Coronavirus, Tarvisio e Confini: cosa succederà?

Come ben sappiamo, il Coronavirus ha investito la nostra Penisola senza molti preavvisi, cristallizzando molte attività e facendole sprofondare in un nuovo periodo di incertezza.
Negli ultimi giorni è giunta notizia dell’appello lanciato da Federalberghi del Friuli Venezia Giulia in merito ad un necessario “indennizzo per la montagna”.
Il virus è stato infatti un fulmine a ciel sereno che ha colpito proprio “nel pieno della stagione invernale, portando inevitabilmente un danno economico ingente” come sottolinea il Presidente di Federalberghi del Fvg, Paola Schneider.
Ma ci sono località montane che, più di altre, vivono questo lockdown con ancor più preoccupazione: ne è un esempio il polo turistico di Tarvisio.
Una realtà di Confine che, per lo più, vive di turismo proveniente dall’estero.
In una situazione così delicata sono molti gli interrogativi che sorgono giorno dopo giorno, ma uno in particolare attanaglia tutti i lavoratori delle zone turistiche di frontiera: quando riapriranno i Confini?

“Stiamo lavorando su vari fronti: innanzitutto è chiaro che la chiusura di tutti gli esercizi commerciali, di cui molti abituati a lavorare con l’economia di Confine, abbia portato a grandi preoccupazioni per il futuro – dichiara l’Assessore al Turismo del Comune di Tarvisio, Barbara Lagger – abbiamo quindi attivato una rete di solidarietà, stanziando 25mila euro come Comune, portando, in collaborazione con Caritas e Croce Rossa, la spesa alle famiglie in maggiore difficoltà”.
Parlando di rilancio del turismo, la questione saliente è appunto la possibile apertura dei Confini: “come Comune abbiamo fatto pressioni al Governo Centrale di Vienna, al Governatore della Carinzia Peter Kaiser e ovviamente al Governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, facendo presente le grandi preoccupazioni per l’economia di tutta la Valle”.

Un altro tassello interessante, riportato dal Comune di Tarvisio a queste realtà, è la strategia che la Repubblica Ceca vorrebbe adottare per incentivare il turismo, creando un corridoio preferenziale per andare in Croazia, passando per l’Austria.
Una sinergia tra i diversi Paesi che potrebbe rappresentare un punto di partenza anche per le nostre zone di confine.
“Abbiamo inoltre presentato alla Regione, insieme al Consorzio di promozione turistica e Federalberghi, una richiesta di 3 milioni di euro da spalmare su tutti gli hotel della montagna del Friuli Venezia Giulia, con una discriminante del 30 percento, ovvero il contributo dovrebbe essere pari al 30 percento delle perdite nette dei mesi di febbraio, marzo e aprile”.
“Desideriamo partire con una strategia incentrata sul turismo, impegnandoci a risanare tutta la sentieristica di fondovalle, dotandola di gruppi di panche per poter dare la possibilità ai turisti di pranzare all’aperto, cercando di coinvolgere alberghi e ristoranti per la realizzazione dei pasti”.
L’obiettivo è presentare la Valcanale come un’Oasi di Pace, ricca di spazi aperti dedicati al ricongiungimento dell’uomo con la natura.

Della stessa idea l’Assessore al turismo del Comune di Malborghetto, Alberto Busettini, che, sottolineando quanto sia complesso fare previsioni non avendo ancora idea di come si svilupperà la Fase 2, auspica che nei prossimi mesi “dove il distanziamento sociale avrà un ruolo, la montagna possa avere un valore aggiunto, poichè permetterà di avere una grande dispersione sul territorio, potendo stare all’aperto in sicurezza senza avere il rischio di grandi ammassi”.
Una peculiarità della zona che gli donerà sicuramente “una marcia in più” nei mesi a venire.
L’Assessore dichiara inoltre che anche in questo periodo restano attivi i contatti con i comuni oltre confine, sottolineando che “una volta riaperte le frontiere, lavoreremo assieme per recuperare la fiducia tra cittadini”.

Nel corso di questa raccolta di opinioni e impressioni sul presente e il futuro della Valcanale, abbiamo ascoltato anche alcuni punti di vista dei diretti interessati, ovvero gli imprenditori dei vari settori turistici del tarvisiano.

“Una grande disgrazia – esordisce Ilija Pejic, proprietario del Ristorante ‘Ilija golf club‘ – stiamo tutti passando dei momenti difficili, specialmente nel nostro settore: penso infatti che noi ristoratori, insieme all’ambito commerciale, siamo i più colpiti da questa emergenza e sarà difficile ingranare.
Viviamo in un luogo in cui la nostra sopravvivenza dipende dal turismo estero e dalle Seconde case, la speranza più grande è quindi la riapertura dei confini, perchè senza di essa saremo veramente a terra”.
Uno svantaggio che non investe solo Tarvisio, è infatti necessario ricordare che un discorso simile vale anche per gli stati a noi limitrofi, quali Austria e Slovenia: “Si ha una reciprocità, la nostra realtà è basata su un contributo continuo dedito allo scambio”.

Come introdotto da Ilija Pejic, un settore in profonda crisi è sicuramente l’ambito commerciale.
“Siamo in blocco totale: sono molte le perplessità che sorgono, sia per l’emergere di criticità nate dall’assenza di entrate, sia sulla questione confini – sostiene il commerciante tarvisiano, Salvatore Ciotola, rimarcando che “Sì, probabilmente dal 4 maggio si potrà usufruire del turismo intra-regionale, ma è chiaro che Tarvisio viva di un turismo per lo più straniero.
Durante la Stagione invernale c’è già stato un brusco arresto a causa dell’emergere del virus e ora si hanno forti incertezze e paure per la Stagione estiva, chiedendosi addirittura se valga la pena riaprire o meno l’attività in estate.
Tutte le misure precauzionali sono corrette, però è difficile comprendere come si potrà lavorare”.
Quello che quindi si auspica sono “delle indennità concrete per località come Tarvisio che risultano più svantaggiate a causa della chiusura dei Confini”.

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