Area Science Park: Hpv, arriva Ladymed il primo test in autoprelievo

13.09.2019 – 12.40 – L’eccellenza dell’Area Science Park di Trieste si riconferma ancora una volta, sviluppando il primo test non invasivo ed in autoprelievo per il Papilloma virus umano (Hpv), causa dell’insorgenza del tumore al collo dell’utero, che in Italia colpisce all’incirca 2.200 donne ogni anno. Il test, messo a punto da una squadra di giovani ricercatori, tutti under 35, guidati da due biologi molecolari della startup Ulisse BioMed, Bruna Marini e Rudy Ippodromo, è frutto di lunghe ricerche svolte nell’Area Science Park e darà per la prima volta la possibilità a tutte le donne “non rispondenti” agli screening di prevenzione, di rilevare in modo semplice il virus, aumentando le azioni di monitoraggio e prevenzione. Grazie a studi condotti in collaborazione con il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, l’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste e il Policlinico Universitario Campus Biomedico di Roma, il test ha completato nei mesi scorsi la validazione clinica per la marcatura CE ed è da pochi giorni in commercio ed ora disponibile nelle farmacie.
Ladymed, questo il nome del primo kit diagnostico al mondo, è inoltre in grado di genotipizzare il virus, fornendo quindi precise indicazioni sul ceppo presente nell’infezione.

 

Bruna Marini e Rudy Ippodromo

“L’idea è nata da una mia domanda personale – racconta Bruna Marini – dovevo fare il Pap-test e mi sono chiesta ‘possibile che non c’è un’alternativa, un metodo meno invasivo o basato sull’autoprelievo? Questo mi ha dato lo spunto per l’avvio di una ricerca che ha portato alla realizzazione del nuovo kit diagnostico.
“Il Pap-test o i test molecolari – spiega Rudy Ippodrino – sono basati su un prelievo di cellule appartenenti al tessuto della cervice uterina e quindi sono intrinsecamente più invasivi. Il nostro test invece si effettua su un campione di muco vaginale che di per sé è molto facile dal punto di vista dell’autoprelievo”.

Dopo il successo di questo primo progetto di sviluppo, Marini e Ippodrino sono ora impegnati nella realizzazione di nuove tecnologie nel campo della diagnostica umana ed in particolare stanno lavorando a nanointerruttori – prossimi all’avvio del percorso di validazione clinica che precede l’arrivo sul mercato – in grado di rilevare istantaneamente la presenza di biomarcatori proteici con lo scopo di utilizzarli su apparecchi simili ai glucometri usati per la misura della glicemia nei pazienti diabetici.

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