Asili nido e famiglie, Friuli Venezia Giulia: “Soddisfazione per un cambiamento culturale”

23.09.2019 – 15.53 – Particolare soddisfazione del governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, di fronte ai numeri che arrivano dalla direzione dell’assessore all’Istruzione Alessia Rosolen e che riguardano il sostegno alle famiglie con figli e gli asili nido della regione. Scopo dell’incontro di questa mattina con la stampa proprio quello di fare il punto sulla situazione delle politiche sulla famiglia seguite alla prima legge di bilancio, poi implementate nel corso dell’anno dalla giunta regionale, e degli effetti che esse hanno finora avuto nel quadro di quello che Fedriga ha sottolineato come un intervento efficace nei confronti dei cittadini della regione. Per quanto riguarda le misure sugli asili, l’intervento corrisponde a un incremento pari a tre volte rispetto agli anni precedenti, per uno stanziamento di 22 milioni di euro, ai quali si sommano i 10,5 milioni del cosiddetto ‘bonus bebè’ – che sono stati mantenuti e aumentati – e altri 3 milioni di euro del fondo sociale europeo, destinati alle fasce della popolazione più a rischio, per un totale di più di 35 milioni di euro complessivi. “Le misure sugli asili nido”, ha spiegato Fedriga, “sono state fra misure cardine dell’ultima legge di bilancio. È stato introdotto per la prima volta in Friuli Venezia Giulia un contributo di 600 euro, commisurato al tempo che il bambino passa nell’asilo nido e traguardato al tempo pieno e alle famiglie che hanno 50 mila euro di indicatore ISEE. Un sostegno per la famiglia stessa, quindi, e non una misura di contrasto alla povertà. Una scelta di carattere forte”. Si è passati da poco meno di 2700 domande di sostegno per l’anno educativo 2018-2019, a circa 3800 per l’anno entrante 2019-2020, con un aumento quindi di 1100 domande pari al 41 per cento.

Le politiche di sostegno cercano anche di dare una risposta al crollo demografico che il Friuli Venezia Giulia sta vivendo da diversi anni. “Ho la convinzione”, ha sottolineato Fedriga, “che le misure di carattere economico non risolvano totalmente il problema. Credo sia necessario portare avanti anche un processo culturale. Il modello sociale è cambiato: la famiglia è meno numerosa rispetto al passato e costituita da molti più nuclei che hanno solo papà e mamma. Questo incide notevolmente”. Da qui la volontà della giunta regionale, come ente pubblico, di aiutare le famiglie in maniera strutturale, mettendo al primo posto quelle composte da italiani: “La crisi demografica riguarda principalmente i cittadini residenti e in particolar modo quelli italiani: questo è un dato oggettivo”. Le recenti misure regionali come l’istituzione del criterio dei 5 anni di residenza per l’accesso ai contributi hanno portato quindi, secondo Fedriga, a risultati molto positivi: “Per il primo figlio, ha raggiunto il 94 per cento di cittadini italiani, e l’88 dal secondo figlio in poi: fa parte del quadro 10-90, fra italiani inclusi i non residenti e stranieri, che fotografa secondo noi l’equilibrio e l’attenzione necessaria ai nostri cittadini. Siamo riusciti finalmente a rimettere una proporzione adeguata per quanto riguarda l’accesso ai contributi regionali, evitando situazioni di squilibrio che sono ancora presenti ad esempio nelle graduatorie ATER. Vorrei quindi ringraziare l’assessore Rosolen per l’impegno profuso e i concreti risultati ottenuti. Forse già a fine anno, più probabilmente all’inizio dell’anno prossimo, porteremo in aula la legge quadro sulla famiglia, dove riusciremo a mettere insieme tutte queste misure e ne rivedremo qualcuna per poter essere ancora più efficaci”.

Soddisfazione pienamente condivisa da Alessia Rosolen, che ha posto l’attenzione proprio sulla trasformazione culturale a sua opinione in corso in Friuli Venezia Giulia, che ha già mostrato segni concreti. “Fino all’anno scorso”, ha spiegato Rosolen, “gli aiuti alla famiglia sull’infanzia, la fascia da 0 a 36 mesi, erano delegati ai servizi sociali, come se nel caso di famiglia e genitori si parlasse di bisogno e basta. Aver invece costituito una direzione alla quale è stato dato il compito di rendere omogenei ed effettivamente attuati tutti gli interventi dedicati alla famiglia è stato un passo avanti fondamentale per poter conciliare le esigenze economiche dei genitori con il lavoro e i momenti familiari. È stato importante aver elevato anche il limite ISEE, concentrando sul bambino il bisogno educativo e l’inizio del percorso pedagogico, senza dimenticare le famiglie più deboli alle quali abbiamo comunque continuato a riservare parte del fondo sociale europeo che va ad aggiungersi ai fondi regionali a disposizione, triplicati rispetto agli anni precedenti. È questo a essere, oltre che un atto politico, anche un atto culturale“. L’assessore Rosolen, dopo aver fatto il punto sul sostegno economico, è passata a parlare anche delle strutture per l’infanzia. “Dopo quindici anni in cui ogni anno la decisione veniva rinviata all’anno successivo, abbiamo iniziato il percorso di accreditamento di tutte le strutture. Un ‘bollino regionale’ delle strutture che si occupano dei nostri bambini, a garanzia della qualità del progetto pedagogico ma anche del luogo e della qualità del personale che vi lavora. Sul ‘Bonus Bebè’ “, ha aggiunto ancora Rosolen, “pensiamo di modificarlo e di ampliarlo: abbiamo dato maggiore sostegno alle madri che hanno figli minori di cinque anni, e siamo intervenuti anche in aiuto ai professionisti per garantire anche a loro l’accesso alle misure previdenziali per i loro bambini. Questo farà parte del quadro complessivo che costituirà la base per una legge per la famiglia, che raccoglierà tutte le forme d’attenzione che la regione Friuli Venezia Giulia mette sulla stessa: vorrei dire nell’età da 0 a 100, e quindi durante l’intero corso della vita”.

Per quanto manchino ancora posti all’interno delle strutture accreditate o che si devono accreditare presso la regione, il Friuli Venezia Giulia è una delle poche nelle quali si arriva quasi al 33 per cento di disponibilità dei servizi per la prima infanzia richiesto dall’Unione Europea, con la maggior parte delle altre regioni italiane ampiamente sotto il 20 per cento. Le strutture per l’infanzia in tutto il Friuli Venezia Giulia sono 265 su una popolazione di bambini di circa 25 mila. La ricettività è di circa 8 mila posti complessivi: si arriva così al 32,5 sulla popolazione di riferimento rispetto al citato obiettivo europeo del 33 per cento. “Abbiamo chiesto”, così ancora Rosolen in conclusione, “di poter avere come dato anche o una situazione di occupazione dei genitori o una registrazione di disoccupazione al centro per l’impiego: il dato di non registrazione delle donne straniere è infatti particolarmente elevato. Penso questo possa essere per loro un incentivo”.

[r.s.]

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