04.12.2019 – 11.45 – “Trieste porta la Serbia in Europa“. Questo il tema al centro dell’incontro pubblico svoltosi lunedì 2 dicembre, nella Sala Conferenze della Comunità Serbo-Ortodossa di Trieste, promosso dal Gruppo interparlamentare Italia-Serbia coordinato da Paolo Russo, e di cui fa parte anche l’ex presidente della regione Friuli Venezia Giulia, ed ora parlamentare eletto a Trieste, Renzo Tondo, entrambi presenti ed intervenuti nel corso del convegno, che ha visto l’importante partecipazione dell’ambasciatore della Serbia a Roma, Goran Aleksić, nonché l’intervento da parte del governatore della Regione Massimiliano Fedriga. L’incontro è stato introdotto dal saluto dal vicepresidente della Comunità Serbo-Ortodossa di Trieste, Zlatimir Selaković ed è stato moderato da Alessandro Perelli, vicepresidente di A.l.d.a., associazione istituita nel 1999 e finalizzata al coordinamento delle attività delle Agenzie della Democrazia Locale, nate per fornire assistenza alle istituzioni locali dopo le devastazioni portate dalla guerra nei paesi dell’ex Jugoslavia.
L’incontro s’inserisce all’interno di un importante e lungo percorso che prende il nome di Processo di Berlino, un’iniziativa diplomatica volta all’allargamento dell’Unione europea ai paesi dei Balcani occidentali ad essa non ancora aderenti. L’iniziativa prende il nome dalla Conferenza di Berlino tenutasi nell’agosto del 2014, e nasce come meccanismo di cooperazione intergovernativa in tema di infrastrutture ed investimenti nell’Europa del Sud est. Dopo il primo meeting del 2014, si sono tenuti negli anni successivi diversi incontri, dalla Conferenza di Vienna nel 2015, all’incontro di Parigi nel 2016, fino all’incontro a Trieste nel 2017, anno in cui, proprio nel capoluogo giuliano, è stata istituita la Comunità dei trasporti dell’Europa sudorientale con il trattato del 9 ottobre, nonché la fondazione a Trieste dell’associazione delle Camere di Commercio dei Balcani Occidentali (Bosnia Erzegovina, Serbia, Montenegro, Macedonia, Albania e Kosovo) con l’obiettivo di creare tra essi un mercato aperto ed unico. Gli ultimi due incontri si sono infine svolti a Londra nel 2018 e a Poznań nel 2019.

“Trieste è molto importante per la Serbia oggi e lo è stata in passato, in quanto è una città che ha collegato il nostro Paese con l’Europa.” Ha affermato l’ambasciatore della Serbia in Italia Goran Aleksić, mettendo in evidenza gli ottimi rapporti che legano i due paesi, di cui quest’anno ricorrono i centoquarant’anni di rapporti diplomatici, nonché dieci anni di partenariato strategico. “Per la Serbia è molto importante, dal punto di vista politico, il sostegno che l’Italia ha dato e dà nel suo percorso verso l’ingresso in Unione Europea” ha affermato, evidenziando come tra i due paesi vi siano ottimi rapporti anche sul piano economico, in quanto “L’Italia è il primo partner per l’export serbo, con più di seicento ditte italiane sul territorio e più di 25mila serbi che lavorano per esse. La Serbia di oggi” ha quindi aggiunto “è un paese che ha i conti in ordine e i risultati sono visibili: in questo ci aiutano le più grandi ditte e nomi italiani, a partire dalla Fiat con cui c’è una cooperazione dagli anni Sessanta/Settanta, a Banca Intesa, fino alla Ferrero e alla Geox”.
L’ambasciatore ha inoltre sottolineato la volontà da parte della Serbia di fare il suo ingresso in Ue, “il 53% della popolazione serba vuole entrare nell’Unione Europea” ha rimarcato, aggiungendo “noi ci sentiamo parte dell’Europa e ci sentiamo europei.” Unica nota di disaccordo, ha infine aggiunto l’ambasciatore, “è la questione inerente al Kosovo: per noi è una provincia serba che ha una fondamentale importanza per il nostro Paese in quanto territorio dove hanno sede numerosi monasteri della nostra Chiesa, da sempre presente in quel territorio. Noi non riconosciamo l’indipendenza del Kosovo, l’Italia si”, ha affermato Aleksić, aggiungendo tuttavia come nonostante tale differenza di vedute sia comunque “stato possibile trovare il modo di lavorare e collaborare assieme.”
“La comunità serba è parte fondante della comunità regionale del Friuli Venezia Giulia, tra cui intercorre un rapporto di amicizia, culturale e sociale che contraddistingue questi popoli.” Ha evidenziato il presidente Massimiliano Fedriga, sottolineando come all’aspetto culturale e sociale, si aggiunga anche quello economico. “L’Italia è il secondo partner della Serbia dopo la Germania: le nostre imprese sono in numero maggiore ad investire sul territorio rispetto ad altri paesi.” Ha spiegato, aggiungendo come, secondo gli ultimi dati disponibili, “nei primi sei mesi del 2018 abbiamo avuto un aumento del più del 7% degli scambi tra Italia e Serbia rispetto ai primi sei mesi dell’anno precedente.” Elemento, questo, che evidenzia la strategicità nel rapporto tra i due paesi e che pone inoltre la Regione quale naturale “porta d’ingresso di tutta quell’area, che nella visione dell’attuale amministrazione regionale rappresenta la via di sviluppo naturale di questo territorio.”
Il Presidente ha quindi sottolineato la necessità di essere in grado di fare sistema – economico e logistico – con l’area balcanica, evidenziando come il sistema logistico della Regione, con il 90% di traffici internazionali, non si pone in competizione con gli altri porti ed interporti italiani, prendendo invece come naturale territorio di riferimento il Centro-Est Europa. Area, ha aggiunto “che è anche in maggiore crescita” e che rappresenta in quest’ottica “un’opportunità per la nostra regione, quale porta d’accesso per tutta l’Europa, nonché per le opportunità provenienti dal Far East.”
“Il Friuli Venezia Giulia in questi anni si è trasformato, passando da confine di un mondo di cui oggi è invece diventato il cuore” poiché, ha evidenziato “l’asse si sta spostando, grazie anche alle utili politiche economiche di crescita portate avanti da paesi come la Serbia.” Il presidente ha infine spiegato come, dal punto di vista dell’impresa, ad oggi, vi siano possibilità di internazionalizzazione di quest’ultima, in “un’ottica di sviluppo e opportunità reciproca a cui il Friuli Venezia Giulia sta lavorando con enti e società regionali” e che permetterebbe “ai siti produttivi presenti in Italia e in Regione di poter sopravvivere ed essere competitivi anche sul mercato globale ed internazionale. La Regione” ha poi concluso “ricambia l’interesse della Serbia verso il nostro territorio favorendo qualsiasi forma di collaborazione possibile in un’ottica di crescita reciproca.”

A seguire, l’intervento di Renzo Tondo, il quale ha spiegato come si sia scelto proprio Trieste come luogo d’incontro in quanto “città più significativa per la presenza della Comunità Serba in Italia”, sottolineando, inoltre, come l’obiettivo del Gruppo interparlamentare, nonché del Processo, sia quello di sviluppare un progressivo “rafforzamento, nonché una stabilità ed un futuro nei rapporti tra l’Unione Europea e l’area balcanica. Un’Europa che”, ha aggiunto “risulta essere sempre più debole perché schiacciata da forze più grandi” e che inevitabilmente necessita quindi di un allargamento dei “propri fronti d’interesse, senza fermarsi all’Europa storica” ma anzi “guardando a quelli che possono essere i nuovi partner che condividono obiettivi economici, sociali e di sviluppo della comunità. Oggi” ha affermato “rafforzare l’Europa significa condurre e fare in modo che all’interno del perimetro europeo possano collaborare anche comunità come quella serba.” Tondo ha poi messo in luce la positività dei rapporti che intercorrono tra l’Italia e la Serbia, ipotizzando inoltre la creazione di un collegamento aereo diretto tra il Friuli Venezia Giulia e Belgrado; meta, quest’ultima, di traffici commerciali molto importanti, anche in vista dei rapporti economici con la Russia, all’interno dei quali la Serbia potrebbe giocare un ruolo fondamentale. “Trieste ‘porta’ la Serbia in Europa” ha infine concluso, “perché bisogna fare in modo che la città, capitale del Friuli Venezia Giulia, sia conosciuta all’est come la vera porta d’ingresso.”

In conclusione del convegno è quindi intervenuto Paolo Russo, il quale ha sottolineato come il territorio di Trieste “proprio per la sua storia e le sue sensibilità, rappresenta forse meglio di qualunque altro territorio e realtà, il migliore punto di riferimento per ogni forma d’integrazione e di collaborazione con la Repubblica Serba, la quale a sua volta rappresenta un coacervo di storia, cultura, sensibilità e di fedi capaci di alimentare in chiave positiva non solo il dibattito ma anche la vivacità delle nostre culture.” Russo ha quindi evidenziato come la scelta della città di Trieste quale sede dell’incontro non è casuale, in quanto, in chiave geografica, essa si delinea essere “una valle ed un corridoio naturale verso quei territori”.
“C’è un dato che ci pone tutti dalla stessa parte” ha infine concluso “ed è l’amore ciascuno per la propria terra, elemento dal quale si può partire per fortificare i rapporti, partendo anche da quelle che sono le diversità di vedute, a cominciare ad esempio dall’aspirazione, che crediamo sia giustificata e utile per l’Italia, che quanto prima la Serbia possa essere parte integrante di un processo europeo comune. Non solo l’interesse di un paese che si affaccia all’Europa ma anche l’interesse della centralità dell’Italia e della sua capacità di essere a livello europeo un punto di riferimento per evitare particolarismi e settarismi.”


