La Comunità serbo-ortodossa di Trieste: una convivenza lunga oltre due secoli

17.09.2019 – 09.30 –Trieste città multiculturale“. Quante volte e in quante occasioni si è sentita ripetere questa frase? Ma qual è il suo reale significato? Se si volessero citare i dati, secondo l’lstat, la popolazione straniera residente a Trieste al 1° gennaio 2019 era pari a 21.919, ben il 10,7% della popolazione residente. Numeri sicuramente consistenti che, tuttavia, non permettono di dare una fotografia reale e che descriva appieno il senso di quella spesso citata “Trieste multiculturale”. Nel caso tutto triestino infatti, i numeri certamente non bastano per spiegare qualcosa che ha un significato storicamente e culturalmente ben più profondo. La città ha infatti alle spalle una storia peculiare, caratterizzata da una mescolanza di popoli e di culture ormai profondamente radicate nel territorio, che la rendono unica nel suo genere e che, ad oggi, forse un po’ in controtendenza con quelli che sono gli umori generali, rappresenta un esempio di come la convivenza tra popoli e culture anche molto diverse tra loro sia in realtà possibile. Ma fare un excursus storico non sarebbe comunque sufficiente. La “multiculturalità” che si respira in questa terra di confine è infatti qualcosa di molto difficile, e forse impossibile, da raccontare a chi Trieste non la vive ogni giorno e di cui, in fin dei conti, i triestini stessi, chi più e chi meno, considerano orgogliosamente come un proprio tratto distintivo. A Trieste lingue, culture e religioni vivono e convivono l’una a fianco all’altra; popoli che nei propri paesi di origine si considerano tra loro “nemici”, si ritrovano in una città che ha la qualità di riuscire a scardinare ogni odio e nazionalismo. Ed è forse proprio questo il significato di quel “essere multiculturale”: una città che è in grado di unire, abbattendo muri e barriere che fuori di qui sembrano essere insormontabili.

Tra le comunità storiche presenti sul territorio, che hanno e che continuano a contribuire alla costruzione di questa multiculturalità, spicca sicuramente la storica Comunità serbo-ortodossa – presieduta attualmente da Rade Milivojević – presente da oltre 260 anni a Trieste. La presenza di serbi sul territorio infatti, ad oggi, risulta essere la più cospicua, con ben 4.421 presenze: il 20,2% di quel 10,7%. Ma anche in questo caso – al pari della comunità greca che conta secondo i dati Istat appena 148 presenze sul territorio – non è realmente possibile tracciare numericamente una statistica di quanto sia effettivamente presente una comunità che ha di fatto percorso un lungo e progressivo processo di integrazione durato più di due secoli. Una presenza quindi storica e parte integrante del tessuto culturale di Trieste, che l’ex presidente ed ora vicepresidente della comunità, Zlatimir Selaković ci racconta.

Vicepresidente, qual è la storia della Comunità serbo-ortodossa?

“La comunità nasce grazie ad alcuni avventurieri: persone che hanno cercato una vita migliore e che, al contempo, avevano all’epoca anche una certa disponibilità economica. I serbi inizialmente non provenivano proprio dalla Serbia; la maggior parte infatti arrivava dalla baia di Cattaro, dalla Erzegovina, in parte da Sarajevo ed in parte dalla Dalmazia. I ‘serbi dalla Serbia’ sono arrivati alcuni anni dopo e via via, con l’aumento della loro presenza e avuta una certa disponibilità economica, è nata anche la volontà di organizzarsi con una visione chiara e a lungo termine. Si ebbe quindi l’idea, soprattutto per motivi religiosi, di unirsi alla già presente comunità greca di Trieste, con cui nacque la prima comunità “greco-illirica”: in una prima fase i serbi iniziarono a prendere parte alle liturgie e alle messe della chiesa ortodossa di San Spiridione, nata appunto per volontà dei greci, e, con la creazione via via di rapporti anche commerciali tra le due comunità, si decise di creare una chiesa comune alternando liturgie in slavo antico e in greco. Una situazione che, tuttavia, con l’aumento progressivo della comunità serba, dopo diversi decenni, portò alla decisione pacifica di dividersi: i greci si spostarono sulle rive dove costruirono la chiesa greco-ortodossa di San Nicola, lasciando quindi la chiesa di San Spiridione, della quale i serbi pagarono l’altra metà.”

A quando risale quindi la realizzazione e la fondazione della chiesa serbo-ortodossa di San Spiridione così com’è conosciuta oggi?

“Dopo il cedimento di una torre, a causa del terreno, e la presenza di alcune parti pericolanti, si decise di demolire la chiesa. Successivamente, da un’idea dell’architetto Carlo Maciachini, della cui nascita festeggiamo quest’anno i 200 anni, nacque il progetto della chiesa così come è conosciuta oggi: l’idea originale venne accettata dalla comunità e la costruzione data in carico a lui. Venne inaugurata nel 1869 – quest’anno festeggeremo i 150 anni dalla sua fondazione – anno in cui non era ancora del tutto completa ma agibile per lo svolgimento delle liturgie.”

La Comunità serbo-ortodossa di Trieste è sicuramente una delle più numerose, se non la più numerosa. Chi e quante sono le persone che ne fanno parte?

“Dati ufficiali dicono che nel 2010 eravamo quasi 10.000, ad oggi, tra i residenti siamo all’incirca 6.800/7.000. Bisogna tenere conto che si entra a far parte della comunità anche con il battesimo e con la registrazione nei libri della Chiesa e da quel punto di vista abbiamo molte nascite. In più, fanno parte della comunità anche i serbi della Bosnia, della Croazia e del Montenegro, i quali aumentano considerevolmente il numero di presenze. Al contempo va tuttavia considerato che quando si diventa cittadini italiani ovviamente per lo Stato non si è più cittadini serbi, e negli ultimi tre anni le domande di cittadinanza al nostro sportello sono state molte. E’ un dato positivo perché vuol dire che ci si inserisce nel tessuto, anche se dall’altro lato la comunità perde ufficialmente numeri.”

E’ la comunità serba più grande in Italia?

“La più numerosa è quella di Vicenza, con 25.000 presenze, però si tratta di una provincia molto ampia e al contempo la comunità è suddivisa in piccole associazioni e club. Qui invece siamo più ‘concentrati’.

Al di fuori della Comunità serbo-ortodossa, quali sono le altre realtà serbe presenti sul territorio?

“Ve ne sono due strettamente legate alla comunità: la Skud Pontes-Mostovi, che conta quasi 300 iscritti ed è molto attiva a livello culturale esibendosi con danze, balli e canti tradizionali, e negli ultimi anche con una presentazione turistica della Serbia attraverso l’organizzazione di cene etniche. L’altra è l’associazione Vuk Karadžić, che ha da poco festeggiato i venticinque anni, attiva soprattutto in ambito sportivo con tornei di calcio e di pallacanestro, e organizzando tutto l’anno eventi sportivi. A queste due si aggiunge poi anche l’Associazione Culturale Giovanile Serba che sta pian piano prendendo piede organizzando visite guidate.”

Uno dei fiori all’occhiello della Comunità è rappresentato in particolare dalla scuola…

“E’ certamente uno dei pilastri. Fondata nel 1782, non ha mai smesso di funzionare anche con un solo alunno: ad oggi ne abbiamo circa 150. Si struttura come una scuola supplementare per i ragazzi che frequentano regolarmente la scuola italiana – dalla materna alla terza media – con materie particolari: religione, storia, cultura e musica, in un’ottica di mantenimento di uno stretto contatto con le proprie radici. Tuttavia, negli ultimi quattro/cinque anni, assieme al Consolato Generale della Serbia abbiamo istituito un  programma che segue quello del ministero dell’Istruzione serbo, da parte del quale abbiamo sempre un insegnante e tutti i libri necessari. Negli ultimi tre anni abbiamo inoltre visto quasi triplicare il numero degli iscritti alla scuola elementare.”

E’ in programma l’apertura di un centro culturale?

“Sì, stiamo pianificando l’apertura di un centro culturale con la collaborazione del ministero della Cultura in Serbia, con il ministro Vladan Vukosavljevic, per formare un centro che sia al contempo moderno ma comunque legato alla storia e nel rispetto di certi canoni. Inizialmente il progetto era di farlo da soli, autonomamente, ma una volta giunta questa voce al Ministro, in occasione della visita con lo Stato Generale, ha chiesto di incontrarmi e si è deciso di strutturare attraverso obiettivi e  finanziamenti la creazione di questo centro culturale. Ovviamente, essendo ora diventato un progetto di grande portata ci vorrà molto più tempo per realizzarlo.”

Com’è il rapporto con le altre comunità del territorio? C’è collaborazione?

“Sicuramente. In primo luogo e soprattutto con la comunità greca essendo nati come comunità ‘sorella’ e con la quale, nei secoli, i rapporti sono sempre stati buoni. Ma abbiamo ottimi rapporti anche con tutte le altre comunità presenti a Trieste: dalla comunità slovena, a quella croata, fino a quella islamica, ebraica e anche con quella rumena, particolarmente cresciuta negli ultimi anni. Nascono collaborazioni con tutti e per noi sempre a lungo termine. Da questo punto di vista la città di Trieste è unica in Italia e forse anche in Europa, dove vedo che le nostre comunità non sono così in contatto con le altre presenti sul territorio.”

Perché, secondo lei, non vi è la presenza di serbi nel contesto politico cittadino?

“Sono state pochissime le volte in cui qualcuno ha cercato di inserirsi nel mondo della politica: ognuno si può presentare come candidato, ma si è persa un po’ la volontà. Non si vedono serbi ricoprire ruoli politici o anche solamente in veste di attivisti politici, ma se una persona avrebbe dell’interesse o voglia di fare si presenterebbe qui chiedendo supporto, e questo è successo solo due volte negli ultimi dieci anni con le elezioni comunali che però non erano andate a buon fine. Se qualcuno viene qui con la volontà di presentarsi alle prossime elezioni avrà sicuramente un appoggio da parte della Comunità, ma sarà un supporto di tipo tecnico.”

E per quanto riguarda invece la quasi totale assenza di rappresentanza dei numerosi serbi all’estero nel Parlamento di Belgrado?

“In questo caso la colpa potrebbe essere del Governo serbo: anni fa esisteva un ministero dedicato, attualmente c’è solo un segretariato che se ne occupa. Purtroppo lo Stato non dà a questo fenomeno il valore che merita, considerando che i serbi all’estero sono tra i più grandi investitori del Paese, la cui gran parte delle entrate deriva proprio dai soldi inviati da chi vive all’estero.”

Come viene percepita secondo lei la Comunità dalla città di Trieste?

“A questa domanda in realtà spesso le risposte ci arrivano direttamente dalla città e dalle autorità stesse, anche quando non lo chiediamo: ci viene detto infatti che siamo una delle comunità meglio inserite nel tessuto sociale ed essere così numerosi e ben integrati non è facile. Ma l’inserimento non dipende solo da chi lo attua ma anche da chi lo accetta in modo positivo e progressivo. In questo caso siamo stati fortunati con la città di Trieste e con i triestini; penso non esista una casa in cui, almeno una volta, non sia entrato un serbo, sia esso come imbianchino, come domestica, elettricista, idraulico o semplice amico. Dopo secoli di convivenza nascono amicizie e, in particolare negli ultimi anni, ci sono stati molti matrimoni misti; questo permette di allargare la nostra cultura e di far conoscere agli altri il popolo serbo.”

E qual è invece il ruolo della Comunità nei confronti della città?

“In primo luogo quello di essere un buon esempio che molti possono seguire su come fare le cose rispettando sempre le regole, che valgono e sono uguali per tutti, e cercando di dare sempre il massimo. Se torniamo a tre secoli fa, abbiamo costruito e creato: ad oggi abbiamo 182 tra palazzi, abitazioni e locali commerciali che vengono e devono essere mantenuti, così come anche le attività e le associazioni; tutto questo è un contributo culturale da parte della Comunità alla città di Trieste. Invece, da un punto di vista economico, se calcoliamo le migliaia di presenze di serbi in città, essi danno ovviamente un contributo come dipendenti o come imprenditori, con quasi mille partite iva.”

Quali sono i prossimi obiettivi futuri?

“Oggi come oggi è fondamentale far vivere e sopravvivere la Comunità: bisogna manenetere i palazzi in ordine. Quest’anno il focus è in particolare rivolto ai festeggiamenti dei 150 anni della chiesa serbo-ortodossa e tra gli obiettivi del prossimo anno ci saranno i lavori al suo interno, che riguardano in particolare l’altare e la cupola centrale. Per quanto riguarda invece i prossimi due/tre anni, sicuramente ci concentreremo sul rifacimento del palazzo che ospita il Caffè Stella Polare che deve essere risistemato completamente.”

Quali saranno gli appuntamenti in programma per i festeggiamenti della fondazione della chiesa serbo-ortodossa a Trieste?

“I festeggiamenti si svolgeranno dal 17 al 20 ottobre, con un programma di quattro giorni dedicato ad attività culturali e religiose. La prima giornata si svolgerà al Museo Revoltella, con un concerto di musica classica, con la presentazione del libro per i duecento anni dalla nascita di Carlo Maciachini e con un rinfresco finale. Il 18 ottobre invece,  inaugureremo nella nostra sala l’apertura della mostra con tutti i documenti della costituzione della chiesa e dei lavori, organizzata in collaborazione con l’archivio di stato della Serbia, e con la presentazione del catalogo che accompagna la mostra e una monografia, omaggio del direttore dell’archivio alla comunità. In entrambe queste giornate sarà presente il ministro alla Cultura serbo, Vladan Vukosavljevic. Il 19 ottobre vi sarà poi un concerto in chiesa con i solisti del coro, organizzato assieme a Culto Musica ed Enzo Semeraro, mentre domenica 20 sarà la volta della grande liturgia aperta a tutti, con la presenza di quattro vescovi e dieci preti del vescovato.”

 

 

Nicole Petrucci
Nicole Petruccihttps://www.triesteallnews.it
Giornalista iscritta all'Ordine del Friuli Venezia Giulia. Direttrice responsabile

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