Pordenonelegge, record di presenze nell’Italia dei libri da scaffale

23.09.2019 – 17.42 – A Pordenone la 20ma edizione dell’attesa e amata fiera Pordenonelegge si chiude con un record di presenze di 150mila persone, fra i quali oltre 12mila studenti, un dato molto incoraggiante che fa da sprone a chi fra gli organizzatori immagina già per il futuro un cartellone ancora più ricco dei 5 giorni e degli oltre 350 appuntamenti e 650 protagonisti di quest’anno. Pordenonelegge, che rappresenta uno degli appuntamenti più belli del Friuli Venezia Giulia ed è ormai un importante volano di visibilità e di promozione per la città di Pordenone stessa, fotografa una regione interessata ai libri: un Salone del Libro di Torino in miniatura ma già consolidato sul territorio e con pari dignità e possibilità di sviluppo.

Se la soddisfazione per il risultato di Pordenonelegge sottolinea un dato molto positivo a livello regionale, altrettanto positiva non è la situazione generale del libro in Italia. I dati dell’AIE, Associazione Italiana Editori, dipingono un quadro impietoso, con un calo nel 2018 di un sonoro quasi mezzo punto percentuale, 0.4 per cento. I libri, in Italia, si acquistano ancora, e per la maggior parte nelle librerie, anche se via via crescono anche gli acquisti online: è aumentata, inoltre, e di un significativo 1 per cento rispetto al 2017, la percentuale di lettori che si affida alla libreria più amata o a quella cittadina e addirittura rionale rispetto alle grandi catene. Una buona notizia, soprattutto per i piccoli editori indipendenti; se fosse però supportata da valori di pubblico che facciano ben sperare. E non lo è. Metà degli italiani infatti, 30.2 milioni di persone, in tutto lo scorso anno non ha letto neppure un libro, e solo 5 milioni hanno letto più di un libro al mese. Sulle fasce d’età vanno alla grande i bambini, con una percentuale del 91 per cento di lettori fra i 4 e i 9 anni, ma anche gli adolescenti, con un 88 per cento: poi, via via, la percentuale scende fino a crollare dopo i 65 anni a un misero 23 per cento. E nel sud Italia, legge un libro solo il 27 per cento della popolazione, pur tenendo presente che, nelle statistiche, Francesco Totti e Chiara Ferragni hanno lo stesso valore di Tolstoj e Jack Kerouac. L’anno appena trascorso relega alla fine l’Italia agli ultimi posti nella classifica per numero di lettori, accompagnata da Grecia e Portogallo, mentre Svezia, Germania, Regno Unito e paesi del nord Europa occupano le prime posizioni. Certo lassù al nord fa più freddo e si sta più in casa, eppure forse come giustificazione non basta. Con buona pace dei saloni e delle fiere del libro, in cui più che il libro sembrano ormai contare gli ospiti e gli eventi collaterali e dove il libro è forse diventato un oggetto da regalo che non verrà mai aperto, l’Italia conferma il suo status di paese in cui un successo, per un nuovo scrittore, è vendere 250 copie, pur se di libri nel nostro paese se ne stampano una marea, pronti a finire al macero come invenduti: un libro quasi per tutte le occasioni. Libro da scaffale, però; non da lettura. Il resto è aperitivo.

[r.s.]

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