10 C
Trieste
sabato, 10 Dicembre 2022

Foiba di Basovizza. Nel ricordo, un giorno normale

14.02.2020 – 10.51 – Basovizza, la foiba. “What to see there? Not much. The main monument consists of a big concrete slab clad in rusty metal, so that it actually looks like a big steel plate, that covers the actual shaft below. A symbolic crane structure rises above it, topped by a black Christian cross. So you won’t miss all that much if you don’t go and see this small exhibition”. Peter Hohenhaus, blogger e scrittore tedesco autore di questo commento sul monumento della Foiba di Basovizza (che, tradotto in maniera molto veloce, suona: “Che cosa c’è da vedere? Una lastra di cemento con sopra una simbolica gru e una croce cristiana. Se non ci andate, non perderete molto”), è già stato più volte al centro di critiche per le recensioni (di cui si assume la responsabilità) che pubblica sul suo sito dedicato al ‘dark tourism’, ovvero viaggi in luoghi in cui protagonisti furono lo sterminio, la paura, la repressione (c’è di tutto, sul web). La riflessione su come il monumento in ricordo delle vittime sia, fuori dall’Italia, quasi sconosciuto, con le ricerche Google che restituiscono pagine e pagine di polemiche politiche e pochi documenti storiografici veramente approfonditi e accurati, può fermarsi qui.

Foiba di Basovizza: inghiottitoio carsico naturale. Trasformato in un pozzo minerario scarsamente o per niente fruttuoso, fatto scavare dalla società Skoda all’inizio del secolo scorso nelle vicinanze di Trieste, su quel terreno selvatico che sia i triestini che gli slavi, vissuti fianco a fianco per secoli prima delle tragedie del Novecento, conosco bene e hanno imparato ad amare: aspro, come il vino che qui si beve. Comoda fossa comune per un numero imprecisato di persone morte direttamente per mano dell’esercito agli ordini di Josip Broz, ‘Tito’, o mentre sotto custodia della sua polizia segreta, nelle carceri: valutazione di 250 metri cubi di corpi umani fra militari e civili italiani e tedeschi, gettati durante la guerra e a guerra già finita, ma non si sa bene. Poi fu buttato, dai partigiani, anche dell’esplosivo, e parte della cavità crollò. Morti nelle foibe, fra 3000 e 5000; profughi dall’Istria e dalla Dalmazia, fra i 250mila e i 350mila. Quasi sicuramente non fu un genocidio programmato; non ne ha le caratteristiche, gli storici ne parlano da molto. Quasi sicuramente fu una politica etnica ben precisa: quella di Tito a favore degli slavi inclusa l’espansione a nordovest – fino a Trieste, Gorizia e Udine – che includeva attentati, paura e intimidazioni. Nota anch’essa agli storici da tempo: era difficile parlarne, impossibile. Risposta a una politica precedente, fascista, di segno contrario che si espandeva a est? Materia, ancora una volta, per gli storici; nella certezza che i latini sulla costa dell’Istria erano una presenza con una storia di secoli e secoli. E poi per Trento e per Trieste, contro l’Austria, e ancora di nuovo, non molti anni fa: fra fascismo, e comunismo. (Risoluzione 2019/2819) “Il Parlamento europeo: visti i principi universali dei diritti umani e i principi fondamentali dell’Unione europea in quanto comunità basata su valori comuni”

  • […] “considerando che quest’anno si celebra l’ottantesimo anniversario dello scoppio della Seconda guerra mondiale, che ha causato sofferenze umane fino ad allora inaudite e ha portato all’occupazione di taluni paesi europei per molti decenni a venire”
  • […] “considerando che in alcuni Stati membri la legge vieta le ideologie comuniste e naziste”
  • […] “considerando che, sebbene i crimini del regime nazista siano stati giudicati e puniti attraverso i processi di Norimberga, vi è ancora un’urgente necessità di sensibilizzare, effettuare valutazioni morali e condurre indagini giudiziarie in relazione ai crimini dello stalinismo e di altre dittature”
  • […] “considerando che, fin dall’inizio, l’integrazione europea è stata una risposta alle sofferenze inflitte da due guerre mondiali e dalla tirannia nazista, che ha portato all’Olocausto, e all’espansione dei regimi comunisti totalitari e antidemocratici nell’Europa centrale e orientale, nonché un mezzo per superare profonde divisioni e ostilità”
  • […] considerando che la memoria delle vittime dei regimi totalitari, il riconoscimento del retaggio europeo comune dei crimini commessi dalla dittatura comunista, nazista e di altro tipo, nonché la sensibilizzazione a tale riguardo, sono di vitale importanza per l’unità dell’Europa e dei suoi cittadini […]
  • […] considerando che gruppi e partiti politici apertamente radicali, razzisti e xenofobi fomentano l’odio e la violenza all’interno della società, per esempio attraverso la diffusione dell’incitamento all’odio online, che spesso porta a un aumento della violenza, della xenofobia e dell’intolleranza […]
  • […] condanna tutte le manifestazioni e la diffusione di ideologie totalitarie, come il nazismo e lo stalinismo, all’interno dell’Unione […]

È sembrata quasi una gara, fra Memoria e Ricordo; eppure, sono la stessa cosa. Basovizza, in un giorno normale, è così: il fianco, dolce, di una collina immersa nel sole. Senza cordoni e servizio di sicurezza, senza tende, senza fotografi e tivù e senza parcheggi nel bosco. Nel suo ventre riposano uomini e donne; vicini al cuore del mondo, come in molti altri paesi e in molte altre foibe, anche se non si chiamano così. Perché se l’uomo, nel bene, riesce più di ogni altro essere vivente, altrettanto fa nel male, e forse di più. Quando l’abisso verso il quale si protendeva guarda dentro di lui, come scrissero; quando è preda della convinzione che un uomo sia diverso dall’altro ed esista un ‘giusto ordine biologico’ delle cose. Una ‘bellezza biologica’ (c’è chi parla e scrive dei ‘canoni della bellezza biologica’: non sa quello che dice, o se lo sa è peggio), una ‘intelligenza superiore’. Niente Social, niente ‘Live from Foiba’ o diretta streaming, oggi. Basovizza è di nuovo se stessa. Fra gli alberi e il pietrisco, il silenzio; e, spesso, la passeggiata di due innamorati, un cane che corre libero, o più in là quattro ragazzi e un pallone. Per chi ricorda, ma non ama il clamore.

[r.s.]

spot_img
Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

Ultime notizie

spot_img

Dello stesso autore