11.12.2019 – 11.55 – Questo weekend, 15 dicembre 2019, alle ore 18.30, si svolgerà nella Sinagoga di via San Francesco il concerto in omaggio al grande compositore triestino Vito Levi. Un nuovo appuntamento che s’inserisce nell’ambito della seconda parte della VI edizione della rassegna dedicata alla musica concentrazionaria, degenerata (la musica proibita nella Germania nazista e nell’Italia fascista perché ritenuta decadente e dannosa) e dell’esilio, il Festival Viktor Ulmann, organizzato dall’Associazione Musica Libera di Trieste. Il concerto, ad ingresso libero e in collaborazione con la Comunità Ebraica di Trieste, vedrà protagonisti l’Orchestra Abimà e la Civica Orchestra di fiati G.Verdi diretti Davide Casali, che eseguiranno i poemi sinfonici “Ballata per orchestra” e, prima assoluta “Dodici fanciulle: istantanee di un ballo“, due partiture rese disponibili grazie al Fondo Vito Levi nel Civico Museo Teatrale Carlo Schmidl.
Nato a Trieste il 10 agosto 1899, Vito Levi dapprima si dedicò allo studio del violino sotto la guida del Maestro Lionello Morpurgo e successivamente invogliato dal padre, anch’egli ottimo musicista, si diede allo studio della composizione sotto la guida di Ermanno Leban. Al termine della Prima guerra mondiale venne a vivere a Trieste l’operista Antonio Smareglia e Vito Levi ne diventò allievo; come saggio finale, a prova del livello raggiunto negli studi, nel 1921 presentò, in prima esecuzione, la partitura del poema sinfonico “Il Carso“, che ne rivelò l’indirizzo compositivo, da identificarsi nel linguaggio di un tardo romanticismo. Nell’autunno 1938, con l’emanazione delle leggi razziali, Levi, che era da poco sposato, perdette da un giorno all’altro il posto all’Ateneo musicale triestino dove insegnava composizione dal 1923 e di critico musicale presso “Il Piccolo” dov’era entrato nel 1926. Per sopravvivere dovette arrangiarsi con lezioni private e con traduzioni di libretti d’opera per la Breitkopf di Lipsia e per la Casa Giuliana di Trieste, usando lo pseudonimo Bruno Bruni. Dopo l’8 settembre 1943, si salvò dall’arresto e dalla deportazione in Germania riparando a Venezia dove rimase nascosto due anni nel terrore di venir scoperto. A guerra finita rientrò a Trieste, riebbe il posto al Conservatorio con l’incarico di Storia della musica e di Composizione e di critico musicale del nuovo giornale “La voce libera”. I suoi interventi critici per la vastità della cultura, memoria eccezionale e finezza del gusto di cui erano impastati, erano seguiti ed ascoltati con la massima considerazione; nella loro brevità, le sue critiche sono state esemplari per l’equilibrio di giudizio su compositori ed esecutori. Tutte queste vastissime conoscenze si sono poi manifestate ed evidenziate nelle lezioni di Storia della musica al Conservatorio e, ad altissimo livello, all’Università, nelle prolusioni alle opere liriche, nella presidenza dei Convegni europei “C. A. Seghizzi” di Gorizia, nell’ illustrazione di opere teatrali liriche e sinfoniche di Richard Strauss per il Terzo Programma della RAI (1968). A coronamento di tanta meritoria operosità, di una vita per la musica, gli fu conferita dall’Università di Trieste nel 1981, la Laurea in Lettere honoris causa. Ha avuto fra i suoi allievi Mario Zafred, Giorgio Cambissa, Raffaello de Banfield, Pavle Merkù, Giuseppe Radole, Luigi Toffolo, Ubald Vrabec, Edoardo Guglielminetti, mons, Giovanni Pigani, Guido Rotter, Vittorio Toniutti, Claudio Noliani, che formano un nucleo agguerrito nella scuola musicale triestina, oggi, più spesso che in passato, alla ribalta nazionale e internazionale.


