Trieste, i vecchi. La gestione delle situazioni di fragilità durante il Coronavirus

12.03.2020 – 18.34 – Che cosa viene fatto, in questi giorni di paura del virus, per gli anziani che a Trieste vivono da soli? Cosa succederà con la chiusura dei centri diurni per disabili? Queste, sostanzialmente, le domande che si pongono le persone che hanno visto sospendere da ieri mercoledì 11 marzo l’erogazione sull’intero territorio regionale dei servizi semi residenziali per persone con disabilità e per anziani non autosufficienti; di fatto, con il trasferimento non imposto ma in pratica adottato, di una parte delle responsabilità alle famiglie e ai figli, è stata ridotta anche l’assistenza domiciliare comunale.

La regione, tramite l’Assessore alle Politiche Sociali Carlo Grilli, ha comunicato che alle persone in condizioni di fragilità verrà garantita l’assistenza attraverso servizi domiciliari sostitutivi. Il servizio, che darà priorità agli anziani soli, a coloro che vivono ai piani alti e a chi è affetto da patologie e difficoltà evidenti, verrà attuato tramite segnalazione della Protezione Civile o tramite richieste d’aiuto poi verificate al numero 800 388 688 da lunedì a venerdì, dalle 09.00 alle 18.00 (per chi è più anziano di 70 anni e persone con difficoltà di spostamenti). In suddetti casi, il servizio sociale potrà dare una mano per commissioni di prima necessità, trasporto farmaci e servizi alla persona. Attivo anche il centro Caritas di Via Cavana per l’ascolto, a chiunque abbia bisogno o a chi è solo: 040-3185481. Non aiutano purtroppo le condizioni psicologiche degli anziani i continui messaggi d’allarme dei media, i passaggi della autovetture con gli altoparlanti (che, ai più vecchi, magari a chi ha un figlio lontano residente in un’altra nazione per lavoro, ricordano momenti dimenticati di coprifuoco di ottant’anni fa), o l’interruzione di un contatto diretto e umano con i servizi domiciliari, senza che sia stato attivato un servizio di assistenza psicologica e sociale espressamente pensato per loro e per questa situazione di crisi. “Stare a casa” senza nessuno, per chi vive da solo e ha una mobilità ridotta, può essere l’anticamera della depressione e del crollo nervoso. Per alcuni, chiudersi al buio, forse ad aspettare la fine, diventa terribilmente la prospettiva di un’uscita di sicurezza. Molti settantenni ancora autosufficienti e in grado di uscire davvero, escono: con il cane, per vedere il sole, cercando di rispettare le norme ma sfidando il rischio di contagio.

Per potenziare gli aiuti in ambito sanitario, è stato attivato un bando per assunzioni urgenti, che si può trovare a questo indirizzo http://bit.ly/bando110320, attivo durante la situazione di emergenza, per individuare personale da assegnare alle farmacie comunali ed alle strutture socio sanitarie. Gli interessati devono presentare apposita domanda secondo lo schema allegato all’indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Per quanto riguarda i disabili adulti, i centri diurni sono chiusi, ma sono attivi i servizi domiciliari e, anche nel caso di studenti disabili, conferma Grilli “sono stati attivati 320 servizi domiciliari per disabili più gravi al di sotto dei 18 anni”. Per quanto riguarda la situazione dei senza tetto, sembra sia sotto controllo nella zona triestina in quanto la disponibilità dei posti letto sussiste ed è attivo il piano “Emergenza Freddo”. Il presidio sanitario è attivo a fianco della Stazione Centrale di Trieste, dove il personale misura la febbre dei senza tetto, che poi vengono mandati nelle strutture adeguate. Alla Comunità San Martino al Campo in via Udine, considerata la situazione, i volontari sono stati invece mandati a casa: i senza tetto sono accuditi la sera e con le previste distanze di sicurezza. Purtroppo, durante la giornata non hanno un posto dove stare ed ora come ora è urgente la richiesta di di coperte, gel disinfettante e mascherine.

[m.p.][r.s.]

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