Calcio e Covid19, l’esempio della Lega Pro e la vergogna del calcio d’élite

07.04.2020 – Mentre il calcio dei ricchi continua a ritenere indispensabile portare a termine la stagione e a non contemplare nemmeno la possibilità di una chiusura definitiva dei giochi per via della pandemia causata dal virus Sars CoV2 (con il presidente UEFA Ceferin arrivato addirittura a minacciare le federazioni di escludere dalle coppe europee i club di nazioni i cui campionati fossero stati conclusi anzitempo), i club di Serie C – contrariamente ai propri “fratelli maggiori” – sembrano aver compreso già da tempo la gravità della situazione e la necessità di anteporre agli interessi economici la salute pubblica.

MILANESE: SALUTE PRIMA DI TUTTO, NON CI SONO CONDIZIONI PER RICOMINCIARE

Mentre, infatti, tra i vertici delle istituzioni calcistiche e quelli dei club delle massime divisioni continuano a montare le polemiche e le minacce, in Serie C la maggior parte dei club ha ben chiara la situazione: tornare in campo per portare a termine la stagione in corso appare un obbiettivo irrealistico. Ne è consapevole l’Amministratore Unico dell’Unione, Mauro Milanese: “A questo punto è più opportuno concentrarsi per cominciare al meglio la prossima stagione – ha dichiarato qualche giorno fa il dirigente alabardato al quotidiano cittadino Il Piccolo – Non ci sono le condizioni per prospettare un ritorno in campo della serie C. Né sul piano etico e nemmeno su quello economico per non parlare della salute di tutti che sta al primo posto.”. Per il dirigente, dunque, tornare in campo, oltre a non essere una prospettiva realistica, non è nemmeno, comprensibilmente, una priorità, vista la situazione nella quale versa attualmente l’intero pianeta.

SERIE C COMPATTA SU SOSPENSIONE CAMPIONATO. MILANESE: INTERA CATEGORIA DA RIPENSARE

Quindi, le categorie più basse – così come le varie federazioni degli altri sport meno seguiti rispetto al calcio – paiono aver preso coscienza di questa situazione, al punto che dopo l’assemblea della Lega Pro dello scorso 3 aprile (svoltasi in videoconferenza) la maggioranza dei club ha chiesto al presidente Ghirelli di presentare di fronte alla FIGC e al Governo le istanze dei club, che ritengono impraticabile la ripresa dei campionati. Certo, sospendere i campionati significa perdere milioni di euro di incassi ed è comprensibile che nessuna società voglia rimetterci: ma, mentre tra i grandi club la perdita di incassi – a meno di alcune, gravi, eccezioni – non mette a rischio la continuità aziendale delle società stesse, in Serie C (dove la maggioranza dei club sopravvive grazie agli incassi del botteghino nei giorni delle partite) molti club, a causa di questa situazione, rischiano di scomparire. È proprio per questo che, come spiega lo stesso Milanese, questi mesi di stop andranno utilizzati per ripensare l’intera categoria rendendola più sostenibile sul piano economico. Ripensamento che, si potrebbe aggiungere, andrebbe esteso a tutto il sistema calcio.

L’amministratore unico alabardato, Mauro Milanese – Foto di Trivenetogoal.it

GAUTIERI: BISOGNA ESSERE REALISTI, NON CI SONO CONDIZIONI PER PRESERVARE SALUTE

Certo, il campo manca: lo stesso tecnico alabardato, Gautieri, lo ha rimarcato sempre dalle colonne de Il Piccolo. L’allenatore campano, però, ha aggiunto che “bisogna anche essere realisti. Non ci sono le condizioni per preservare, per quanto possibile, la salute di tutti e nemmeno si vede all’orizzonte un cambiamento tanto radicale della situazione.”. Giusto, pertanto, continuare a rimanere fermi. Anche se, ancora, ai massimi livelli non tutti lo hanno ben capito e qualcuno continua a reclamare un ritorno immediato in campo, quantomeno per gli allenamenti.

STIPENDI, MENTRE TOMMASI PENSA AGLI ATLETI DI SERIE A IN SERIE C IL PATTO PIANGE

C’è poi la questione stipendi dei calciatori, quella più spinosa: fino a questo momento, gli unici ad aver aderito volontariamente alla decurtazione dell’ingaggio sono stati gli atleti della Juventus, mentre per le altre società della massima serie si è dovuto attendere l’esito dell’Assemblea della Lega di ieri, che ha deliberato il taglio degli stipendi dei calciatori della massima serie per quattro mensilità (qualora non si ricominciasse a giocare) o due mensilità (nel caso in cui la stagione dovesse essere portata a termine), scatenando le furiose proteste dell’AIC, il sindacato dei calciatori presieduto da Tommasi, che ha aspramente criticato la delibera della Lega. Dimenticandosi, però, di tutti gli altri lavoratori sottoposti a riduzioni di emolumenti (ben più pesanti per chi percepisce stipendi con qualche zero in meno…). Tra coloro dei quali Tommasi pare essersi dimenticato ci sono proprio i calciatori delle serie minori (anch’essi legati al suo sindacato), colpiti rispetto agli atleti della Serie A in misura decisamente maggiore dalla crisi, dal momento che per molti di essi gli stipendi sono sufficienti appena per sopravvivere. Più cosciente di Tommasi sembra il tecnico dell’alabarda Gautieri: “Intendiamoci, se non si lavora nessuno pretende di essere pagato e penso che tutti siamo consci della situazione gravissima anche al di fuori del calcio.” ha detto il tecnico riguardo agli stipendi. Poi ha proseguito: “Bisogna però salvaguardare quelli che guadagnano di meno. Personalmente, pur di continuare a lavorare con questo gruppo, rinuncerei anche a più mensilità.” ha concluso l’allenatore partenopeo.

Carmine Gautieri, tecnico della Triestina – Foto di Trivenetogoal.it

DALLE DIVISIONI INFERIORI L’ESEMPIO: IL BENE DELLA COMUNITÀ PRIMA DEGLI INTERESSI DEL SINGOLO

Insomma, alla fine dei conti il calcio dei ricchi ha raccolto l’ennesima figuraccia e per l’ennesima volta ha dimostrato non soltanto di non avere a cuore la realtà che lo circonda, ma di non avere nemmeno la minima idea di cosa accada intorno a esso! Come se i milioni nei quali si crogiola facessero da barriera invisibile tra l’élite del calcio e la realtà. Al contrario, le serie inferiori – sin dall’inizio dell’emergenza – hanno dato una buona immagine di sé, sia a livello istituzionale sia nei singoli club che, per una volta (ma proprio quando era più importante) sono stati capaci di accantonare interessi personali, liti e conflitti interni, mettendo al primo posto il bene comune. Nozione, quest’ultima, che al grande calcio è del tutto estranea. E per l’ennesima volta i vertici del football nostrano hanno fatto il possibile per dimostrarlo.

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