22.1.2020 – 14:44 – Iniziamo dallo stato delle cose ad oggi: le autorità cinesi hanno identficato, a Wuhan, in Cina, città di 11 milioni di abitanti, un focolaio di un nuovo Coronavirus che è quasi certamente collegato ai ceppi precedentemente causa di SARS e MERS. Finora, questo virus ha contagiato circa 450 persone, con circa 300 casi già confermati come certi, e provocato 9 decessi; il focolaio d’infezione e i rischi appaiono essere inferiori, in termini di estensione e di percentuale di mortalità, a quelli del 2002 relativi alla SARS e soprattutto al successivo rischio portato nel 2012 e 2013 dalla MERS in Arabia Saudita e altri paesi del medio Oriente, passato sui media quasi in sordina. L’origine, a quanto sembra, con il ‘paziente zero’, potrebbe essere un mercato di pesce all’ingrosso, proprio nella città cinese.
Sono stati riportati nei giorni scorsi i primi casi anche negli Stati Uniti, con un residente a Washington come primo infetto, e circa 300 persone contagiate dal Coronavirus che è, in pratica, il virus del raffreddore comune – naturalmente in una variante molto, molto più temibile. È proprio perché si tratta di un raffreddore, che non esistono trattamenti specifici o cure, e l’infezione va lasciata fare il suo corso cercando di prevenire una degenerazione in altre condizioni ancora più pericolose. Il paziente di Washington dovrebbe essere entrato in contatto con il virus direttamente in Cina, stando alle verifiche fatte dal CDC (Center for Disease Control) sui suoi viaggi, passando per l’aeroporto di Seattle il mercoledì ma rivolgendosi al servizio sanitario solo la domenica, dopo aver accusato il malessere. Il CDC ha confermato che il virus si trasmette da essere umano a essere umano, però la realtà sembra più complessa: non più tardi di ieri sera, infatti, immunologi cinesi ed europei hanno sottolineato che, anche se la probabilità aumenta dopo gli ultimi casi ed è molto alta, non c’è ancora certezza assoluta, e che a trasmettersi potrebbero essere altri agenti patogeni sviluppatisi in persone già indebolite dal Coronavirus con il quale sono venuti in contatto in altro modo. Anche quale sia la reale infettività (la ‘potenza’) del virus resta un’informazione da confermare: si parla di 15 medici infettati nell’ospedale in Cina a partire da un solo malato, ma non c’è certezza, e i medici potrebbero essere stati esposti a infezioni da più fonti rendendosi conto solo successivamente della natura della malattia. Anche un cittadino giapponese, il 6 gennaio, ha avvertito i sintomi del Coronavirus ed è stato trovato positivo all’infezione; e anche in questo caso, si tratta di una persona che ha contratto il virus a Wuhan prima di tornare in Giappone, e che è stata ricoverata e poi dimessa all’inizio di questa settimana dopo il miglioramento delle sue condizioni. Dalla testimonianza che ha riportato, risulta che al mercato del pesce della città cinese si trovassero anche altri animali, come pollame, pipistrelli e marmotte; proprio dai pipistrelli potrebbe provenire anche questa volta il virus. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, comprensibilmente, ha comunque diramato un comunicato che raccomanda l’attenzione più elevata, in quanto altre persone provenienti da Wuhan potrebbero aver portato il virus in altre nazioni, come già accaduto per la Thailandia, che ha annunciato un possibile blocco dell’ingresso dall’estero compresi i turisti; finora, comunque, i casi sono in numero limitato e non c’è una situazione di pandemia. Il nuovo Coronavirus, denominato nCoV-2019, risulta quindi attualmente un pericolo non certo da sottovalutare ma inferiore al rischio SARS e MERS: quest’ultima aveva provocato un totale di 850 decessi in tutto il mondo, con una mortalità del 30 per cento.
La differenza che risulta più evidente fra il contagio di oggi e quello della SARS, risalente al 2002, è il modo in cui la Cina ha reagito: complice l’opportunità di dimostrare al mondo che i tempi, anche su questo fronte, sono cambiati e che il paese è all’avanguardia. Il presidente Ji Xinping ha immediatamente imposto priorità e minacciato di severe punizioni medici e ricercatori che dovessero trascurare la situazione, e il ritardo nella trasmissione delle informazioni alla comunità internazionale è stato ridotto. Quanto pericolosa sarà la nuova infezione, è una domanda che necessita ancora di risposta definitiva; gli scienziati non sono però, in questo momento, ancora particolarmente preoccupati, il nemico principale di questo gennaio resta un altro.
Nella prima settimana del 2020, negli Stati Uniti si sono ammalati d’influenza quasi 10 milioni di persone (2 milioni in Italia), con quasi 90mila ricoveri e quasi 5mila morti (1500 in Italia), fra le quali quelle di 32 bambini. Anche per l’influenza, oltre al vaccino non efficace in tutti i casi, purtroppo non esiste una cura. Per l’influenza, purtroppo, oltre il 75 per cento delle persone che si sono ammalate hanno riferito di non esser state viste dal medico del Servizio Sanitario Nazionale, ma di aver avuto una sindrome d’influenza o simile; e molti anziani, in particolare quelli che vivono da soli, hanno riscontrato difficoltà a ricevere la vaccinazione a domicilio in mancanza di informazioni chiare su come ottenere l’intervento di un medico per la vaccinazione stessa, che rimane il principale strumento di prevenzione. E stanno ancora aspettando: chi si rivolge alla farmacia, riceve risposta di sollecitare il medico di base. Per ridurre la trasmissione del virus, il Servizio Sanitario ha raccomandato le consuete, importanti misure di protezione personali: il lavaggio frequente delle mani (utilizzando in assenza di acqua saponi disinfettanti e gel alcolici), buona igiene respiratoria (coprire bocca e naso quando si starnutisce o tossisce, igienizzando o gettando poi i fazzoletti), isolamento volontario a casa delle persone con malattie respiratorie febbrili (in poche parole, se non stiamo bene, evitiamo di andare al lavoro o a scuola, specie nella fase iniziale), uso di mascherine da parte delle persone con sintomatologia influenzale quando si trovano in ambienti sanitari come gli ospedali e gli ambulatori. Evitando i luoghi troppo affollati.
[r.s.]


