14.5 C
Trieste
giovedì, 29 Settembre 2022

Granbassi, Il Rossetti ed il teatro: quando si rialzerà il sipario?

28.03.2020 – 08.35 – Da quando, dagli ultimi giorni di febbraio, la rapida e repentina diffusione del Covid-19 ha spostato ufficialmente il suo “terreno di gioco” in Italia, facendo precipitare l’intero paese in una crisi che ha pochi precedenti, come tessere di un domino hanno inevitabilmente iniziato a cedere a catena i più disparati settori, vittime designate di un’emergenza e di una crisi che sarebbe riduttivo ed erroneo definire solamente sanitaria.
In Italia, sul piano temporale, uno dei primi settori ad aver accusato un forte e drammatico contraccolpo dovuto all’emergenza virus, al fianco di quello turistico, è stato sicuramente il comparto culturaleTeatri, cinema, musei, biblioteche, e più in generale i luoghi di cultura, sono stati infatti tra primi a chiudere i battenti per ragioni di sicurezza sanitaria, a seguito delle disposizioni del Governo del premier Giuseppe Conte.

La chiusura dei teatri fino a data da destinarsi, senza previsioni di riapertura almeno per quanto riguarda il breve periodo, in una città come Trieste dove il teatro è da sempre percepito come parte integrante della storia, della cultura e più in generale della vita del capoluogo, rispecchia, metaforicamente parlando, l’immagine di quella che ora sembra essersi trasformata in una città fantasma.
Una situazione, quella dei teatri, sulla quale, al pari degli altri settori messi in ginocchio dalla crisi attuale, è difficile fare previsioni future, stime o piani, proprio a causa dell’incertezza data dall’emergenza. Ne parliamo con Francesco Granbassi, presidente di uno dei più importanti e storici teatri della città, il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

La situazione, sia in ambito sanitario che legislativo, cambia in modo repentino, muta di giorno in giorno. In questo scenario in cui le previsioni per il futuro hanno poco spazio, cosa succede al Teatro Rossetti? 

“In questo frangente abbiamo lavorato nel tentativo di avere una riprogrammazione della maggior parte degli spettacoli. Ne abbiamo già spostati e poi nuovamente riprogrammati alcuni – con le conseguenti problematiche del caso per i nostri uffici. Alcuni spettacoli erano stati spostati ad aprile, ma poiché sarà molto improbabile, se non impossibile, prospettare una riapertura per quel periodo, sono già stati a loro volta riprogrammati.”

È già possibile fare una stima indicativa delle perdite economiche, o è ancora troppo presto?

“Sarà possibile farlo solo nel momento in cui ci sarà qualche certezza in più. Attualmente ci troviamo nella stessa situazione in cui si trova un po’ tutto il paese, in ogni suo comparto: stiamo navigando anche noi a vista. Per ora sappiamo quali sono le disposizioni, ma non abbiamo assolutamente modo di capire quando potremmo riaprire; non è al momento possibile fare un’effettiva stima delle perdite.”

Quando tempo pensa ci vorrà?

“Potremo farlo alla fine di quest’anno. Sarà il momento in cui dovremo capire quali e quanti saranno gli spettacoli che riusciremo a recuperare e quali quelli che saremo riusciti a mettere in scena. Solo a quel punto potremo avere un quadro del danno complessivo e delle perdite, e le conseguenze date da questa situazione d’emergenza.”

Pensa ci sarà la possibilità di recuperare alcuni spettacoli? In che modo?

“La stagione del Rossetti per il 2020-21 era per la maggior parte dei casi già stabilita; ora bisognerà innanzitutto valutare se ci sarà lo spazio per poter inserire l’anno prossimo alcune cose che non si sono potute fare quest’anno; anche in questo caso, è tutto un divenire continuo. Inoltre, quello che posso dire è che non escludiamo che parte della nostra stagione possa sfociare nella stagione estiva: attualmente è ancora solo un’ipotesi, ma l’idea sarebbe quella di proporre al nostro pubblico un momento, anche inedito, per poter mettere in scena e recuperare alcuni spettacoli. Con maggio, se le condizioni ce lo consentiranno, cercheremo di prolungare l’apertura del teatro; vedremo.”

Come si sta muovendo in questo momento il Rossetti, e più in generale il comparto teatrale, per far fronte al periodo d’emergenza? 

“Siamo in contatto costante con i teatri del nostro comparto che fanno parte della Fondazione Platea, e ci stiamo confrontando con il Ministero, al quale sono state da noi avanzate alcune richieste; ci troviamo ora ancora in una fase di trattativa. Abbiamo recentemente avuto una riunione con tutti i dirigenti degli altri teatri e produzioni italiane e le richieste che sono emerse sono molto precise.”

Quali sono le richieste principali?

“Prima fra tutte la possibilità di mantenere il finanziamento derivante dal FUS, cioè il Fondo Unico dello Spettacolo, invariato rispetto all’anno precedente, cioè la stessa quota del 2019 anche per il 2020. Ovviamente il non poter mettere in scena gran parte degli spettacoli per una stagione che può essere definita in qualche modo ‘decapitata’ rende impossibile rispettare i parametri che vengono richiesti.”

Sono state avanzate richieste anche per il sostegno a lavoratori e professionisti la cui garanzia di guadagno dipende proprio dall’attività dei teatri?

“Si, un’altra richiesta è proprio quella di avere un fondo straordinario per far fronte alla crisi, con la richiesta di tutele – che si stanno accordando – anche nei confronti dei lavoratori. Il mondo della cultura, e nello specifico il mondo teatrale, dal punto di vista lavorativo è un mondo fragile; penso naturalmente a chi lavora in maniera strutturata all’interno del teatro, quindi agli uffici ed ai tecnici, ma penso anche a chi di teatro vive in altro modo, come ad esempio gli attori, che sono molto spesso la parte più delicata. Vengono quindi chiaramente richieste tutele anche nei loro confronti perché esiste un mondo, fatto anche di grandi attori, che non hanno la garanzia salariale a fine mese.”

Molti teatri e musei si sono attrezzati per proseguire, almeno in parte, le proprie attività via Internet. Avete in serbo anche voi qualche iniziativa di questo tipo?

“Ci abbiamo pensato, e saremmo anche pronti a partire, ma devo dire che l’offerta messa attualmente a disposizione da molteplici canali è talmente ampia che forse si rischierebbe di andare a sovrapporsi in maniera quasi eccessiva. Inoltre, io ho un mio personale concetto: il teatro è bello quando lo si vede a teatro, quando si è a contatto con gli attori e si ha al proprio fianco il resto del pubblico, quando si può godere del teatro ‘dentro al teatro’. Per me anche solo varcare l’ingresso del Rossetti è già un piacere, con le luci che si accendono e il soffitto che s’illumina: è tutto un mondo che non può essere riproposto allo spettatore in modalità telematica, non lo si può riprodurre, né, purtroppo, far rivivere.
Quindi il mio pensiero è cercare veramente di tornare a vivere il teatro il prima possibile, dando sempre priorità alla sicurezza ovviamente”.

Passata l’emergenza sanitaria, quale sarà secondo lei l’elemento cruciale che consentirà al settore teatrale un’effettiva ripresa?

“Per noi e per tutto il comparto teatrale nel suo complesso il pubblico è una delle risorse principali: fondamentale sarà quindi riuscire a tornare ad una situazione, oltre che di sicurezza reale, anche di sicurezza percepita. Nel momento in cui vi sarà il ritorno ad una situazione di ‘normalità’, importante sarà infatti che siano gli stessi spettatori, in primo luogo, a percepire il cambiamento. Per una città come Trieste questo è fondamentale, perché significherebbe riavere il proprio pubblico, che è alla fin fine la linfa più importante per il teatro. Quello triestino poi in particolare è un pubblico straordinario, che ci viene invidiato da tutta Italia”.

Qual è il messaggio del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia ai suoi spettatori?

Francesco Granbassi
Francesco Granbassi

“Abbiamo lanciato l’hashtag #theshowwillgoon che vuole essere un messaggio di fiducia nel mondo teatrale, nel teatro e nel mondo dello spettacolo dal vivo in particolare. Ispirandoci e mutuando un po’ il noto motto ‘The show must go on’ abbiamo voluto rivolgere un messaggio di speranza che guardi al futuro, affinché tutto possa riprendere il prima possibile e ancora meglio di prima. Vorrei fare un ringraziamento a tutti quelli che stanno lavorando in questo momento e all’intero sistema teatro in genere, che si sta trovando unito e che sta cercando anche nuove strade, per un futuro che in questo momento appare incerto: il mio è quindi infine un messaggio di speranza e di fiducia verso un futuro che dovrà tornare luminoso al prima”.

[n.p.]

spot_img
Avatar
Nicole Petruccihttps://www.triesteallnews.it
Giornalista iscritta all'Ordine del Friuli Venezia Giulia. Direttrice responsabile

Ultime notizie

spot_img

Dello stesso autore