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lunedì, 15 Agosto 2022

Coronavirus, quando sta a noi ricavare dei vantaggi da una situazione negativa?

19.03.2020 – 22.08 – È indubbio che la situazione dopo il Coronavirus, quando sarà passato, sarà molto delicata. Tralasciando le precisazioni, ovvie, che sottolineano l’impatto negativo sul mondo, e il bisogno di sapere com’è nato questo virus, la domanda che possiamo farci è: c’è qualcosa di positivo? Igor, nel celebre “Frankenstein Junior”, diceva: “Potrebbe andare peggio, potrebbe piovere”. Molti ironizzano ora su questa frase trasformandola in “Potrebbe andare peggio, potrebbe non funzionare internet”. Ma davvero sarebbe un male?

Alcuni consigli molto utili arrivano da Raffaele Morelli, psichiatra e psicoterapeuta italiano: “Bisogna spegnere i computer, la tivù, e smettere di controllare tutte le notizie che ci fanno concentrare sul virus, sulla paura. Questo perchè ora, accanto all’epidemia del virus, avremo anche un’epidemia psichica, nata dallo stress e dall’ansia”. Morelli consiglia di mettere un freno a questa smania di sapere, di stare in allerta ogni ora per controllare il bollettino di morti e di guariti: può finire per peggiorare le nostre difese immunitarie che, come sottolineano Morelli e i medici referenziati, si rafforzano invece stando all’aria aperta, a contatto con la natura. “Ascoltiamo musica, cantiamo: via libera ai flash mob musicali come ‘Io suono da casa’, aiutano a sentirci uniti in modo sano. Piantiamo un seme. Stando lontani dalle folle e rispettando le regole, ovviamente, ma stare all’aperto fa bene. La luce naturale è un farmaco potentissimo”. L’invito, che male si sposa con il “dovete stare a casa!”, è quello di copiare noi, questa volta, dai bambini: “Loro imparano in cinque minuti le regole base: non bisogna toccarsi, o baciarsi, bisogna lavarsi le mani. Bene. Poi si mettono a giocare. Stop. Bisogna uscire dall’idea che c’è il virus, solo il virus. Il panico non porta a niente”.

Cose che diventano più difficili, però, via via che la vite delle restrizioni gira; proviamoci lo stesso, rispettando le regole, come suggeriscono gli psicologi. E ora che siamo a casa, possiamo iniziare a leggere di nuovo libri, ma libri veri. Cose che possiamo toccare, piene di vita, che risvegliano ricordi. Una volta trovate le matite, se al supermercato riprenderanno a venderle, sottolineiamoli, prendiamo appunti ai lati, facciamo anche le orecchie d’asino alle pagine. Disegniamo. Scriviamo, imparando di nuovo a tenere in mano una penna. Facendolo, ci renderemo conto di quanto siamo dipendenti dalla tecnologia, di quanto la riflessione e il pensiero, fondamentali per la nostra evoluzione, siano rallentati, bloccati dai social network e dalla rivoluzione digitale. Confucio sosteneva la ciclicità della natura: “Yin e yang, maschio e femmina, forte e debole, rigido e tenero, cielo e terra, luce e oscurità, tuono e lampo, freddo e calore, bene e male: l’interazione di principi opposti costituisce l’universo”. Se l’opportunità per fermarsi a pensare venisse, dopo tutto questo, persa lo stesso, questo periodo non sarà realmente servito a nulla. Due riflessioni molto belle a riguardo.  La prima proviene da un video molto toccante che si trova su youtube, testo ed editing di Darinka Montico, voce di Giulia Chianese:

“Fermatevi. Semplicemente alt, stop, non muovetevi. Non è più una richiesta. È un obbligo. Io sono qui per aiutarvi. Questa montagna russa supersonica ha esaurito le rotaie. Basta aerei, treni, scuole, centri commerciali, incontri. Abbiamo rotto il frenetico vortice di illusioni e “obblighi” che ti hanno impedito di alzare gli occhi al cielo, guardare le stelle, ascoltare il mare, farti cullare dai cinguettii degli uccelli, rotolarti nei prati, cogliere una mela da un albero, sorridere a un animale nel bosco, respirare la montagna, ascoltare il buon senso. Abbiamo dovuto romperlo. Non potete sostituire Dio. Il nostro obbligo è reciproco. Come è sempre stato, anche se, ve lo siete dimenticati. Interromperemo questa trasmissione, l’infinita trasmissione cacofonica di divisioni e distrazioni, per portarti questa notizia: non stiamo bene, nessuno di noi, tutti noi stiamo soffrendo. L’anno scorso, le tempeste di fuoco che hanno bruciato i polmoni della terra non ti hanno fermato. Né i ghiacciai che si disintegrano, né le tue città che sprofondano, nè la consapevolezza di essere il solo responsabile della sesta estinzione di massa. Non ci avete ascoltato. È difficile ascoltare essendo così impegnati, lottando per arrampicarsi sempre più in alto sull’impalcatura delle comodità che ti sei costruito. Le fondamenta stanno cedendo, si stanno inarcando sotto al peso dei tuoi desideri fittizi. Io ti aiuterò. Porterò le tempeste di fuoco nel tuo corpo, inonderò i tuoi polmoni, ti isolerò come un orso polare su un iceberg alla deriva. Ci ascolti adesso? Non stiamo bene. Non sono un nemico, sono un mero messaggero, sono un alleato, sono la forza che riporterà l’equilibrio. Ora ci devi ascoltare, stiamo urlando di fermarti! Fermati, taci, ascolta. Ora alzali gli occhi al cielo, come sta? Non ci sono più aerei. Quanto ti serve che stia bene per godere dell’ossigeno che respiri? Guarda un albero, come sta? Guarda l’oceano, come sta? Guarda i fiumi, come stanno? Guarda te stesso, come stai? Non puoi essere sano in un ecosistema malato. Fermati. Molti hanno paura adesso. Non demonizzare la tua paura, non lasciarti dominare. Lascia che ti parli, ascolta la sua saggezza. Impara a sorridere con gli occhi. Ti aiuterò, se ascolti. Firmato: Coronavirus”

La seconda è della psicologa Francesca Morelli:

“Credo che il cosmo abbia il suo modo di riequilibrare le cose e le sue leggi, quando queste vengono stravolte e condivido con voi alcune riflessioni. Il momento che stiamo vivendo, pieno di anomalie e paradossi, fa pensare. In una fase in cui il cambiamento climatico causato dai disastri ambientali è arrivato a livelli preoccupanti, la Cina in primis e tanti paesi a seguire, sono costretti al blocco; l’economia collassa, ma l’inquinamento scende in maniera considerevole. L’aria migliora; si usa la mascherina, ma si respira. In un momento storico in cui certe ideologie e politiche discriminatorie, con forti richiami ad un passato meschino, si stanno riattivando in tutto il mondo, arriva un virus che ci fa sperimentare che, in un attimo, possiamo diventare i discriminati, i segregati, quelli bloccati alla frontiera, quelli che portano le malattie. Anche se non ne abbiamo colpa. Anche se siamo bianchi, occidentali e viaggiamo in business class. In una società fondata sulla produttività e sul consumo, in cui tutti corriamo 14 ore al giorno dietro a non si sa bene cosa, senza sabati né domeniche, senza più rossi del calendario, da un momento all’altro, arriva lo stop. Fermi, a casa, giorni e giorni. A fare i conti con un tempo di cui abbiamo perso il valore, se non è misurabile in compenso, in denaro. Sappiamo ancora cosa farcene? In una fase in cui la crescita dei propri figli è, per forza di cose, delegata spesso a figure ed istituzioni altre, il virus chiude le scuole e costringe a trovare soluzioni alternative, a rimettere insieme mamme e papà con i propri bimbi. Ci costringe a rifare famiglia. In una dimensione in cui le relazioni, la comunicazione, la socialità sono giocate prevalentemente nel “non-spazio” del virtuale, del social network, dandoci l’illusione della vicinanza, il virus ci toglie quella vera di vicinanza, quella reale: che nessuno si tocchi, niente baci, niente abbracci, a distanza, nel freddo del non-contatto. Quanto abbiamo dato per scontato questi gesti ed il loro significato? In una fase sociale in cui pensare al proprio orto è diventata la regola, il virus ci manda un messaggio chiaro: l’unico modo per uscirne è la reciprocità, il senso di appartenenza, la comunità, il sentire di essere parte di qualcosa di più grande di cui prendersi cura e che si può prendere cura di noi. La responsabilità condivisa, il sentire che dalle tue azioni dipendono le sorti non solo tue, ma di tutti quelli che ti circondano. E che tu dipendi da loro. Allora, se smettiamo di fare la caccia alle streghe, di domandarci di chi è la colpa o perché è accaduto tutto questo, ma ci domandiamo cosa possiamo imparare da questo, credo che abbiamo tutti molto su cui riflettere ed impegnarci. Perché col cosmo e le sue leggi, evidentemente, siamo in debito spinto. Ce lo sta spiegando il virus, a caro prezzo.”

[m.p.]

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