Antenne e rete 5G, pericolose o no? Prove di laboratorio e fatti

21.02.2020 – 22.02 – Con la prossima transizione alla tecnologia di trasmissione cellulare del futuro, e la conseguente predisposizione di nuove antenne e superfici tecnologiche atte al suo uso, riappaiono i timori nei confronti dell’impatto delle radiofrequenze sulla salute: a Udine si attiva il comitato dell’Alleanza italiana Stop5G, e già da prima, per la tutela della salute della popolazione, sono stati chiamati in causa Arpa FVG, CRO di Aviano e Istituto Superiore della Sanità. Si riparla di cancro e rischi portati dalle radiazioni elettromagnetiche, di aumento della possibilità di tumore al cervello causato dalle alte frequenze e dalle microonde in particolare per quanto riguarda gli smartphone. Quanto pericoloso è il 5G, più in generale quanto rischiose sono le alte frequenze?

Da un punto di vista dei fatti e degli studi, non c’è ancora stata correlazione diretta e inequivocabile fra alte frequenze e problemi alla salute. La paura delle microonde è qualcosa che data piuttosto addietro nel tempo, fin da prima della comunicazione cellulare, e molte persone sono preoccupate ancora oggi dalle tecnologie emergenti. La parola ‘radiazione’ fa subito venire in mente le scorie atomiche e le centrali nucleari, e fin qui, tutto giusto, in quanto le stesse, se non correttamente contenute e dipendentemente dalla quantità, rappresentano un vero ed effettivo pericolo; in natura, però, esistono molti tipi di radiazioni, la maggior parte delle quali assolutamente sicure. Di fatto, nelle radiazioni siamo costantemente immersi: il sole, i raggi cosmici, la radioattività naturale presente persino nella frutta come quella delle banane, che contengono potassio attivo.

Come nel caso delle banane, c’è una forte differenza fra la radiazione sicura e quella pericolosa – per intenderci, quella del dopo-Chernobyl o di una macchina a raggi X. La radiazione pericolosa è definita ionizzante ed è caratterizzata da lunghezze d’onda superiori a quelle della luce ultravioletta (oltre i 400 nanometri), e frequenze altissime: raggi X e raggi Gamma. La radiazione ionizzante altera il DNA rompendo i legami molecolari, e questo può uccidere rapidamente (ad esempio distruggendo la capacità dell’intestino di rigenerare i villi, e quindi di assorbire sostanze nutritive) o più lentamente, causando tumori e cancro (anche se, attenzione: in molti casi non sarebbe l’esposizione immediata a causare il tumore, ma la permanenza nel nostro corpo di sostanze radioattive, e di conseguenza una esposizione più lenta ma costante). Le onde elettromagnetiche di frequenza più bassa delle ionizzanti, come quelle utilizzate nella telefonia cellulare, non hanno lo stesso tipo di effetto. Alcune di esse possono essere comunque dannose alla salute, in quanto producono calore se emesse a potenza molto alta: un forno a microonde può bruciare i cibi, però richiede potenze attorno ai 1000 Watt, mentre il limite di sicurezza per un telefonino è fissato negli Stati Uniti a 1,6 Watt di assorbimento per chilogrammo, e in Europa a 2 Watt. Sono limiti molto distanti da quanto serve per riscaldare il corpo umano, che richiedono test di laboratorio prima dell’approvazione alla vendita del dispositivo stesso, e sono assoluti. La gran maggioranza delle volte questi limiti non sono neppure lontanamente raggiunti, in particolare se tenete l’apparecchio lontano dal corpo e appoggiato su una superficie.

Sull’ipotesi che gli smartphone e i telefonini possano causare il cancro si è lungamente dibattuto, fino ad arrivare al 2011, anno in cui l’OMS ha inserito i dispositivi cellulari nella Classe 2B, ovvero ‘potenzialmente causa di cancro’: questo non significa che causino il cancro, perché, come si è sottolineato spesso nelle pubblicazioni specializzate, nella stessa classe ci sono cose come la foglia di Aloe Vera e la professione del pompiere. Il perché della classificazione di ‘potenzialmente causa di cancro’ sta nei test di laboratorio ovvero attualmente nella non totale possibilità di escludere l’ipotesi: nel test specifico, una popolazione di topi esposta già in utero alla radiazione GSM fino a 15 Watt per chilogrammo (come abbiamo detto, il limite di legge in Europa è fissato a 2), su tutto il corpo, 7 giorni la settimana, per 9 ore al giorno, per 2 anni, ha fatto rilevare la presenza di tumori in alcuni dei soggetti esposti. Nel mondo reale, non sarete mai esposti alla quantità di radiazioni usata nel test, quindi un’abbronzatura nel lettino UV sarà sempre molto più pericolosa di uno smartphone o di un Wifi. Il test stesso è stato preso come esempio da molte fondazioni statunitensi, fra le quali l’American Cancer Society, per sottolineare l’intrinseca sicurezza degli apparati piuttosto che il contrario. Anche il rapporto dell’istituto Ramazzini, spesso citato, che ha utilizzato esposizioni a potenze più verosimili e vicine a quelle alle quali un uomo o una donna potrebbero essere sottoposti ogni giorno, ha in realtà mostrato alcune discrepanze fra i risultati nelle popolazioni maschili e femminili di topi utilizzati, ed è stato ritenuto da più parti non ancora conclusivo da un punto di vista statistico.

Il timore che le alte frequenze causino il cancro proprio in quanto alte, sollevato già dagli anni Settanta come elemento pericoloso per la salute, si è rivelato in realtà esattamente il contrario: le alte frequenze sono meno dannose, non più pericolose, fin tanto che non si raggiunge il limite delle radiazioni ionizzanti. La pelle umana protegge da esse e le riflette: le onde ad alta frequenza hanno quindi meno probabilità di raggiungere il cervello umano rispetto a quelle a frequenza più bassa. Le frequenze molto alte della rete 5G vengono riflesse a un punto tale che già posizionare la mano sopra a un antenna è sufficiente a volte per bloccarne il segnale, cosa che si era già riscontrata con i primi dispositivi 3G messi sul mercato e che era stata un problema per i produttori. È tra l’altro proprio la capacità delle alte frequenze di rimbalzare quella che viene utilizzata per permetterci di parlare al telefono anche se siamo dietro l’angolo, mentre è il radar a frequenza estremamente bassa quello a essere capace di penetrare nel terreno, ad esempio per le prospezioni geologiche. Il 5G utilizzerà per la maggior parte frequenze fra 3,6 e i 3,8Ghz, e i 26,5 e i 27,5Ghz, quindi rimbalzerà sulla nostra testa, senza cucinarci minimamente il cervello; a rimanere molto più pericolose saranno le installazioni militari che ‘parlano’ con i sommergibili.

Per concludere con le statistiche, l’estensione della copertura delle reti cellulari e il numero di bande di trasmissione dedicate ad esso sono cresciuti in maniera rapidissima negli ultimi vent’anni, letteralmente circondandoci di onde: la messa in servizio della prima rete cellulare statunitense è del 1983, e trascorso questo tempo, se la radiazione relativa alla trasmissione fosse effettivamente molto pericolosa per quanto riguarda le probabilità di sviluppo di un tumore, qualche segnale dovrebbe già esserci in termini di aumento del numero dei casi: eppure, non se ne vede traccia. L’incidenza dei casi di tumore al cervello, in particolare, è rimasta uguale, mentre sono emerse alla luce inquietanti correlazioni ad esempio fra pesticidi e disturbi alla digestione, e carburanti fossili e malattie neurologiche.
L’ultimo dei dubbi, il più pernicioso: il 5G ci renderà sterili? Il calo, peraltro temporaneo, del numero di spermatozoi è stato collegato da più studi al calore: considerata la vicinanza al punto di ricezione o emissione necessaria per far aumentare il calore della parte esposta a un punto tale da diventare pericoloso per gli spermatozoi, occorrerebbe rimanere seduti per un certo tempo su un’antenna, o custodire per molte ore al giorno il cellulare non in tasca, ma da un’altra parte, poco pratica per l’estrazione. È una battuta, ma non distante dalla realtà; e anche qui, il problema non è la radiazione, ma il caldo prodotto ad esempio dalla batteria, che come si è visto in alcuni casi si può persino incendiare. Niente di tutto quanto abbiamo scritto sta a significare che proseguire negli studi sugli effetti delle radiazioni sul corpo umano non sia importante: imparare di più è sempre fondamentale. Attualmente, però, nessuno studio scientifico sulla tecnologia cellulare o sul 5G ci dice che essi non siano adatti all’uso pubblico. Nonostante questo, 180 scienziati hanno firmato un documento , nel 2017, nel quale chiedono di attendere ancora (non scrivendo che il 5G è pericoloso, ma riferendosi agli studi sui campi elettromagnetici non ionizzanti in generale, citando possibili danni anche sulle piante e sugli animali e richiedendo più informazione e regole e verifiche più precise, in particolare per la protezione delle categorie a rischio). Alle amministrazioni, e ai cittadini, le scelte.

[r.s.]

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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