La colpa non è del virus: un sistema inefficiente. Opinioni

01.04.2020 – 11.27 – Coronavirus. Il quadro è complesso da comprendere nella sua totalità, perché l’emergenza sanitaria in Italia c’è, e i morti ci sono anch’essi. In Italia si sta assistendo, però, a una trista e misera guerra tra persone, giocata a colpi di denunce, violazioni della privacy, post inneggianti all’untore di turno e colpevolizzazioni dei ‘camminatori’ che sfiorano quelle a cui, da cittadini a tradizione cattolica quali siamo, in epoche diverse e scure venivano sottoposti i peccatori della nostra stessa cristianità. Il fatto è che sembrerebbe che la realtà sia molto lontana da quella a cui i media mainstream ci stanno cercando di rendere abbonati, e che oltre a un’emergenza sanitaria stiamo assistendo anche a un’emergenza di altro genere.

Di cosa stiamo parlando? Cerco di far luce tra i miei pensieri, dando per scontati un po’ di dettagli che tutti conoscono, altrimenti rischierei di dilungarmi davvero troppo. Sto parlando di numeri. Numeri che non sono chiari, che non sono completi, numeri parziali sulla base dei quali il governo italiano ha deciso di rinchiudere il singolo cittadino nella propria casa a tempo indeterminato; impedendo, senza certezze, la libertà di movimento garantita dalla nostra Costituzione, e sappiamo tutti di cosa stiamo parlando. Un paio di giorni fa, il sito del Sole 24 Ore ha pubblicato un articolo in cui si suppone che nel nostro paese il numero di contagi da Covid-19 possa essere in realtà fino a dieci volte maggiore rispetto al numero della conta attuale, fatto che alcuni tecnici stavano già ipotizzando da qualche settimana e opinione ora condivisa da molti medici e virologi. Che cosa vorrebbe dire? Significherebbe, se i numeri non sono un’opinione, che questo virus uccide molto, ma molto meno di quello che abbiamo visto nelle statistiche di queste settimane. Ne uscirebbe una letalità dello 0,46 % su scala mondiale, anziché del 4,6%, e teniamo conto che all’interno di questa percentuale sarebbero conteggiati anche una gran parte di casi di persone decedute con gravissime patologie pregresse: cosa che non rende meno tragiche le morti di ogni singolo individuo, sia ben chiaro, ma non rende pienamente giustificata nemmeno la dichiarazione di pandemia, con tutte le conseguenze che essa si porta appresso.

Che cosa sta succedendo davvero in Italia, quindi, dove – nella fattispecie in Lombardia – stiamo avendo numeri superiori persino a quelli dichiarati dalla Cina e dove anche gli operatori sanitari e socio-sanitari raccontano di una realtà da film fanta-orrorifico? Ebbene, l’emergenza sembrerebbe essere quella della nostra Sanità. Una Sanità pubblica ridotta all’osso nell’organico e negli strumenti dalla politica, a volte dalla corruzione, o comunque votata alla privatizzazione della stessa. Stiamo parlando di tagli del valore di 37 miliardi di euro negli ultimi 8 anni, per esempio, a giudicare dai dati disponibili. Quindi sì, l’emergenza esiste: esistono medici, infermieri e operatori socio-sanitari morti positivi al Covid-19, o morti di Covid-19. Esiste il personale sanitario sottoposto a turni massacranti in un ambiente di lavoro che non ce la fa a far fronte alla necessità di sufficienti posti in terapia intensiva; lavoratori spesso disperati e poco tutelati che si vedono morire davanti più persone di quelle che il virus davvero ucciderebbe se le condizioni fossero più eque.

Lo scenario, apocalittico, esiste, ma la colpa non è del virus. La responsabilità va piuttosto a una gestione che ha preferito tagliare i fondi al pubblico per darli al privato negli ultimi decenni; a un sistema di capitale che preferisce tenere aperte le fabbriche e le grandi industrie (persino quelle degli armamenti) e intabarrare in casa il cittadino qualsiasi, colpevolizzandolo in tutto e per tutto quando manifesta il dubbio, cerca il ragionamento, esterna insofferenza nei confronti del regime sanitario esistente. Tutto ciò condito da propaganda: è quella dei media, simile a un incessante e sfiancante lavaggio del cervello sullo stare perennemente in casa: a uscire si mette in pericolo l’altro. Impaurisce, terrorizza il cittadino comune, mette alla gogna ogni contro pensiero; dà la colpa al singolo anziché dire le cose come stanno, rivelando le proprie intemperanze e chiedendo con gentilezza e gratitudine anticipata a tutti di avere pazienza. Una comunicazione che non tiene assolutamente conto delle diverse realtà esistenti e che fa emergere una nuova lotta di classe tra chi non ha più nulla, e chi invece può trascorrere la quarantena tranquillamente dentro una casa con giardino, come una bella vacanza passata davanti a Netflix, condita da fantastiche grigliate all’aperto, con paga assicurata dal lavoro preesistente. Scompaiono, o si fa finta che scompaiano, situazioni di disagio sociale, di violenza domestica, di bambini autistici o diversamente abili, di persone con problemi psicologici o psichiatrici: vivono queste nuove imposizioni come un cappio al collo con conseguenze che ancora non vediamo. Una comunicazione che spinge alla delazione tra vicini di casa, una visione dove gli animali sono più importanti dei bambini (i bambini, il nostro futuro: in tutto e per tutto). Una propaganda che alimenta sé stessa, facendo sì che laddove non arriva un braccio armato, arrivi quello del vicino di casa, o dell’osservatore nascosto alla finestra. Una propaganda che, nell’unica visione offerta, dimentica la vera essenza della Scienza e della Democrazia: il dialogo.

Questo è ciò che vedo, questo è ciò che leggo quotidianamente sulle bacheche Social della gran parte delle persone, e ciò che sento uscire dalla maggior parte delle bocche arrabbiate: ‘state a casa’, ‘ne va della vita degli altri’, ‘egoisti’, ‘assassini’. La narrazione imposta sembrerebbe aver funzionato, dunque: di certo non ci fa accorgere che stanno accadendo un sacco di altre cose che potrebbero mettere a rischio il nostro futuro. La nostra privacy messa a nudo in nome della sicurezza: droni, intercettazioni delle nostre celle telefoniche, controlli nelle strade per limitare i nostri spostamenti. Una nuova povertà che porterà a situazioni di precarietà socio-economiche sempre più gravi; e infine, anche se decisamente non meno importante, un accrescimento di casi di disagio psicologico.
Ci son tante domande, ci son tante considerazioni da fare, tante altre ancora e credo che solo alla fine del tunnel forse ci sarà permesso di vedere la verità, analizzando i dati complessivi. E dico forse: ‘forse’, perché c’è anche chi lecitamente si sta chiedendo se torneremo mai a essere ‘liberi’ di spostarci dove e come vogliamo, di avere accesso a dati reali e non pre-manipolati da qualcuno, di manifestare la nostra opinione, di qualsiasi genere essa sia nel rispetto delle norme civili di base senza essere trattati da assassini ed egoisti. Una cosa è certa e deve arrivare forte e chiara: non tutte le menti sono soggiogabili, noi non siamo bambini. Non dobbiamo obbedienza cieca a nessuno, e siamo chiamati a continuare a essere liberi di esprimerci, di fare analisi, di dire la nostra opinione (magari anche sbagliando, perché no), di ragionare, di pensare con le nostre teste. Ma il pensiero critico deve rimanere libero. Perché l’altra emergenza a cui stiamo assistendo è quella democratica, e noi persone pensanti, tutti, siamo chiamati a risponderne.

[g.p.][foto Eric Gaillard/Reuters: drone sulla Promenade des Anglais, Nizza]