Porto Vecchio, Italia Nostra tutela il “dimenticato” quartiere FORD

05.03.2020 – 12.40 – Correva l’anno 1923, quando Henry Ford, presidente del colosso americano produttore delle automobili, scelse Trieste e nello specifico quanto oggigiorno è il Porto Vecchio per insediare la sua prima fabbrica in Italia. Lo stabilimento si snodava tra i magazzini 27, 27b, 28, 31, 32, 33 e l’edificio 133; la nuova “FORD MOTOR COMPANY D’ITALIA” trovava così un terreno eccellente per la propria attività industriale, perché il Porto era ben attrezzato dai tempi dell’Austria con piattaforme girevoli e una rete ferroviaria interna.
Un segno incoraggiante per una città fuoriuscita dal conflitto mondiale spopolata e nel pieno della recessione; tuttavia, dopo soli sei anni di attività (1929), la fabbrica venne chiusa “per superiori motivi d’interesse nazionale”, come recitò il telegramma del Duce.
Il regime non tollerava industrie che non fossero nazionali; specie di successo, specie a Trieste.

Proprio questo patrimonio, ancora conservato nel Porto Vecchio, è emerso durante gli ultimi lavori del Comune di Trieste, nell’ambito della preparazione a ESOF2020; in quest’ambito l’associazione Italia Nostra sezione di Trieste ha svolto un sopralluogo congiunto. Erano presenti la Soprintendente di Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia Simonetta Bonomi, l’assessore del Comune di Trieste Giorgio Rossi, i dirigenti di settore Enrico Conte e Giulio Bernetti, e ovviamente l’ideatrice, la presidente di Italia Nostra Trieste Antonella Caroli e il segretario della sezione Bruno Ricamo.

Nell’ambito della storia della FORD – di respiro internazionale e pertanto di forte interesse turistico, non solo “locale” – sono di particolare interesse la rimessa storica ferroviaria, la vecchia stazione, il magazzino 27b e il quartiere Ford (edifici n.133 e magazzini n.32 e n.33). Nel corso del sopralluogo sono stati ritrovati tra gli scarti di cantiere anche una colonna d’acqua di alimentazione ferroviaria e i due pali della prima linea elettrica di Trieste.

Italia Nostra sezione di Trieste si muove ormai da oltre vent’anni per la tutela del Porto Vecchio; un impegno tradottosi in un masterplan presentato al Mibact di Roma nel 2013 e nel 2018; senza considerare l’impegno per l’apposizione dei vincoli alle strutture portuali.
Ancora nell’agosto 2001, infatti, 21 edifici storici erano stati tutelati con vincoli diretti dalla Soprintendenza per i BAAAS e altri 32 edifici sottoposti a vincolo indiretto (art.2 del D. Lgs. 490/1999).

Il sopralluogo ha ora permesso di individuare altri edifici meritevoli di tutela; prima che vengano spianati dalle ruspe dei cantieri.
Un esempio, secondo Antonella Caroli, come sia necessario, “prima di una demolizione o trasformazione, conoscerne la storia e capire con “quale edificio si ha a che fare.”
“Prima di tutto viene il rispetto della storia, – ha ammonito la Caroli – come già accaduto a Londra, Amburgo e in tante altre città-porto e poi, a seguire, gli interventi di riqualificazione.”

Il magazzino 27 b, nello specifico, ha un linguaggio architettonico molto “forte”, con all’interno il sistema Hennebique e, nella facciata posteriore, i caratteri stilistici della Wagnerschule. Secondo Italia Nostra, potrebbe diventare una possibile sede museale per valorizzare la storia dei trasporti locali, dai tram, agli autobus, ai filobus, altrimenti destinati ad ammuffire negli hangar della città.

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Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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