12.11.2019 – 08.30 – Anna Maria Cisint presenta querela. Queste le intenzioni del Sindaco di Monfalcone, che vuole procedere contro chi nei suoi confronti ha superato i limiti. La polemica con Cisint si è scatenata dopo la proposta, con delibera della giunta comunale, per stanziare 2mila euro per l’allestimento dei presepi nelle scuole di tutti i gradi della città, in previsione delle prossime festività natalizie. Un articolo sull’argomento, apparso su una testata locale, ha scatenato i commenti favorevoli e contrari da parte dei lettori, dando il via ad un botta e risposta più o meno cortese. Il Sindaco Cisint, chiamata in causa relativamente alla discriminazione nei confronti della cittadinanza di origine straniera, ha ritenuto diffamatorio il modo con cui alcune persone si sono espresse nei suoi confronti e le frasi di commento sotto l’articolo in questione, pubblicato qualche giorno fa.
Ora il primo cittadino di Monfalcone ha presentato regolare querela per diffamazione presso il Tribunale di Gorizia, indicando nome e cognome di coloro che secondo lei, avrebbero oltrepassato il limite. Sulla tradizione del Presepe torna la polemica legata al Natale e ai simboli che ruotano attorno a quella che non è solo una festa religiosa o dei consumi, ma una ricorrenza profondamente radicata nella cultura e nella storia italiana; che, come tale, non dovrebbe offendere nessuno. Il Presepe, in particolare, è proprio una cosa tutta italiana, dove ci sono a volte più tradizione, spiritualità e famiglia che religione stretta: celebre, fra gli altri, quello napoletano, all’interno del quale entrano tutta la vita e le figure di un anno che sta per finire. C’è anche chi ha semplicemente commentato che le scuole, di tutta l’Italia, avrebbero bisogno di ben più fondi da destinare alle attività, alle attrezzature o semplicemente alla carta per le fotocopiatrici piuttosto che al Presepe; c’è chi ha scritto altro, e la responsabilità per le parole diffuse attraverso la rete Internet e i Social Network possono essere un reato, punito anche severamente.
[f.f.]


