Coroneo, la protesta dei detenuti: “Gruppo circoscritto”, situazione più tranquilla

11.03.2020 – 17.37 – Situazione più tranquilla, in questo momento, nella casa circondariale di Trieste in via del Coroneo, dove un gruppo di detenuti ha dato il via ieri a una protesta inizialmente direttamente associata a quanto accaduto in altre carceri italiane come quelle di Rieti, Modena e San Vittore. La sommossa nel carcere di Trieste è stata messa in atto da parte di un numero limitato di persone, un gruppo circoscritto che risulta essere stato già precedentemente protagonista di comportamenti non solidali.

“La direzione carceraria, assieme agli operatori”, spiega l’avvocato Elisabetta Burla, garante per i diritti dei detenuti di Trieste, raggiunta telefonicamente, “aveva già comunicato i probabili disagi e la conseguente sospensione delle visite e delle attività sociali e formative a seguito del Coronavirus, quindi la maggior parte di loro non ha protestato, ma ha anzi compreso. La direzione è già intervenuta aumentando la frequenza delle telefonate a disposizione dei detenuti a 1 al giorno (precedentemente, era di 1 la settimana) e aggiungendo nella casa circondariale una seconda postazione dalla quale è possibile utilizzare Skype”. “Abbiamo cercato”, ha aggiunto Burla, “di far arrivare più informazioni reali e verificate sulla crisi portata dal Covid-19 a chi si trova all’interno della casa circondariale, in modo che non giungano messaggi allarmistici o diversi dalla realtà, anche per permettere ai detenuti di sapere con esattezza che cosa è accaduto nelle altre carceri, il perché delle morti che ci sono state e la prevenzione e rischi effettivi per i loro cari per quanto riguarda il virus. Come si può immaginare, non è facile, per chi si trova all’interno del carcere, capire quello che succede fuori: oltre alle visite dei familiari sono state infatti sospese anche le attività d’incontro e di volontariato. I detenuti si trovano quindi di colpo senza un punto di contatto diretto con l’esterno”. I familiari e le persone che desiderano mantenersi in contatto con i detenuti devono comunicare il loro indirizzo email alla direzione carceraria, in modo che possa essere preventivamente autorizzato; stanno venendo inoltre ricaricate le tessere che permettono le comunicazioni telefoniche. Proprio su questo tema esiste una criticità particolare, quella delle persone che vivono in uno stato di indigenza e quindi non hanno denaro per la ricarica: si sta cercando, per loro, di aprire un fondo di solidarietà che consenta un livello di comunicazione perlomeno minimo. “Di grande importanza”, conclude Burla, “sarebbe poter avere accesso, in questo momento, il più possibile alle misure alternative alla detenzione”.

[r.s.]

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