02.102023 – 15.36 – Quale supporto possono fornire i Social Media nel caso di un disastro naturale? In apparenza poco, se non pochissimo; trionfa una babele di aiuti, informazioni contradditorie, video confusi. Informano, certo; e avvertono del pericolo in corso. Tuttavia, se correttamente indirizzati, i Social Media possono essere un supporto prezioso per chi opera nel campo dello studio dei disastri naturali. Nel caso in questione ci si riferisce ai terremoti, perché proviene dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) di Trieste uno studio pubblicato sull’International Journal of Disaster Risk Reduction dove si analizza come e quanto utilizzare i social come supporto alla propria ricerca scientifica.
Lo studio ha analizzato come, se correttamente indirizzati verso specifici canali e questionari, i social media possono essere strumenti preziosi per avere notizie fresche e in grandi quantità, purché vengano applicati criteri stringenti. I social media, in questo campo, offrono il proprio meglio quando vengono utilizzati in piena sintonia coi cittadini; l’ente scientifico fornisce le informazioni che i cittadini, spaventati dal vicino terremoto, ricercano e questi, a seconda delle proprie inclinazioni, trasmettono tramite questionario all’ente le proprie sensazioni. Se hanno sentito o meno la scossa, quanto a lungo, come e così via. Dati molto utili anche nelle fasi successive; basti pensare all’analisi di quali edifici meglio resistano ad un terremoto, grazie a dati forniti direttamente da chi ci vive e ne può sperimentare o meno l'(in)sicurezza.
In questo campo, ha ricordato lo studio, sono già attivi molteplici canali come l’iniziativa ‘Hai sentito il terremoto?‘ dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) a ‘Did You Feel It?‘ dell’U.S. Geological Survey e al ‘Last Quake‘ dell’European-Mediterranean Seismological Centre (EMSC). I dati raccolti vengono generalmente utilizzati per stimare l’intensità di un terremoto nella zona epicentrale e nelle aree in cui lo stesso è stato percepito.
L’OGS in tal senso ha avuto l’esperienza positiva – a livello di uso dei Social Media – del terremoto del 29 dicembre 2020, quando un sisma 6.4 devastò la cittadina di Petrinja, in Croazia. I triestini avvertirono distintamente la terribile scossa e si riversarono sulla pagina Facebook dell’OGS che, a propria volta, spiegò cos’era successo e propose a coloro che l’avessero voluto un questionario macrosismico. In poche ore furono compilati più di 9000 questionari, di cui circa 6000 da parte dei cittadini di Trieste; le informazioni così raccolte furono un utile ausilio per gli studi su come le scosse diffondono energia attraverso il suolo, raggiungendo anche lontane città quali Trieste.
“La sismologia è una delle aree scientifiche in cui i progetti di citizen science vengono spesso utilizzati con successo per condividere informazioni sui terremoti e raccogliere dati utili per la mitigazione del rischio sismico” ha commentato Angela Saraò, sismologa dell’OGS, precisando che “Le notizie riportate sui Social Media sui danni provocati dai terremoti possono essere utilizzate per identificare rapidamente l’impatto di un terremoto e guidare le operazioni di emergenza nel post- terremoto”.
[z.s.]



