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mercoledì, 17 Agosto 2022

Coronavirus, 1000 morti: cosa accadrebbe se si diffondesse in tutto il mondo?

11.02.2020 – 07.46 – Continuano le morti e le infezioni per Coronavirus in Cina, con 40mila e 235 casi confermati (3073 nuovi) e 1000 persone decedute; nelle altre nazioni del mondo, finora è stata confermata 1 sola morte con 319 infezioni (12 nuove) in 24 paesi. Sempre in questi giorni, con il suo picco stagionale l’influenza ha superato i 4 milioni 266mila casi in Italia. Il dottor Tedros Adhanom Gebreyesus, direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha messo in guarda la comunità internazionale nei confronti di un possibile aumento dei casi di Coronavirus negli altri paesi, dopo alcuni casi sospetti di trasmissione diretta. “Come ho spiegato ieri alla stampa”, ha scritto Tedros su Twitter, “la diffusione del nuovo Coronavirus 2019 sembra ora lenta, ma potrebbe accelerare. Il contenimento rimane il nostro obiettivo, ma tutte le nazioni devono utilizzare questa finestra di opportunità creata dalla strategia di contenimento per prepararsi al possibile arrivo del virus”. “Ci sono stati”, ha aggiunto, “alcuni episodi preoccupanti di trasmissione del nuovo Coronavirus 2019 fra persone che non avevano viaggiato in Cina. L’essersi accorti di un piccolo numero di casi potrebbe indicare una diffusione più ampia in altri paesi; in breve, potremmo stare vedendo solo la punta dell’iceberg. Rinnovo il mio appello alla solidarietà – umana, finanziaria e scientifica. Rinnovo il mio appello alla calma e alla condivisione delle informazioni con l’OMS in tempo reale”. Di fronte all’appello dell’OMS, l’ultima attività dei ‘ricercatori di notizie’ sul Coronavirus è stata però quella di mettere in allarme sulla percentuale di anidride solforosa contenuta nell’aria della Cina continentale, rilevata dal sito di previsioni meteorologiche Windy: queste percentuali mostrerebbero chiaramente, secondo ‘esperti’, che “i forni crematori sono all’opera 24 ore su 24 per incenerire i corpi delle persone morte a causa della malattia”. “Tutti i crematori sono al lavoro 24 ore su 24”; quindi, “le prove contro il governo cinese” starebbero “continuando ad accumularsi”. Non è però una notizia nuova: l’ ‘allarme sui crematori cinesi’ è già del 2 febbraio, 8 giorni fa, e le notizie ‘riservate’ sarebbero giunte da un ‘lavoratore’ identificato con l’uno o l’altro nome cinese di comodo; nessun riscontro ufficiale, però, per quanto riguarda l’informazione in sé, o sull’affidabilità delle fonti, e questo mentre i principali Social Network continuano una strenua lotta per cancellare le Fake News e bloccare gli innumerevoli Troll.

Come scrive il dottor Aaron Carroll sul “New York Times”, senza sottovalutare la situazione attuale (che non può che portare, purtroppo, fino a quando continueranno a esserci nuove infezioni, anche nuovi morti), ci sono forse cose più utili da fare che preoccuparsi, “come vaccinarsi contro l’influenza, e lavarsi le mani spesso e accuratamente“. Ed entrare nell’ordine di idee che questo tipo di virus, in una delle sue varie forme, è presente probabilmente da sempre. I Coronavirus umani, identificati per la prima volta negli anni Sessanta, sono attualmente sette, divisi in quattro gruppi principali; due di essi, il 229E e l’OC43 causano, da quando il mondo è mondo, il raffreddore, con continue reinfezioni nel corso della vita adulta e fra il 4 e il 15 per cento delle malattie respiratorie acute ogni anno, che può arrivare al 35 per cento in periodi di picco. L’NL63 colpisce tendenzialmente i bambini e si manifesta con riniti, febbri, bronchiti fino ad arrivare alla polmonite; l’HKU1 gli adulti, ed è associato di solito con la polmonite ‘di gruppo’, che si diffonde in comunità chiuse. I sintomi e le modalità di trasmissione sono tutti simili, così come l’origine, che è animale; e dagli animali sono arrivate anche le varianti più recenti: SARS, MERS e 2019-nCoV. Prima non c’erano? Non lo sappiamo; certamente, adesso viaggiare e comunicare, anche lungo la Nuova Via della Seta, è molto più facile. In viaggio sulla Via della Seta antica, i malati di polmonite sarebbero certamente morti ben prima di poter uscire dai confini della loro nazione, e i messaggi non avevano altro modo di viaggiare se non nella sacca di un cavallo o sulla zampa di un piccione. Per farci capire quanto sia facile comunicare oggi, è sufficiente confrontare il livello di panico e psicosi da 2019-nCoV con quello generato nel 2003 dalla SARS, tenendo a mente che 17 anni fa Facebook era ancora agli albori.

Fra SARS e 2019-nCoV, la SARS era meno contagiosa, ma più mortale, almeno guardando ai dati odierni; sradicare la SARS è stato possibile, e quindi è possibile che lo stesso accada anche con il Coronavirus 2019, per la tranquillità di tutti. C’è, però, una possibilità che il virus si diffonda davvero in tutto il mondo e diventi endemico: persistente e radicato nell’essere umano. Che cosa accadrebbe? Non moltissimo: torniamo ai dati dell’influenza, ricordando che nell’inverno del 2018, negli Stati Uniti, ci furono 80mila morti, il peggior dato americano in 40 anni. Se il Coronavirus 2019 dovesse radicarsi, per qualche anno terremmo alta la guardia; poi lo riterremmo normale, poi inizieremo a scordarcene e, una volta che il vaccino sarà pronto, a dimenticare di vaccinarci, o inizierebbe a circolare la notizia che il vaccino stesso è pericoloso e che è meglio non farlo. Più di un terzo delle persone che vengono colpite dagli altri Coronavirus umani non ci fa caso, a meno che la malattia non degeneri in qualcosa di più grave; e la percentuale di persone vaccinate contro l’influenza raramente supera, in Italia, il 65 per cento.

[r.s.]

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