21.02.2020 – 12.19 – “Mi raccomando, corri in farmacia a comprare la mascherina”. È quello che chiede al telefono mia madre, novant’anni, preoccupatissima. È molto agitata perché, per tutto il giorno, non ha fatto altro che sentir parlare alla televisione e alla radio di Coronavirus; è il giorno della paura in Lombardia, che si diffonde in Veneto. Bar deserti, inviti a restare a casa. Mascherina, peraltro, quella che mia madre chiede di poter indossare, che sarebbe praticamente inutile, e non è consigliata dai virologi se non a chi lavora in ambito sanitario o all’interno di condizioni di quarantena. Ma sembra inutile, a quanto pare, ripetere – come hanno fatto anche oggi le autorità regionali – che la situazione è pienamente sotto controllo e che le due cliniche di malattie infettive regionali del Friuli Venezia Giulia, a Trieste e a Udine, hanno monitorato finora venti persone, e tutte hanno dato esiti negativi; il tam tam che arriva dai media non si arresta. Le autorità sanitarie chiudono praticamente il telefono in faccia al giornalista che, sulle infezioni in Veneto, cerca maggiori informazioni: “Non c’è nulla da dire. Aspettate aggiornamenti”; come dargli torto. Quanto difficile è, il lavoro di chi lavora nella sanità e ha altro a cui pensare; la monetizzazione di un click pubblicitario su un articolo pubblicato online, del resto, è rilevante. È un mondo da migliaia e migliaia di euro in un solo giorno, se l’onda è quella giusta e la testata è importante; ed è qualcosa che tutti, nessuno escluso sottolineando il nessuno, può permettersi oggi di rifiutare. Se vuole lavorare nel mondo dei media. Diverso però è il modo in cui lo si fa: procurare allarme non è né permesso, né corretto da un punto di vista della deontologia di professione.
Del resto, il Coronavirus, prima o poi, molto probabilmente arriverà: che non accada mai, vista la tipologia di infezione, è molto difficile, e lo si sapeva da subito. Stiamo parlando di qualcosa che non ha rimedio (non esiste cura; il vaccino è ancora di là da venire e non sarà efficace al cento per cento), che è in pratica il virus del raffreddore in una versione più aggressiva arrivataci dagli animali selvatici e non da un laboratorio di ingegneria molecolare, che può essere combattuto con l’igiene personale e pubblica e che non colpisce un tipo di persona piuttosto che un’altra, soprattutto se guardiamo alla sua etnia. Le persone che guariscono da infezione portata dal Covid-19 sono superiori a quelle che ne muoiono e la percentuale di mortalità stessa è rimasta stabile fin dall’inizio, globalmente attorno fra il 2 e 2,3 per cento. Eppure, se gli studi condotti e pubblicati sia dall’OMS che dal CDC statunitense spiegano molto bene come ci sia stata una significativa differenza fra la provincia di Hubei, dove il virus è comparso e dove la mortalità ha raggiunto il 2,9 per cento, rispetto allo 0,4 delle altre provincie cinesi – una differenza di 7 volte – queste notizie sulla mortalità bassa sembrano essere relegate a fondo pagina, o completamente omesse. E ancora: la mortalità è di circa il 15 per cento fra gli anziani di più di 80 anni, che scende all’8 per cento nelle persone di dieci anni più giovani, poi all’1 e mezzo per cento e meno in quelle fra 50 e 59 anni, per arrivare allo 0,2 per cento nei malati fra 10 e 49 anni: si trovano, ogni giorno, situazioni molto peggiori negli ospedali di qualsiasi città, relativamente ad altre infezioni. Nessuna morte è stata riportata fra i bambini di meno di 9 anni. Il numero di morti fuori dalla Cina è stato fino a ieri di 8 in tutto il mondo; 2 a bordo della sola Diamond Princess, a lungo bloccata in quarantena, forse a causa del modo in cui la situazione è stata gestita e dell’isolamento stesso; i primi malati in Italia, i due turisti taiwanesi, stanno meglio, ma non se ne parla più.
Perché i casi di Coronavirus sono aumentati di colpo? Il 12 febbraio la provincia cinese di Hubei ha deciso di considerare le diagnosi in modo diverso rispetto a prima: gli individui che risultavano in precedenza negativi al test specifico, ma malati con gli stessi sintomi (che sono, è il caso di ricordarlo, quelli di un raffreddore o di un principio d’influenza) sono stati registrati come casi confermati; questo per poterli sottoporre a un trattamento standardizzato il prima possibile, per aumentare le possibilità di successo nel caso la malattia risulti successivamente proprio quella da Covid-19. Questa nuova modalità di registrazione ha fatto sì che, in un solo giorno, nella provincia di Hubei siano stati rubricati 14,8mila nuovi malati. Il Coronavirus se ne andrà con l’estate? Non lo sappiamo ancora. Si tratta di un virus respiratorio analogo a quelli stagionali, e quindi è possibile che con la primavera e l’estate le infezioni si riducano fino a quasi scomparire, ma non c’è certezza. E, come si è detto, come hanno detto i ricercatori e gli scienziati, Covid-2019 potrebbe diventare qualcosa di endemico, che vive assieme a noi e del quale finiremo purtroppo per non curarci così come non ci curiamo della vaccinazione contro l’influenza. Nessuna certezza, quindi, su quando l’espansione del virus si fermerà; mentre quali e quanti danni il panico e la psicosi da infezione stiano provocando, e come questa stia venendo utilizzata in modo strumentale persino su un piano politico e si stia risolvendo, nel mondo, in atti violenti e deliberati contro persone di etnia diversa o contro chi si è trovato, suo malgrado, esposto alle condizioni di quarantena, è sotto gli occhi di tutti. Quanti saranno i feriti, i ricoverati – o peggio – a causa della paura, non lo sappiamo ancora. Procurato allarme: sarebbe il caso, come reato, di chiunque desse origine ad una situazione di panico generalizzato che richieda l’intervento delle forze dell’ordine. Quanto distanti siamo?
[r.s.]


