Quella volta che Dequan Jones si presentò a Cantù

7.9.19 – 10.06 – C’era curiosità di sentire le prime parole in biancorosso di Dequan Jones, se non altro perché ha giocato in NBA senza sfigurare per niente (anche se l’esperienza agli Orlando Magic risale a sei anni fa), oltre a conoscere già la realtà italiana. Nella presentazione ufficiale di giovedì ha dato l’impressione di avere idee chiare e per niente banali e a ben guardare, in mezzo alle consuete frasi di un giocatore alla prima conferenza stampa in una nuova squadra, ci sono passaggi che colpiscono l’attenzione perché dicono qualcosa su di lui, sia come giocatore che come persona.

Non è la prima volta che “DJ” si presenta a una piazza italiana, lo fece già a Cantù. Allora raggiunse il ritiro biancoblu a inizio settembre 2014, era un ventiquattrenne alla prima esperienza fuori dagli USA e pochi giorni prima si era sposato. Non poteva sapere che cinque anni dopo sarebbe tornato nella penisola, stavolta fresco di paternità. Appena arrivato alla corte di Sacripanti, Jones esordì con una frase di prassi molto simile a quella sentita giovedì: “Mi hanno parlato di una società molto seria in una città che vive di basket, con una ricchissima tradizione cestistica, e quindi una piazza ideale per giocarci”. La parte saliente viene dopo: “Vorrei che a fine anno tutti gli altri giocatori della squadra mi considerino il miglior compagno che uno possa avere; se sarà così vorrà dire che ho mostrato lo spirito giusto, quello che serve per vincere le partite e avere una stagione ricca di soddisfazioni per tutta la squadra”.

L’occhio di riguardo per l’aggregazione con la squadra il nativo della Georgia ce l’aveva già da allora e negli anni successivi questa idea si è mantenuta, trasformandosi con l’esperienza degli anni passati in giro per l’Europa, l’Oriente e gli States che lo ha portato due giorni fa, nella sede di Orion Spa, a dire di avere “la potenzialità per vestire i panni del leader di questa squadra”. Nelle scelte dei giocatori Dalmasson valuta prima di tutto la capacità di inserirsi nel meccanismo, a livello prima umano e poi tecnico e il caso di Wright, l’anno scorso molto più di un semplice play ne è l’emblema.

Proprio Wright, nelle settimane prima dell’inizio del campionato scorso, in mezzo tanti che si auguravano una salvezza senza patemi, a dire chiaramente che Trieste poteva puntare ai playoff. Un anno dopo, ma in un contesto di aspettative non molto dissimile, Jones non si è nascosto: “sono convinto che abbiamo le potenzialità per fare i playoff”. Se c’era curiosità prima, adesso c’è grande voglia di vederlo in campo.