19.01.2020 – 09.50 – La presenza della mafia nel Friuli Venezia Giulia è fissa, stabile; lo rivela la Relazione del Ministro dell’Interno sui risultati conseguiti nel 2019 dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA). La regione, d’altronde, non è da tempo più quell’isola felice immune alla criminalità; un primo avvertimento era già giunto dal procuratore nazionale, Federico Cafiero De Raho, a febbraio dell’anno scorso. Le ragioni sono molteplici, ma in linea di massima vanno ricondotte paradossalmente alla crescita economica del Friuli Venezia Giulia: i grandi investimenti, così come il fermento dei porti, specie di Trieste e di Monfalcone, hanno favorito un’infiltrazione dei gruppi mafiosi. Questi infatti vedono nei grandi progetti infrastrutturali la soluzione perfetta per un’infiltrazione nell’economia legale volta a riciclare il denaro sporco.
I casi susseguitosi nel 2019 confermano questa tendenza: dalle estorsioni a Trieste del clan dei Casalesi, allo sfruttamento lavorativo nei cantieri di Gorizia, alla presenza di ‘ndrangheta, camorra e clan dei Casamonica a Pordenone.
Senza dimenticare, andando indietro nel tempo, lo scandalo per la gestione dei Depositi Costieri di Trieste, la maxi truffa a Portogruaro ad opera del falso trader Gaiatto, le infiltrazioni nel settore dell’abbigliamento nella provincia di Udine.


