Primo giorno di scuola: c’è anche per il prof

10.09.2019 – 11.00 – Mi ricordo ancora il mio primo giorno di scuola come insegnante. Tremavo, nel vero senso della parola ma non volevo né dovevo darlo a vedere. Grondavo sudore. Ma mi ero vestita di nero, così nessuno se ne sarebbe mai accorto. Ero capitata in una classe quinta a febbraio, dunque a scuola già iniziata. Il preside di allora sperava io accettassi la supplenza perché la docente, che era stata chiamata prima di me, aveva rinunciato.

Ore 7.30 pronta per uscire di casa. Arrivata a scuola percorro il corridoio che mi sembra infinito. La classe è proprio l’ultima. Rimango sulla soglia in silenzio, senza dire una parola, aspettando che gli studenti si accorgano di me e si alzino. Ci vogliono almeno dieci minuti perché capiscano. Alla fine ce la fanno.

Dopo una brevissima presentazione inizio la lezione e al termine concludo dicendo: “E domani interrogo”. Ed esco nel silenzio più assoluto. Era l’unico modo che conoscevo per farmi rispettare e per non mostrare la mia paura e la mia totale inesperienza.

Se ripenso a quel momento non posso che sorridere. Non sarebbe più riproponibile. Sono cambiata io ma sono cambiati anche gli studenti. E di questo occorre prenderne atto. Quelli a cui insegno ora non sono né migliori né peggiori di quelli di un tempo, sono semplicemente diversi e con altre esigenze.

Però mi aspetto sempre che gli studenti si alzino in piedi, non per ossequio nei miei confronti né per esercitare una forma di autoritarismo ormai datata ma per segnare l’inizio di un passaggio che è fatto anche di gestualità.

Certo lo sappiamo tutti che l’alzarsi in piedi non è sinonimo di rispetto e che questo deve essere reciproco e si costruisce nel tempo, ma come disse un mio studente un tempo: “Prof ma lei lo sa che voi insegnanti vi giocate tutto il primo giorno di scuola? Noi studenti vi scansioniamo e capiamo subito cosa possiamo e cosa non possiamo fare ma soprattutto quanto valete”. Affermazione sicuramente forte ma, di certo, non priva di fondamento.

Ci vuole carisma, passione, capacità di ascolto. Ma gli insegnanti hanno bisogno di essere nutriti. E non bastano i corsi di aggiornamento, il confronto con i colleghi. Occorre anche il contributo degli studenti che, con i loro interventi, proposte, stimoli, contribuiscono alla crescita del docente.

Trovare un simile connubio non è certo né facile né scontato. Ma è la sfida che attende noi docenti che ci troviamo a dover lavorare con studenti sempre più interattivi, tecnologici e multimediali.

Che sia un anno di crescita, per tutti.

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