11.12.2019 – 09.50 – Spingere i governi dell’Unione Europea per fare in modo che la Croazia entri nel più breve tempo possibile nell’area Schengen. È quanto hanno dichiarato ieri il presidente e il vicepresidente del Consiglio Sindacale Interregionale Italo-Croato, Michele Berti e Slobodan Kapor nel corso di una conferenza stampa.
“Si tratta di una decisione alla quale manca ancora l’approvazione finale del Consiglio Europeo – spiega Michele Berti –. Noi ci rendiamo conto che il confine con la Bosnia- Erzegovina non è facile da controllare a causa delle continue penetrazioni da parte dei migranti che la attraversano, nondimeno l’Unione Europea allargando il suo spazio Schengen potrebbe rafforzare la propria ragion d’essere rilanciando quel progetto di comunità internazionale che negli ultimi anni è un po’ venuto meno”.
Un problema comune anche a Bulgaria e Romania, che finora hanno visto vanificati gli sforzi per entrare nel mercato libero, e che riguarda molto da vicino anche il Friuli- Venezia Giulia, in quanto sono molti i lavoratori che giornalmente si recano a lavorare a Trieste e dintorni dalla vicina Istria. Dopo che negli ultimi anni è stata procrastinata la data per l’entrata del Paese balcanico nell’area Schengen, allo stato attuale si parla del 2024, perché pare difficile che questo tema venga messo nell’agenda europea prima dei prossimi tre anni. “Unione Europea significa possibilità di muoversi liberamente per motivi di lavoro, una moneta comune e il non doversi identificare alla frontiera – spiega ancora Berti – ebbene i croati pur essendo parte dell’UE non possono beneficiare per due su tre di queste opzioni. Anzi con l’Austria non possono usufruire nemmeno della possibilità di recarsi lì per lavoro perché Vienna considera il Paese balcanico pericoloso per quanto riguarda le turbative del mercato del lavoro”.
Spingere attraverso tutti i canali possibili per fare in modo che il tema della Croazia in Schengen torni a far parte dell’agenda europea prima che l’euroscetticismo, già alto, non prenda il sopravvento anche a Zagabria.
Giorgio Perozzi


