruggono il bersaglio con l’urto o esplosioni più piccole e accessorie), e di poter essere impiegato per l’attacco a satelliti. Si tratta di un’arma ibrida, concetto ormai sviluppato da tutte le grandi potenze, ovvero un sistema difensivo che può rapidamente diventare offensivo e consentire attacchi mirati e specializzati; all’occorrenza, anche il nuovo vettore “Nudol” può essere equipaggiato con testata nucleare per impiego ad alta quota, rendendolo molto più efficace.

Il governo statunitense ha dichiarato di essere stato a conoscenza del lancio, non confermato ufficialmente da Mosca, e di averne seguito le fasi e la traiettoria. Il test russo ha risollevato l’attenzione sui pericoli della militarizzazione dello spazio: secondo il generale Raymond, capo delle operazioni della Space Force statunitense creata l’anno scorso dal presidente Donald Trump, “è ancora una volta un esempio di come le minacce ai nostri sistemi spaziali siano reali, serie e in aumento”. Lo spazio è diventato, recentemente, per davvero il teatro di possibili ‘guerre stellari’: quelle del presidente Ronald Reagan erano un bluff, ma gli sviluppi del terzo millennio e la sempre maggiore dipendenza delle nazioni dalle telecomunicazioni e da Internet hanno rapidamente trasformato gli scenari immaginati negli anni Settanta dalla fantascienza in realtà. La Russia, l’India e la Cina, e naturalmente gli Stati Uniti, possiedono già sistemi d’arma capaci di distruggere i satelliti nella cosiddetta ‘orbita bassa, fra 160 e 2000 chilometri d’altezza (i satelliti spia orbitano a circa 800 chilometri); il presidente Vladimir Putin ha dichiarato in dicembre che la Russia ha dovuto rispondere ai piani di Donald Trump che prevedono di trasformare quest’orbita spaziale in un teatro di operazioni militari. Certo per la Russia, che aveva già fatto prove di lancio del nuovo missile nel 2015, 2016 e 2018, è ancora una volta un mostrare i muscoli (l’estate scorsa avevano fatto scalpore le prove del missile “Burevestnik”), ma Putin, che ha sottolineato come si tratti di un sistema concepito principalmente per la difesa, e manifestato apertamente, attraverso il ministro degli esteri Lavrov, la disponibilità della grande potenza di sedersi a un tavolo per un trattato di non proliferazione, potrebbe non aver torto: gli Stati Uniti hanno bisogno di riguadagnare il terreno perduto, in particolare nei confronti della Cina, nel campo delle telecomunicazioni globali e del 5G, e la rapida e inattesa creazione della ‘forza spaziale’ da parte di Trump difficilmente può essere vista solo come iniziativa di difesa.

Singolare è la scelta dei tempi, coincidente con il momento più critico della crisi portata dalla pandemia Covid-19; d’altra parte, è la storia a ricordarci come siano proprio i momenti in cui l’avversario è più debole i migliori per le esibizioni di forza tese a guadagnare vantaggio e a spostare gli equilibri politici. Più che la necessità di Internet e delle telecomunicazioni per il contrasto al Coronavirus, infatti, potrebbe pesare nei colloqui fra Mosca e Washington il rischio che progetti molto importanti economicamente, come quello della SpaceX di Elon Musk (Starlink, che prevede una nuova, vastissima rete di microsatelliti pronta entro il 2030) possano essere messi a rischio e risultare meno attraenti per gli investitori: guerra economica, quindi. In tutto questo, l’Europa che non sia Russia non ha voce in capitolo, e resta a guardare da spettatrice.

[r.s.]

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Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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