Yeronimus Kaplan: alla ricerca di una Trieste d’altri tempi

04.12.2019 – 12.30 – Mi incontro con Davide per discutere della sua creatura Yeronimus Kaplan in una bella giornata novembrina in quello che era il luogo simbolo della classica passeggiata triestina e cioè lo storico Viale XX Settembre e tra poco capirete perchè luoghi come il Viale siano importanti in questa storia.
Innanzitutto dobbiamo precisare che Davide compone solo il 50% del progetto, infatti se su di lui ricade tutta la parte musicale e tecnica, come vedremo in seguito, altrettanto importante è il ruolo svolto da Belinda, sua compagna anche nella vita, che si occupa della parte visiva e più artistica in generale.
Davide ed io ci conosciamo da molti anni ma devo ammettere di averlo scoperto come selecter, e solo in ambito radiofonico,nel suo periodo rock e post punk sul finire degli anni ’80, periodo in cui entrambi frequentavamo il “giro” di Radio Fragola.
In seguito ci incontrammo ogni tanto nei soliti ritrovi triestini per chi non ascolta musica propriamente convenzionale, fino a che non mi capitò di scorgere la promozione di un curioso evento in un locale storico triestino, l’Antico Caffè Torinese, in cui si sarebbe svolto un aperitivo swing con tanto di avventori in abiti d’epoca.La mia curiosità col passare del tempo crebbe vedendo le foto dei vari eventi susseguitisi ed ascoltando di persona anche un paio di performances con dei bellissimi grammofoni d’epoca e quindi eccoci qui con Davide sperando di incuriosire anche i lettori di Trieste All News.

Davide spiegaci un po’ di che genere musicale ti occupi e dove possiamo collocarlo nel tempo all’apice della sua diffusione.

“Mi occupo di quello che comunemente viene definito Swing, anche se sarebbe più giusto parlare di Hot Jazz, musica degli anni ’30 composta e suonata da afroamericani e poi adattata ai gusti e al consumo dei “bianchi” negli anni ’40 del secolo scorso. Bisogna capire che all’epoca la questione razziale era molto diversa da quella odierna e spesso anche in ambito musicale le due componenti principali della popolazione degli Stati Uniti vivevano due esistenze parallele. Oggi diremmo che si trattò di furbesca appropriazione culturale. Il periodo d’oro possiamo collocarlo negli anni ’40 fino a poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, diciamo fino al ’48, periodo in cui uscirono centinaia di produzioni musicali incise dalle big orchestra. La guerra mondiale ebbe una grande importanza per la diffusione del genere in quanto le forze alleate dotavano le truppe di veri e proprio pacchetti completi comprensivi di una ventina di dischi e di un riproduttore per tenere alto il morale ed allietarle nei momenti di riposo. La guerra ebbe anche il merito della diffusione dell’odierno vinile, infatti fino a prima del suo scoppio per le incisioni veniva usata la gomma lacca che presto però si rivelò inadatta allo scopo bellico poichè poco elastica: spesso i dischi arrivavano già rotti al fronte e si rese necessario trovare una soluzione al problema, il vinile appunto.”

Come nasce questa tua passione per quell’epoca e quella musica?

“Per quanto riguarda la parte tecnica tutto ebbe inizio da un mio viaggio nel 2010 insieme a degli amici a Berlino in cui uno di questi una sera mi portò in un localino underground per farmi sentire una performance “speciale”. Mi sarei aspettato un normale dj set invece con mio stupore mi trovai di fronte a musica diffusa da due fonografi a valvola senza amplificazione, ne fui colpitissimo, al mio rientro cominciai a procurarmi fonografi, grammofoni, giradischi più o meno di quell’epoca saccheggiando i rigattieri locali e a sistemarli anche modificandoli per le mie esigenze.
Riguardo la musica sono sempre stato attirato da quel genere, ho partecipato spesso al Summer Jamboree festival ma ho sempre trovato insoddisfacente a livello di performance proporre un certo tipo di musica con il computer o al massimo i cd, da qui l’idea di proporre qualcosa di più aderente alla storia. Un grosso merito va dato anche a mio padre, che ha vissuto in prima persona quel periodo ed al quale ho “preso in prestito” i primo 50 dischi con cui iniziai.”

Trovo delizioso il tuo nome d’arte e l’estetica che lo accompagna, da dove nasce il tuo alter ego Yeronimus Kaplan?

“Qui il merito va ascritto sicuramente a Belinda ed al mio amico Fabio Bressan: era il 2010 e a Trieste si stava per svolgere l’International Talent Support a cui si voleva dare un taglio Steampunk, avevano a disposizione un buon budget grazie all’interessamento del patron della Diesel e decisero di produrre un filmato promozionale a tema proponendomi di farne parte. Belinda coniò per me un look a metà strada tra Porco Rosso e Grunf del gruppo TNT ed il nome sembrava calzare a pennello. Il look negli anni si è evoluto ulteriormente ed ora posseggo ben 6 completi originali degli anni tra il ’30 ed il ’50 ,con tanto di orologio da taschino originale dell’epoca, più tutte le nuove creazioni di Belinda sul tema.”

A proposito di tuo padre e dei suoi racconti dell’epoca: possiamo affermare che Trieste per quanto riguarda lo Swing sia stata un caso unico in Italia?

“Assolutamente! Devi sapere che i dischi che facevano parte delle dotazioni dei soldati alleati non erano vendibili o cedibili ai civili, venivano chiamati V disk e potevano essere stampati in vari formati: i dieci e dodici pollici in versione 33,45 e 78 giri. Durante e soprattutto alla fine del conflitto però molti militari per racimolare qualche soldo li vendettero sottobanco agli italiani creando un fiorente mercato nero di un genere completamente nuovo per l’Italia, abituata fino a quel momento solo al “bel canto” ed all’autarchismo anche musicale fascista. La voglia di ballare e di divertirsi dopo la guerra era tanta e lo Swing sembrava fatto apposta.
La particolarità di Trieste consiste nel fatto che alla fine della guerra nel resto d’Italia gli alleati se ne ritornarono a casa e quindi si interruppe anche gran parte del mercato nero di V disk venendo a mancare la materia prima. Trieste al contrario rimase amministrata dagli alleati fino al 1954 per i noti fatti della zona A e zona B.Questo comportò due cose: il mercato dei V disk rimase in piedi facendo circolare molta più musica (tra l’altro questo mi ha permesso di reperire, oltre che tramite siti specializzati, molto materiale qui in città anche da rigattieri). Secondariamente i militari molto probabilmente si fecero inviare in città nuovo materiale discografico fino al 1954, materiale che nelle altre parti d’Italia difficilmente potevano sentire, le novità discografiche per così dire.”

Quindi i triestini ballavano lo Swing? C’erano delle sale da ballo?

“Lo ascoltavano sicuramente ma non c’è mai stata la possibilità per loro di entrare nelle sale da ballo degli alleati.Mio padre mi ha raccontato che ce n’erano due piuttosto famose:una dove si trovava l’idroscalo, credo nei pressi del porto vecchio, e l’altra in Via Madonna del Mare, in questa ultima tra l’altro mi ha raccontato di essere stato preso a pedate perchè cercò di intrufolarsi ad una di queste feste. Gli unici abitanti locali ammessi alle sale da ballo alleate erano le ragazze”.

Passiamo ai giorni nostri invece:come giudichi la situazione per lo Swing a Trieste e dintorni?

“Sono in contatto con diverse scuole di ballo che da un po’ di anni hanno cominciato a riproporlo, ha un discreto seguito e anche nelle vicine Capodistria e Pirano qualcosa si muove. Ho fatto anche delle serate in Friuli con successo. Speriamo che non sia solo una moda passeggera e che il fenomeno si riesca a radicare in pianta stabile.”

Ci aggiungiamo all’augurio e ti ringraziamo per questo bel racconto sulla Trieste del dopoguerra, grazie a mister Yeronimus Kaplan.

Raul Crescentino 

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