07.01.2020 – 16.05 – Da settembre gli incendi in Australia stanno continuando a devastare natura ed animali, portando la strage a dimensioni colossali con 25 vittime, oltre 6 milioni di ettari distrutti e quasi 500 milioni di animali morti.
Il Nuovo Galles del Sud, lo stato più popoloso dell’Australia, ha pagato il prezzo più alto, con 15 vittime e circa 1.300 case distrutte. Le fiamme hanno coperto un’area grande quasi il territorio della Danimarca, ovvero circa 40mila chilometri quadrati.
Se le cause degli incendi in sud America sono state imputate alla deforestazione, pare che in Australia la colpa sia da imputare al clima.
Non solo: in aggiunta ai problemi climatici di surriscaldamento del pianeta, sono appena state arrestate 183 persone con l’accusa di aver appiccato deliberatamente incendi boschivi negli ultimi mesi. In particolare, gli incendi dolosi sarebbero stati appiccati nel Nuovo Galles del Sud, a Queensland, Victoria, nell’Australia Meridionale e in Tasmania.
Un vero abominio se pensiamo (e vediamo dalle foto che si trovano online o dai telegiornali) a quanti animali, cuccioli di koala o canguri che hanno tentato di scappare invano, arsi vivi in quell’inferno.
La situazione ha inoltre provocato una forte contestazione al primo ministro conservatore Scott Morrison,che insieme ai governi precedenti guidati sempre dalla stessa coalizione, è accusato di non aver fatto nulla per la questione climatica in un Paese dove è molto forte e potente l’industria del carbone, al secondo posto tra le esportazioni del paese ed è utilizzato per generare quasi due terzi dell’elettricità. I volontari si sono rifiutati di stringergli la mano.
C’è chi parla di una terza guerra mondiale, quella dell’uomo contro la terra. David Bowman, professore d pirogeografia all’Università della Tasmania e direttore di un centro di ricerca sugli incendi,ha dichiarato alla rivista TIME: “L’intensità, la portata, il numero, l’ampiezza geografica, la simultaneità degli incendi e la varietà di ambienti che stanno bruciando sono tutte fuori dall’ordinario. Siamo in stato di guerra”.
Purtroppo, la maschera di cinismo dovuto a superficialità o paura di molte persone, che non fa altro che posticipare ed aumentare i problemi, prima o poi dovrà cadere e lasciare spazio alla consapevolezza e ad un cambiamento di pensiero e di vita, indispensabile per poter continuare a far respirare noi ed il nostro pianeta.
Ma cosa possiamo fare noi per aiutare, almeno in parte, l’Australia?
-Una donazione direttamente a Wires, la più grande organizzazione benefica senza scopo di lucro per il salvataggio e la riabilitazione della fauna selvatica in Australia.
https://www.wires.org.au/donate/emergency-fund
– Una donazione al Port Macquarie Koala Hospital che ha salvato e aiutato decine di koala che soffrono di gravi ustioni. L’ospedale utilizza le donazioni per installare stazioni di abbeveraggio automatiche nelle aree bruciate per aiutare la fauna selvatica alla ricerca di acqua e stabilire un programma di allevamento di koala selvatici per garantirne la sopravvivenza della specie.
https://www.koalahospital.org.au/act-now/donate
-Una donazione alla RSPCA nel Nuovo Galles del Sud che sta aiutando ad evacuare e salvare animali domestici e selvatici. https://www.rspcansw.org.au/bushfire-appeal
-Donare cibo o altri articoli e beni di prima necessità alla Food Bank Bushfire Appeal, l’unica organizzazione australiana autorizzata dal governo a fornire assistenza alimentare in caso di disastri naturali all’indirizzo: [email protected]
-Salvare i koala dell’Isola del canguro tramite donazione. La raccolta fondi è effettuata da Dana Mitchell, co-fondatrice del Kangaroo Island Wildlife Park.
https://www.gofundme.com/f/help-save-kangaroo-islands-koalas-and-wildlife
Michela Porta


