18.6 C
Trieste
venerdì, 30 Settembre 2022

Supercoppa Italiana in Arabia Saudita, prove di apertura mentale

20.12.2019 – 14.50 – La Supercoppa Italiana, dopo il grande interesse riscontrato lo scorso anno dal pubblico della cittadina di Gedda, ritorna in Arabia Saudita (22 Dicembre, Ore 17:45); quest’anno, nella capitale Ryhad. Ad accompagnare l’edizione 2019, una storica novità. Per portare le due concorrenti (Juventus e Lazio) a disputare l’incontro nel paese arabo, la Lega Calcio Italiana ha voluto imporre alcune condizioni; una su tutte, che le donne, indipendentemente dal loro ceto sociale, possano prendere parte all’incontro, su tutte e quattro le tribune del ‘’King Sand Stadium’’. Già la scorsa edizione si era riusciti ad ottenere un accenno di apertura degli spalti al gentil sesso, tuttavia, vi presero parte solo le mogli dei ceti medio alti e il loro accesso fu consentito alla sola tribuna centrale.

Siamo al cospetto di una sorta di ‘’conquista sociale’’, fortemente promossa dai piani alti del calcio italiano che, dopo le numerose iniziative proposte per lo sviluppo del calcio in rosa e l’uguaglianza di genere, non avrebbero potuto permettere che si giocasse un incontro calcistico italiano in uno stadio precluso al pubblico femminile.

Il nulla osta della federazione calcistica e del governo arabo, sono stati ben accolti dalla nostra lega calcio, con l’auspicio che, questa storica decisione possa rappresentare il primo passo per l’emancipazione delle donne all’interno della società saudita.

Le parole del presidente laziale Claudio Lotito:

‘’Ci siamo battuti chiedendo agli organizzatori di Ryhad di garantirci una serie di condizioni, a partire dal rispetto delle donne, in cambio del nostro spettacolo. Le donne devono avere la parità dei diritti e il calcio può aiutarle”.

Il presidente biancoceleste Claudio Lotito. Foto: Getty Images.

Non andare a Ryhad sarebbe voluto dire nascondere la testa sotto la sabbia, non guardare in faccia il problema– ha risposto Lotito a chi gli contestava che sarebbe stato più giusto non andare, perchè in questo modo gli arabi si comprano la rispettabilità. Noi andiamo lì non solo per giocare ma perché crediamo in quel Paese, nelle sue capacità, anche se è un Paese che deve essere cambiato in quanto ad atteggiamenti e mentalità. Noi dobbiamo spingere il mondo arabo a cambiare, e questa partita rappresenta una delle tappe con cui questo cammino può essere intrapreso’’ – ha concluso Lotito.

La negazione dei diritti femminili, nella vita quotidiana:

Il bando delle donne dagli stadi è entrato in vigore con la rivoluzione islamica del 1979. Le donne non possono accedere agli stadi ad eccezione di alcuni eventi di calibro internazionale (ma solo se di ceto agiato e in appositi settori).

A far diventare più lasco il divieto, hanno contribuito le polemiche e le pressioni internazionali generatesi nei confronti del mondo islamico dopo la morte della ragazza iraniana Sahar Khodayari, suicidatasi per evitare di andare in carcere, dopo esser stata scoperta all’interno di uno stadio ed accusata di oltraggio al pudore.

Nonostante questi minuscoli, ma comunque importanti passi avanti, l’Arabia Saudita resta uno dei peggiori paesi in cui una donna possa vivere, risultando al 141° posto su 145, nella lista dei paesi con forti disparità di genere, stilata dall’ONU.

Per compiere commissioni, viaggiare all’estero, sottoporsi ad un intervento chirurgico o sposarsi, le donne dell’Arabia Saudita devono prima ottenere il consenso di un uomo, suo tutore (mahram) appartenente al suo nucleo familiare (padre, fratello, figlio o marito).

Non è consentito interagire con altri uomini al di fuori delle mura domestiche, se non in alcune circostanze come negli ospedali o negli uffici; inoltre, nel caso fossero vittime di abusi sessuali o violenze, prima di recarsi dalla polizia devono prima ottenere il consenso di un membro maschio della sua famiglia, in quanto, per accusare un uomo è necessario il consenso di un altro uomo.

Per molto tempo, alle donne, non è stato consentito nemmeno di salire sui mezzi pubblici, come autobus e Taxi. Un autista, ancora oggi, può rifiutarsi di far salire a bordo una donna.

Per quanto riguarda i treni, invece, è consentito Il loro uso solamente per recarsi nella capitale; a patto che vengano occupati i posti dell’ultimo vagone in fondo al convoglio.

Per sposarsi per amore, una donna saudita deve prima richiedere il consenso del proprio tutore e, in alcune circostanze, una donna giovane (anche bambina o adolescente) può convolare a nozze per volere della sua famiglia con un uomo molto più grande di lei. Negli ultimi anni ha fatto scalpore nel mondo occidentale lo sposalizio avvenuto tra una dodicenne e un uomo di circa 80 anni.

Prove di apertura mentale:

Dal 23 Giugno 2018, grazie al decreto del Re Salomon, è caduto il divieto di guidare l’automobile. Oggi le donne possono mettersi alla guida di qualsiasi mezzo a motore, purché, ci sia il consenso del proprio tutore. Questo piccolo traguardo è stato ottenuto grazie alle proteste del movimento femminista saudita ‘’Women to Drive’’ e alla ‘’lungimiranza’’ dell’attuale monarca saudita che ha redatto il progetto ‘’Vision 2K30’’ con lo scopo di modernizzare la società araba entro il 2030.

spot_img

Ultime notizie

spot_img

Dello stesso autore