28.09.2019 – 09.55 – Trieste Next non indietreggia dallo sporcarsi le mani con la politica e l’attualità, proponendo, proprio il primo giorno, un tema difficile quale la sicurezza dei ricercatori all’estero. Il riferimento è a Giulio Regeni, il giovane triestino torturato e ucciso in Egitto ancora nel 2016, il cui caso rimane aperto. A questo proposito Sara Tonolo, docente di Diritto internazionale e direttrice del Dipartimento di Scienze Politiche dell’ateneo triestino, ha proposto in un incontro pubblico “uno statuto internazionale dei ricercatori“. Questi, alla pari dei giornalisti, andrebbero protetti quando impegnati in zone pericolose e/o delicate. Un’operazione potenzialmente realizzabile grazie alle organizzazioni internazionali, che potrebbe partire proprio dall’Università giuliana.
Non è una questione nuova, come lo stesso caso Regeni: l’Università stessa, ha informato la prof.ssa Tonolo, ha un’attenzione “altissima” sui propri ricercatori impegnati al di fuori dell’Italia. Intanto, andrebbero quanto meno applicate le “norme consuetudinarie e convenzionali” previste dal diritto internazionale.
Attualmente l’Università propone, per qualsiasi ricercatore impegnato all’estero, la lettura del volume “Sicurezza Accessibile. La sicurezza sul lavoro dei ricercatori in zone a rischio geopolitico. Cos’è la normalità tra intelligence e terrorismo?” il quale sebbene non sia utile quanto l’esperienza in prima persona, quantomeno rende consapevole l’accademico di quali pericoli lo attendano nelle zone “sensibili”.


