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giovedì, 26 Maggio 2022

I dimenticati che non possono dire #iorestoacasa: nascono #vorreirestareacasa e #nonlasciamosolonessuno

12.03.2020 – 12.29 – Partita dal premier Conte come decreto ministeriale e poi trasformata come hashtag su tutti social, la frase #iorestoacasa è diventata virale, ad indicare il dovere morale in questo periodo di restare a casa per evitare possibili contagi di Coronavirus. Purtroppo, però, ci sono alcune categorie di persone (e non) che non possono farlo, perchè una casa non ce l’hanno come ad esempio: i malati, le persone senza fissa dimora, i cani e gatti randagi. Le persone ammalate hanno una casa ma devono lasciarla per recarsi in ospedale ogni giorno, a causa di dialisi, terapie specifiche o chemioterapia. Sono persone fragili solo apparentemente: in realtà, dentro, sono forti il doppio degli altri perché devono affrontare la propria malattia, più quella potenziale. Un sistema immunitario debole è più soggetto al rischio di infezioni. [Dal sito AIRC: “Sebbene non vi sono indicazioni che un paziente oncologico sia più a rischio di infettarsi specificamente con Covid-19, il rischio aumentato vale per tutte le malattie infettive, non solo per questa inoltre ciò vale anche in presenza di immunosoppressione da chemioterapia.].

Una donna, Marta, confida a Tgcom24: “Avrei tanto voluto restare a casa oggi, invece la diciannovesima chemio mi aspetta. Vorrei tanto che questo post venisse letto da tutte quelle persone incoscienti che se ne vanno scorrazzando per l’Italia, annoiate di restare nelle loro abitazioni, magari sul divano a vedere la tv accoccolati con i figli. Oggi non posso neanche rannicchiarmi sulla poltrona perché devo stare super protetta con i calzanti, non ho toccato nulla da quando sono arrivata, ho il timore anche di guardare le persone negli occhi per paura che possano parlarmi. Ho paura di essere contagiata e che tutti i miei sacrifici fatti da un anno a questa parte vadano in fumo“. Continua dicendo: “Io voglio vivere. Quello che mi spaventa è che a differenza del tumore, in cui dovevo confidare nella volontà del Signore, nella medicina e nella mia forza, ora per sopravvivere devo sperare che milioni di persone non siano egoiste e superficiali. È una paura diversa, perché qui non posso lottare solo io, ma lo dobbiamo fare tutti. Per noi pazienti oncologici è tutto più difficile ora, non c’ è un solo bastardo a spaventarci ma ben due”.

Nei casi delle persone senza tetto, la situazione è critica più del solito in questo periodo: persone invisibili, i barboni, costrette a frequentare mense affollate. A denunciare per prima queste situazioni è stata l’associazione Binario95, il centro di accoglienza che si occupa della stazione Termini di Roma. “L’Istat parla di circa 50 mila persone senza dimora, di cui 7 mila solo a Roma” ha detto Alessandro Radicchi, fondatore di Binario95. Proprio da lui nasce il movimento #vorreirestareacasa. “Dobbiamo proteggere le persone senza dimora che ospitiamo e tutelare il lavoro dei nostri operatori – spiega Radicchi – Chiediamo alle istituzioni, comunali in particolare, di non lasciarci soli ed iniziare a pensare da subito alla possibilità di predisporre dei luoghi dedicati alla quarantena di chi una casa non ce l’ha. Ci sono delle strutture che potrebbero essere utilizzate, dobbiamo attivarle da subito, senza aspettare. Abbiamo fatto richiesta alla Regione e alla Protezione Civile ma devono essere i comuni ad attivarsi”. L’emergenza deve portare a rivedere il sistema di accoglienza, ripensare agli investimenti sull’housing all’importanza di centri più piccoli, al dialogo con il servizio sanitario nazionale. Al momento i senza tetto sono spaventati, senza possibilità di quel poco di socialità che avveniva nelle mense e nei centri diurni e con difficoltà nel seguire norme igieniche per loro inusuali. A Trieste la situazione dei senza tetto, al momento, sembra sotto controllo: è attivo il piano “Emergenza Freddo” e si ricercano, come in altre città, coperte, gel e mascherine.

In ultimo, non bisogna dimenticare gli animali randagi. Loro hanno sempre bisogno di una mano, soprattutto in questi momenti. Chi fa assistenza agli animali come deve fare, quindi? Coloro che accudiscono colonie feline o chi è volontario in un altro Comune può uscire? In questi casi, è importante sapere che l’autocertificazione è valida anche per coloro che hanno effettivamente bisogno di spostarsi nel proprio comune per indifferibili attività di tutela degli animali, salvaguardati dalla legge *(vedi fine articolo) che, se non svolte, causerebbero maltrattamento agli animali stessi pregiudicandone lo stato di salute o la vita. Chi deve sfamare animali in altri comuni può farlo ma è tenuto a specificare la causa dello spostamento nell’autocertificazione. Sta a discrezione dei posti di blocchi far passare o meno (in casi estremi di difficoltà si consiglia di cercare qualcuno che possa sostituirvi nel comune interessato). Da ciò è nato l’hashtag #nonlasciamosolonessuno . È stato inoltre attivato un front desk coordinato da Flavia Nigri Responsabile dell’Unità di emergenza LAV a Roma ([email protected] | 06.4461325) che opera in sinergia con la Presidenza dell’associazione e le Aree tematiche di intervento, quella animali familiari in particolare, per:

  • fornire informazioni riguardo alle misure restrittive emanate e alla gestione e accudimento di animali (siano essi di privati o sul territorio);
  • offrire aiuto di coordinamento logistico per situazioni di crisi;
  • raccogliere segnalazioni dalle Sedi locali LAV e garantire loro supporto e coordinamento, se necessario;
  • attivarsi nei confronti delle Istituzioni, sulla base di specifiche indicazioni, per garantire che la situazione non abbia impatti su colonie feline e popolazioni di randagi.

Nella zona di Trieste, si possono contattare per informazioni similari le Guardie LAV al 3713657573. Occorre aprire gli occhi ed aiutarsi a vicenda, quindi, a 360° una volta per tutte. L’emergenza Coronavirus sta portando in superficie tutto ciò che si faceva finta di non vedere. Sta a noi, ora, cambiare le cose una volta per tutte.

Michela Porta

* La legge tutela gli animali ed il loro diritto ad essere accuditi anche con il capo
IX bis del Codice Penale (articoli 544-bis e 544-ter c.p.) ed art 727 c.p..
Secondo la giurisprudenza (ex multiis, si veda Cassazione penale sez. III,
05/12/2017, (ud. 05/12/2017, dep. 25/01/2018), n. 3674), la mancata cura di un
animale di proprietà o di cui si ha comunque la responsabilità integra il reato di
maltrattamento di animali previsto dal Codice penale all’articolo 544 ter. Il reato
di maltrattamento di animali può commettersi sia mediante azione sia mediante
omissione, ad esempio lasciando patire la fame e la sete e il freddo agli animali
(Cass. pen. Sez. IV sent. 10820 del 18/11/75 – Pres. Leone) ed ancora “la
privazione del cibo sufficiente per una dignitosa condizione fisica (…) produce
nell’animale gravi sofferenze” (tribunale di Bassano del Grappa, Sent. n. 147/06
del 08/05/06 Est. Andreazza).

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