Sabrina De Carlo (M5S): le scelte del nuovo governo e i progetti per il Friuli Venezia Giulia

30.09.2019 – 08.49 – 5 settembre 2019, il governo Conte II entra ufficialmente in carica. Un lasso di tempo piuttosto breve quello trascorso da inizio mese a oggi ma, al contempo, sufficientemente ampio per chiarire fin da subito che con la nuova alleanza tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico a cambiare non sono soltanto (alcuni) volti, ma anche e soprattutto l’indirizzo politico dell’Italia, che ora si sposta decisamente verso un’altra rotta. Attraverso un programma comune, stilato in brevissimo tempo tra le parti coinvolte, il governo Conte-bis si accinge a intraprendere nuove strade: dalla lotta all’evasione fiscale al salario minimo, fino a una diversa gestione delle tematiche sociali – immigrazione, famiglie, disabilità, parità di genere e giovani – e una maggiore sensibilità verso le questioni ambientali. Fondamentale, con la formazione del nuovo governo, è stato il cambio di atteggiamento nei confronti dell’Unione Europea, con la quale i rapporti, fino a poco tempo fa particolarmente tesi, si sono ora rinsaldati. Il risultato, com’era già stato annunciato, è quindi una, più o meno, radicale discontinuità. A fare da protagonista in questo scenario in quanto partito di maggioranza, è ancora una volta il Movimento 5 Stelle stesso: Sabrina De Carlo, deputata alla Camera, ci racconta quali sono stati e quali saranno i cambiamenti in programma con il nuovo governo, e in che modo essi potranno influire sul futuro del Friuli Venezia Giulia.

Con il nuovo governo si può parlare anche di un “nuovo” Movimento 5 Stelle? 

“Il M5S rimane così com’era. Noi abbiamo i nostri principi e continuiamo a portarli avanti; come abbiamo fatto con la Lega, prima, continueremo a farlo anche con le persone con cui ci troviamo al Governo ora.”

Tuttavia, se si va a confrontare il vostro nuovo principale alleato di governo, il Partito Democratico, con quello di prima, la Lega, si può dire che siano due forze politiche diametralmente opposte. Come può essere che la vostra visione, in particolare per quanto riguarda i rapporti tra Italia ed Unione Europea, non sia in alcun modo cambiata?

“Su alcune cose, come ad esempio l’uscita dall’euro, il Movimento ha rivisto le sue idee. Tuttavia, negli anni è cambiato anche il panorama europeo stesso, ed è quindi ovvio che certe cose vadano allo stesso modo riviste in base alle necessità attuali. Inoltre, il M5S è un movimento nuovo, giovane, e sta quindi ancora crescendo: di conseguenza, tranne per quanto riguarda i nostri principi cardine, tutto il resto si forma anche in base a quelle che sono le esigenze delle persone”.

Il nuovo governo ha fra le sue fila un triestino, Stefano Patuanelli, neo ministro dello Sviluppo economico. Questo potrà in qualche modo riflettersi positivamente sul futuro del Friuli Venezia Giulia e di Trieste? 

“Con questo cambio di governo a livello regionale c’è stato sicuramente un guadagno, con un ministro, Stefano Patuanelli, che si è sempre dato molto da fare sia a livello comunale che parlamentare. Le azioni rivolte alla nostra regione si sono viste fin dal primo momento: il primo tavolo che ha convocato è stato infatti proprio quello sulla ferriera, al quale anch’io ho presenziato. Un segnale molto importante che mette in luce l’intenzione di puntare a questioni prettamente territoriali portandole avanti all’interno delle istituzioni”.

Il governatore Massimiliano Fedriga, la scorsa settimana, alla Conferenza delle Regioni a Roma, si è dichiarato intenzionato a richiedere “maggiori quote di autonomia” per il Friuli Venezia Giulia. Su questo, in che modo agirà il governo? 

“Noi con la Lega stavamo lavorando bene e, tranne per la questione TAV, sulla quale la nostra posizione in merito era nota, su tutto il resto abbiamo sempre trovato un accordo, e questo vale anche per le autonomie, che sono infatti attualmente inserite nel programma del nuovo governo. Quindi sicuramente si faranno. Tuttavia, quello su cui abbiamo insistito e su cui continueremo ad insistere è che non vadano a crearsi disuguaglianze tra le regioni e che quindi ci sia si un’autonomia, ma giusta”.

In merito alla questione del “No TAV”, che come ha appena sottolineato è da sempre stata una battaglia storica nonché uno dei pilastri del Movimento 5 Stelle, si è ora deciso di proseguire. Riconsidererete la vostra posizione in merito? 

“Noi abbiamo votato no, quindi la nostra posizione non cambia. Ovviamente però, per come sono strutturati il parlamento e la legge elettorale con cui siamo andati al voto ed entrati all’interno del parlamento stesso, è inevitabile che facciano testo anche le altre forze politiche. Tuttavia io credo fermamente che questo rispecchi anche un po’ la volontà del paese, perché, a parte il nostro elettorato, evidentemente una buona parte dei cittadini comunque era ed è a favore del TAV”.

Si è più volte discusso, anche recentemente, sull’efficentamento della linea ferroviaria Trieste-Mestre, attraverso un suo potenziamento o attraverso la sua costruzione in forma di treno ad alta velocità. Potrebbe esserci una concreta possibilità? 

“Io avevo parlato della questione TAV in Friuli Venezia Giulia con Cristian Sergo, assieme al quale avevamo incontrato RFI, a Roma, per capire nel concreto quali fossero gli eventuali possibili potenziamenti della linea. Noi abbiamo fatto per anni battaglie su questo tema e bisognerebbe anche qui fare un’analisi dei costi e benefici: probabilmente sarebbe più ingente il danno che si andrebbe a creare a livello ambientale con l’alta velocità, che l’effettivo risparmio in termini di tempo. Vanno quindi considerati molti fattori. Eventualmente si potrebbe pensare ad un potenziamento della tratta, ma bisogna prima valutare il progetto.”

L’immigrazione è una delle tematiche centrali di cui lei si occupa. Il 23 settembre è stato raggiunto un accordo – che coinvolge attualmente solo quattro paesi, ed è una bozza – che prevede una ridistribuzione dei migranti arrivati in Italia o a Malta, o soccorsi in mare lungo la rotta del Mediterraneo centrale da navi militari o da Ong. Ancora una volta però, non sembrano essere stati presi in considerazione gli arrivi via terra, che riguardano inevitabilmente e soprattutto anche il Friuli Venezia Giulia. 

“Trovo anch’io assurdo che non si parli mai degli arrivi via terra, e soprattuto della rotta balcanica: in questo primo anno ho continuato a sottolineare il fatto che il problema non è soltanto quello di cui si parla costantemente, cioè gli arrivi via mare. Tuttavia, la questione, nel cui merito sono intervenuta tramite un’interrogazione, una mozione ed ora attraverso un’altra interrogazione specifica, è che su questo fenomeno non ci sono ufficialmente dei dati pubblici: abbiamo tutti i dati riguardanti gli sbarchi, ma sugli arrivi via terra non ci sono numeri ufficiali, non sono mai stati pubblicati dal Ministero dell’Interno. Va però anche aggiunto che i numeri informalmente ci sono: noi sappiamo che i dati risultano essere molto simili a quelli degli sbarchi. Renderli pubblici e ufficiali sarebbe quindi una cosa utile anche per affrontare il problema in modo strutturale e per cercare di capire come agire prima che diventi un’emergenza a tutti gli effetti. Si tratta di una bomba ad orologeria che potrebbe scoppiare da un momento all’altro”.

In Friuli Venezia Giulia, tuttavia, alcuni provvedimenti per cercare di tamponare la situazione erano già stati presi, ad esempio il protocollo sui rimpatri volontari, su cui lei però aveva sollevato dubbi.

“Sui rimpatri volontari, se noi diamo denaro affinché le persone tornino nel loro paese e magari aprano un’attività senza che venga però effettuato un controllo su come il denaro viene gestito e a cosa viene destinato, non è anche probabile che esse siano più incentivate ad arrivare qui appunto solo per prendere questi soldi e poi tornare al proprio paese? Inoltre, per quanto riguarda i patti sottoscritti, il punto che non mi è chiaro è che si era parlato anche del fatto che questo nuova modalità di gestione fosse già attiva in altre regioni d’Italia, citando dati che riportavano il rimpatrio di 130 persone; ma io non ho trovato un riscontro”.

Sempre sul tema immigrazione lei sta ora avviando un importante progetto. Di che cosa si tratta? 

“Il progetto, che durerà circa un anno e si è già avviato con una prima tappa a Lampedusa, è principalmente rivolto all’accoglienza e alla gestione della situazione dei migranti. Il passo successivo, che riguarderà sostanzialmente la cooperazione allo sviluppo e che è strettamente legato all’immigrazione, sarà quello di recarsi intanto nei paesi coinvolti negli sbarchi e negli arrivi via terra: il mese prossimo sarò in Bosnia, dopodiché si procederà verso tutti i nostri confini a nord, nonché verso i paesi che si affacciano sul Mediterraneo. I primi tre mesi saranno quindi a scopo conoscitivo; durante questo periodo incontreremo le parti coinvolte sia a livello istituzionale che della società civile, raccogliendo informazioni e, successivamente, attraverso altri incontri pubblici sul territorio, inizieremo a raccontare tutto quello che abbiamo visto e che si può fare, cercando di raccogliere anche dalle persone delle istanze da portare all’interno delle istituzioni per effettuare delle azioni concrete allo stesso modo”.

Lei ha parlato di accoglienza. Attraverso questo progetto si cercherà di riaprire il discorso dell’integrazione, passato in secondo piano con l’ultimo governo?

“Uno degli errori commessi è stato proprio sottovalutare questo aspetto; con i tagli fatti fino ad oggi la parte principale che si è andata ad eliminare è infatti stata quella riguardante l’integrazione. Questo è un problema enorme, che io rivolgo sempre sul piano delle sicurezza: se si formano le persone facendo loro conoscere quelle che sono le nostre usanze, la nostra cultura e l’Italia in generale, e quindi integrandoli, ci sarebbero ovviamente delle conseguenze positive per tutti quanti; ma se al contrario non si investe in questo ambito, alla fine i problemi di sicurezza potrebbero facilmente verificarsi per davvero, sia per gli ospiti che per i cittadini italiani. L’idea è quindi quella di, anche attraverso il coinvolgimento di esperti del settore, far avvicinare le persone lasciando da parte i sentimenti negativi su cui si è battuto finora, sviluppando invece un certo tipo di curiosità che consenta di interpretare il fenomeno anche sotto un altro punto di vista. Questo servirà a fare un po’ di chiarezza sul fenomeno, raccontando senza alcun tipo di filtro tutto quello che succede; e poi, intervenendo anche con atti specifici all’interno del parlamento, a fare qualcosa per migliorare la situazione.”

Nuova Via della Seta con Trieste al centro: il Movimento 5 Stelle ha sostenuto, fin dal principio, gli accordi con la Cina. La vostra posizione in merito è rimasta la stessa?

“Assolutamente si. Nella Nuova Via della Seta io vedo una grande prospettiva di crescita sia per il territorio di Trieste e del Friuli Venezia Giulia che per tutta la nazione; Trieste diventa in questo modo la porta d’Europa, e si apre un mondo di prospettive e di crescita. La cosa che noi abbiamo pagato tantissimo in questi anni è che ai tavoli con la Cina si sono sempre sedute persone che evidentemente non avevano come obiettivo quello di fare gli interessi dell’Italia, tant’è che, nel momento in cui si è arrivati a mettere le persone giuste al posto giusto, si è mosso subito qualcosa. Quella della Nuova Via della Seta è un’occasione enorme, ed è assurdo che la Lega inizialmente non la comprendesse, opponendosi”.

Tra i buoni propositi del nuovo governo è stata dichiarata da entrambe le parti una volontà di porre maggiore attenzione alle nuove generazioni. Concretamente, che cosa significa? 

“Noi paghiamo veramente tanto le politiche attuate in passato: già in campagna elettorale raccontavo spesso che la maggior parte dei miei amici, nonché ex compagni di università e anche parenti, sono stati costretti a lasciare l’Italia e ad andare all’estero. Diciamo quindi che l’idea principale, già avviatasi in precedenza durante l’esperienza di governo con la Lega, è di inserire degli incentivi affinché i ragazzi siano invogliati a rimanere nel nostro paese e che quelli usciti siano invece stimolati a rientrare”.

Le difficoltà economiche e lavorative, tuttavia, non hanno colpito solo i giovani. La realtà è che molte persone di mezz’età si scontrano con numerose difficoltà nel momento in cui cercano di reinserirsi nel mondo del lavoro. 

“In questo primo anno e mezzo abbiamo fatto tantissime cose e forse anche un po’ troppe: alcune avremmo potuto farle con un po’ più calma e meglio. È stato intanto fatto il Reddito di Cittadinanza, che viene spesso sottovalutato, ma che se verrà potenziato potrà diventare una risorsa enorme per tutte le fasce d’età, nonché per le imprese. In questa legge di bilancio, infatti, si lavorerà molto anche per potenziare gli strumenti che sono già stati avviati e si studieranno altre modalità per soddisfare tutte le esigenze. Sono state fatte molte cose e molte sono ancora da fare”.

Si è appena svolto il terzo sciopero globale del movimento “Fridays For Future”. La questione ambientale è sicuramente uno dei pilastri principali del Movimento 5 Stelle, ed ora, sembrerebbe, anche del nuovo governo. Per il clima, che cosa farete? 

“L’ambiente è uno dei temi su cui fin dall’inizio si è fondata l’azione del Movimento. Attualmente sono stati fatti dei passi avanti, ad esempio con l’approvazione della legge ‘Salvamare’ del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, una misura su cui abbiamo spinto tantissimo. A metà novembre ci sarà invece l’iniziativa ‘Alberi per il futuro’, attraverso la quale si vanno a piantare degli alberi, e che potrebbe essere, secondo alcuni studi, una strada per iniziare a contrastare i cambiamenti climatici. Inoltre, come Movimento nel corso degli anni abbiamo fatto tantissime attività di pulizia dell’ambiente stesso a livello di comunità e continuiamo tutt’ora a farle. Sono tantissime le cose che abbiamo in mente, ma si deve agire soprattutto a livello europeo indirizzandosi verso un altro modo di vivere il rifiuto, interpretandolo come risorsa. Su questo tema c’è la volontà politica sia da una parte che dall’altra”.

Lei fa anche parte della Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa. Proprio l’Assemblea ha votato qualche mese fa per la riammissione dei parlamentari russi, esclusi a causa dell’annessione, cinque anni fa, della penisola di Crimea, già territorio ucraino, a cui seguirono le sanzioni nei confronti di Mosca. La Russia è un partner europeo o un avversario? 

“Ci sono stati già molti problemi nel Consiglio d’Europa, in particolare perché la Russia, a seguito delle sanzioni e toltagli la possibilità di incidere a livello di voti all’interno del Consiglio stesso, aveva deciso di sospendere il contributo economico che aveva dato fino a quel momento. Per un anno e mezzo si è quindi andati avanti a discutere su questo punto decidendo infine di dare alla Russia una possibilità, nonostante le polemiche e le proteste seguite, soprattutto da parte dell’Ucraina [ndr. l’Ucraina ha annunciato che sospenderà la propria partecipazione ai lavori dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa]. Ora sarà possibile per il Consiglio d’Europa garantire nuovamente l’attività. In ogni caso va detto che, per quanto riguarda l’Italia, il nostro rapporto con la Russia è sempre stato buono; chiaramente a livello europeo ci sono altri equilibri. Nel prossimo Consiglio d’Europa vedremo scene interessanti”.

[Sabrina De Carlo è nata nel 1988 a Latisana, in provincia di Udine. Dal 27 marzo 2018 è iscritta al gruppo parlamentare del Movimento Cinque Stelle. Vive a Trieste, è membro della Camera dei Deputati, eletta nella circoscrizione Friuli Venezia Giulia; dal 2018 fa parte della III Commissione Affari esteri e comunitari e da settembre 2019 della I Commissione Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni. È inoltre membro della Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa, commissione migrazioni]

 

Nicole Petrucci
Nicole Petruccihttps://www.triesteallnews.it
Giornalista iscritta all'Ordine del Friuli Venezia Giulia. Direttrice responsabile

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