La privatizzazione del cielo, con Elon Musk e oltre. Il progetto Starlink

24.03.2020 – 09.41 – Un argomento del quale non si parla ancora molto, è quello della privatizzazione del cielo. Per capire di cosa si tratta, basti pensare alle varie segnalazioni che si sono susseguite in tutto il mondo all’inizio dell’anno riguardanti possibili oggetti non identificati che volerebbero sopra le nostre teste. In realtà, successivamente, è stato comunicato che quei puntini luminosi che scorrevano veloci e perfettamente allineati non erano altro che satelliti: più precisamente 40 satelliti della compagnia privata SpaceX fondata da Elon Musk. L’azienda SpaceX si propone lo scopo di dare accesso a Internet su tutta la Terra, perfino nel deserto, proprio grazie a satelliti di un progetto denominato Starlink: entrato in servizio quest’anno, il progetto prevede di lanciare complessivamente quasi 12mila mini-satelliti, anche se due prototipi sono stati già lanciati nel 2018 e il dispiegamento è iniziato nel 2019.

Starlink effettua lanci da Cape Canaveral, in Florida, la base spaziale da cui partirono le missioni Gemini, Apollo che portò alla Luna, e Shuttle; Musk ne ha affittata una parte, affettivamente proprio uno dei ‘pad’ da cui vennero lanciati gli Apollo. Di pochi giorni fa, del 15 marzo per l’esattezza, la notizia che il secondo lancio del razzo Falcon 9 di SpaceX è stato annullato per problemi tecnici: avrebbe dovuto portare in orbita altri sessanta satelliti della Starlink, ma lo stop sarebbe intervenuto tramite sistema automatico di aborto del lancio, dopo che il computer ha rilevato un’anomalia nei dati della potenza del motore Merlin.

Starlink porta alla creazione di una costellazione completamente artificiale posta nel cielo sopra di noi, in aggiunta alle costellazioni normali, che ormai non riusciremo più a riconoscere. Una realtà che sta prendendo sempre più piede, e che a fianco dell’entusiasmo di molti porta anche qualche preoccupazione: Musk, infatti, non è l’unico ad occuparsi di spazio, numerose altre società private stanno lavorando su progetti similari, una su tutti OneWeb, società di comunicazione con un progetto da 650 satelliti. Nella creazione di queste ‘megacostellazioni’ si sono messi al lavoro anche Amazon e Facebook, e non solo: alcune aziende russe stanno elaborando satelliti persino per lanciare messaggi pubblicitari nel cielo. Tutto ciò fa parte del nuovo business della ‘space economy’, fiorente economia delle attività spaziali per fornire servizi a pagamento. I satelliti vengono posizionati in quella che si definisce orbita bassa (LEO, Low Earth Orbit), fra 160 e 2mila chilometri di altezza ad una distanza tra loro tale a garantire che in ogni angolo del globo ci sia sempre un satellite sopra l’orizzonte pronto a ricevere o ad inviare dati.

Un appello a riguardo della scomparsa della visibilità delle costellazioni naturali causato da Starlink è stato fatto dagli stessi astronomi, contrari alla distruzione della purezza del cielo dalla quale deriva l’impossibilità di vedere le stelle, disturbate da queste stesse costellazioni luminose artificiali. Con il lancio nel maggio 2019, del primo gruppo da 60 satelliti della costellazione Starlink, gli astronomi hanno visto come le immagini elaborate fossero state completamente rovinate. Nel crepuscolo sarebbero visibili fino a cento satelliti contemporaneamente e per questo motivo, gli astronomi hanno chiesto uno stop immediato ai lanci creando una petizione, lanciata da Stefano Gallozzi con alcuni colleghi, per difendere il cielo stellato che ha raccolto, in poche settimane, firme di astronomi da tutto il mondo. La space economy potrebbe portare inoltre a un maggior rischio di collisione. La moltiplicazione dei satelliti lanciati fa temere infatti che il numero potenziale di detriti spaziali che potrebbero essere generati da questo tipo di progetto aumenti, e possa portare alla sindrome di Kessler: la previsione fatta da Donald J.Kessler, consulente Nasa, che nel 1978 propose uno scenario in cui il volume di detriti spaziali in orbita bassa intorno alla Terra sarebbe presto diventato così elevato da provocare reazioni a catena generate da collisioni multiple tra i detriti stessi e che, nell’ipotesi peggiore, ci potrebbe intrappolare sul nostro pianeta, rendendo impossibili ulteriori missioni spaziali e il funzionamento stesso delle comunicazioni satellitari. La OneWeb non vuole aggravare il problema della spazzatura spaziale e, per questo motivo si è già impegnata a rimuovere i suoi satelliti entro i cinque anni dal loro eventuale spegnimento, ma la situazione resta comunque preoccupante per il grande quantitativo di lanci previsti da altrettante compagnie.

Quali sono i limiti da non superare? Di chi è il cielo? Un servizio di Rainews24 ricordava che il pericolo è quello di trasformare il Grande Carro in un carro della spesa. Ecco quindi l’opportunità e la speranza che siano applicate delle leggi o dei regolamenti vincolanti per proteggere il cielo notturno. La questione è molto delicata: un articolo uscito il 16 gennaio su Scientific American parla di un approfondimento molto interessante (che sarà pubblicato a fine anno sulla rivista “Vanderbilt Journal of Entertainment and Technology Law”): l’autore Ramon Ryan, studente di giurisprudenza, spiega:”C’è una legge, la National Environmental Policy Act (NEPA), che impone alle agenzie federali di esaminare attentamente le loro azioni. La mancata valutazione da parte della FCC di questi progetti di satelliti commerciali viola la NEPA; quindi, in senso stretto, avrebbe agito illegalmente”. Ryan sostiene quindi che la Federal Communications Commission (FCC), l’agenzia responsabile della concessione di licenze per il funzionamento di queste costellazioni negli Stati Uniti, ha ignorato una parte fondamentale della legislazione ambientale federale. La FCC, infatti, avrebbe dovuto valutare l’impatto che potrebbero avere queste costellazioni artificiali sul cielo notturno e potrebbe quindi essere citata in giudizio, bloccando così ulteriori lanci finché non sarà effettuata una revisione adeguata. La concorrenza per i vari progetti ‘spaziali’ (e non), non si ferma qui: la Starlink, ad esempio, è solo uno dei tanti progetti elaborati da Elon Musk. Imprenditore, si è classificato al 25mo posto nel 2018 (34mo nel 2019) nella lista tra le persone più potenti del mondo secondo Forbes. Benestante di famiglia, sviluppò con suo fratello vari programmi che poi vendettero per milioni di dollari, è fondatore della SpaceX, co-fondatore e CEO di Tesla e presidente di SolarCity, progetti che ruotano attorno all’ideale di cambiare il mondo e l’umanità. Da qui il proposito di SolarCity, quello di evitare il rischio d’estinzione umana andando ad occupare altri pianeti, stabilendo una colonia umana su Marte. Non ultimo, è da ricordare come Musk sia anche il co-fondatore della PayPal (che offre servizi a pagamento digitale e trasferimenti online anche in Italia) e OpenAl (organizzazione no-profit che mira a sviluppare l’intelligenza artificiale amichevole, lasciata da lui nel 2019 ): attualmente ha dato disponibilità di produrre ventilatori polmonari in caso di carenza.

Figura potente e molto controversa, indubbiamente Musk è geniale e sta aiutando molto la scienza e la sanità tramite i suoi progetti, ma fin dove possono spingersi se visti in un più ampio spettro? Progetti ottimi, eppure forse borderline, e proprio per questo alcuni di essi possono portare ad ipotesi inquietanti. Un esempio? Basti pensare a Neuralink: azienda che si occupa di sviluppare interfacce neurali impiantabili, andando a creare ad iniziare dei microchip che collegano il cervello ad un computer. Se effettivamente può essere un progetto molto utile e ammirevole nella mission a “breve termine”, ovvero quello di poter curare diverse malattie cerebrali arrivando fino a sostituire arti mancanti tramite la robotizzazione, la stessa idea vista come mission “a lungo termine” può far discutere: lo scopo è quello di evolverlo in qualcosa che permetta all’uomo di raggiungere la simbiosi con l’intelligenza artificiale, arrivando all’idea di potersi connettere al Cloud di Internet tramite la mente: è la creazione, vera e non nella fantascienza, dei cyborg, organismi bionici al confine tra uomo e macchina. Per quanto riguarda la colonizzazione di Marte, invece, se da una parte la ricerca di un pianeta B per la salvaguardia della nostra specie può essere considerato rasserenante, meno tranquillizzante è il fatto di sapere che abbiamo quasi distrutto il pianeta A (che non era solo ‘nostro’ bensì anche di altre specie); anche se di questo, Musk non è certamente il responsabile. Più facile indicare nella specie umana in generale il motivo per cui natura, pianeti e ora costellazioni stesse siano ormai bloccati nella rete affamata di progresso-regresso.

[m.p.][r.s.]