Adolescenza e isolamento: come affrontare in famiglia l’emergenza?

21.04.2020 – 11.15 – L’adolescenza è sicuramente la fase della crescita più difficile e viverla ai tempi del Coronavirus può diventare una sfida. La chiusura delle scuole, lo stop alle attività sportive, la chiusura di tutti i luoghi di aggregazione ha cambiato radicalmente la quotidianità degli Under 18, che questo momento di stress emotivo e di isolamento lo sentono e lo vivono in modo particolare. La tempesta di emozioni che circonda i ragazzi in questo momento è l’oggetto delle domande che abbiamo rivolto alla dott.ssa Federica Parri, psicologa e psicoterapeuta. 

“I teenager, tra i 13 e i 18 anni, sono in una fase della vita in cui sentono di essere invincibili mentre il mondo attorno a loro gli sta dimostrando il contrario. E’ anche il periodo in cui le relazioni con i pari sono la cosa più importante del mondo, quindi è rilevante che i genitori sappiano che in questo periodo ci potrebbero essere delle regressioni nei comportamenti dei ragazzi facendoli tornare bambini: è normale, non bisogna intervenire attivamente al momento”.

“Ciò che consiglio ai genitori- continua la dott.ssa Parri – è fare una lista in base alle priorità del momento: salute, sicurezza, mantenimento del lavoro e le cose che loro ritengono prioritarie nella vita. Le priorità che avevamo prima devono andare ora in secondo piano come, ad esempio, il modo di vestirsi o la rigidità dell’orario di sveglia. Siamo tutti in un periodo di sofferenza, soprattutto i genitori vivono un carico di responsabilità notevole tra la gestione dei figli giornalieri e il resto delle incombenze. In famiglia è importante mantenere il dialogo e cercare di dividersi dei ruoli, chiedendo ai ragazzi di partecipare alle incombenze quotidiane anche piccole, come apparecchiare o sparecchiare la tavola, annaffiare le piante o spazzare il pavimento.

Inoltre è importante parlare con loro dei cambiamenti che stanno vivendo ma senza fare nessun terzo grado se loro non dicono nulla di sé stessi. Prima il genitore parla di lui, di come vive, se è preoccupato o impaurito, mostrando la propria emotività e sulla base di questo il ragazzo risponderà. Poi si può chiedere ai ragazzi di fare una lista dei propri interessi, delle cose che possono fare stando in casa: disegnare, suonare uno strumento, fare movimento, cose che a loro interessano, anche per distrarli da internet o da troppa televisione e per farli sentire attivi. Aggiungo che è importante fare un timing della giornata che tenga conto dei momenti della famiglia e quindi ogni membro della famiglia deve avere i suoi momenti di privacy e tranquillità; parlarne è fondamentale soprattutto per chi vive in una casa piccola.”

Come si può aiutarli a concentrarsi sullo studio?

“Per aiutarli è decisivo il dialogo con i genitori, senza insistere troppo perché c’è il pericolo di ricevere un rifiuto, quindi di avere l’effetto opposto. D’altra parte tutto è recuperabile. Siamo in un momento di allarme ed è inutile creare un clima iper stressato in famiglia perché uno non studia ed è meglio, secondo me, mantenere l’armonia familiare perché i problemi sono già tanti. I genitori non hanno potere su questo, se non provando con il dialogo e trovando quindi assieme un modo per aiutare i ragazzi a concentrarsi e organizzarsi nello studio. C’è anche da dire che ci sono famiglie con seri problemi, dove la situazione diventa esplosiva: nelle famiglie violente o dove non c’è dialogo, il virus è l’ultimo dei problemi e i ragazzi ovviamente non possono trovare la concentrazione. Un suggerimento può essere creare assieme un timing della giornata per l’organizzazione dello studio e dei compiti, inserendo un momento di condivisione familiare per gestire lo stress, l’irritazione e le cose che fanno arrabbiare in modo tale da non litigare l’uno con l’altro. La mamma può dire che è arrabbiata per la stanchezza, il ragazzo che lo è perché lo caricano di compiti o il padre perché c’è incertezza sul lavoro e così via. Parlare del proprio futuro, anche se incerto può aiutare, perché nonostante tutto questo ci sarà. Non bisogna dimenticare che l’armonia familiare viene prima di tutto”.

Nella fase due, i rapporti umani cambieranno molto rispetto al passato: nel merito come si possono aiutare gli adolescenti ad affrontare questo momento destabilizzante?

“Intanto ringraziamo che ci sono le piattaforme online, come Skype e Zoom, per mantenere le relazioni di amicizia. Si può parlare delle cose che li spaventano e che creano dolore, perché il non andare a scuola o fare sport son dei piccoli lutti che loro devono elaborare essendo cose che avevano e che hanno perso. Da qualche parte questo gli fa male quindi è bene che i genitori osservino come i ragazzi manifestano lo stress: si sa che lo stress si manifesta meno a livello fisico e, se se ne parla si può trovare una buona maniera di buttarlo fuori. E’ bene cercare di rassicurarli con buone parole: più i genitori sono ansiosi e disperati più i ragazzi lo saranno. Di rimando se i genitori riescono ad avere una visione positiva del futuro più i ragazzi assorbiranno questa positività. Un’idea è anche cercare di creare dei momenti di divertimento in famiglia per quanto possibile: giochi, film insieme.

La dottoressa Parri tiene dei seminari online gratuiti per migliorare il proprio benessere in quarantena ogni giovedì sera dalle 18 alle 19:30, tramite la piattaforma Zoom. Per partecipare basta inviare una mail a [email protected]