31.08.2019 – 08.14 –… la nave più magnifica…” Il diario di un’adolescente australiana, Mary Caroline “Minnie” Mann, così descriveva in data 16 novembre 1858 la SMS Novara, all’ancora presso il porto di Sidney. La ragazzina – figlia di un ingegnere navale residente nella città – aveva avuto modo di visitare la fregata con un tour esclusivo, dove allo sbattere dei tacchi degli ufficiali si erano succedute le uniformi dell’equipaggio e gli sguardi a quattro occhi dei tanti scienziati a bordo.
La fregata – riparatasi a Sidney dopo essere stata sballottata dalle onde da un tifone al largo della costa cinese – aveva impressionato grandemente i locali. La sua colorata livrea, così come le sue dimensioni erano un grido lontano dai brutti anatroccoli inglesi e americani. E quella bandiera a strisce bianco e rosse non era come la Union Jack il simbolo insanguinato di una gun boat policy, di un colonialismo senza freni, di un tossico commercio dell’oppio. Al contrario, rappresentava l’eredità di un impero plurisecolare giunto in Austrialia per una missione scientifica e culturale. Una bandiera di pace, quell’aquila: simbolo di una civiltà europea superiore al mercantilismo angloamericano. La fregata Novara, all’epoca, era a metà della spedizione scientifica che l’avrebbe consacrata alla storia: una circumnavigazione del mondo con lo scopo di esplorare e raccogliere reperti e campioni per il progresso dell’umanità. Tra le maggiori spedizioni scientifiche tutt’ora mai tentate, la Novara festeggia quest’anno i cento sessant’anni dall’epica impresa (1859-2019).
Oltre che per il suo valore culturale e scientifico, quella della Novara fu una delle ultime, grandi, imprese di una fregata, ovvero di una nave da guerra a vela. Come la stessa SMS avrebbe scoperto negli anni a venire con l’aggiunta di un motore, era ormai iniziata l’era dell’energia a vapore applicata alle grandi navi. Quello della Novara non è dunque solo una ricorrenza scientifica, quanto navale in senso proprio: il canto del cigno della fregata.

La costruzione della Novara fu una diretta conseguenza della passione con la quale l’Arciduca Federico Ferdinando, nominato comandante della Marina nel 1844, inseguì il sogno di un’Austria padrona dei mari. Una lotta difficile, perché ostacolata dalle casse vuote degli Asburgo, dalle pastoie della burocrazia e infine dal disinteresse dell’Ungheria. Vienna stessa era lontana dal mar Adriatico e solo lo sviluppo portentoso delle città costiere, in primis Trieste, dava ragione all’Arciduca.
Insistere a corte, tuttavia, diede i suoi primi frutti nel 1843, quando la Minerva – il primo nome della Novara – iniziò a essere costruita all’Arsenale di Venezia. Sarebbe stata una grande fregata per le azioni di guerra, lo stato dell’arte dell’ingegneria navale dell’epoca. L’improvvisa morte di Federico (a soli 26 anni) vide succedervi l’Arciduca Ferdinando Massimiliano, altrettanto convinto sostenitore di una Marina forte e moderna. La Minerva, intanto, continuava a venire lentamente costruita. Durante il 1848 la fregata perse il titolo di Minerva e divenne per mano dei veneti insorti una banale “Italia”, ma prima che venisse costretta a combattere i suoi stessi committenti, Venezia ripiombò in mano austriaca.
Il generale Radetzky aveva infatti umiliato le truppe del re Carlo Alberto con la schiacciante vittoria di Novara (12 marzo 1849). Quando l’auto proclamata repubblica ritornò sotto l’Austria, la fregata “Italia” divenne così la SMS Novara.
Finalmente il 4 novembre 1850 la nave veniva varata: una fregata con tre alberi, 42 cannoni, 76,79 m di lunghezza, un dislocamento di 2107 tonnellate, capace di ospitare fino a 403 uomini. La Novara era agile e letale, ma il suo essere bellico non ne pregiudicava la bellezza. Non solo l’Arciduca Massimiliano, ma anche altri membri della famiglia reale sarebbero stati cresciuti quali cadetti all’ombra degli alberi della fregata, la quale vantava così interni raffinati e sontuosi, con tappeti e mobili di lusso.
Quale ricordo dell’Arsenale, una delle due barche della fregata era inoltre una gondola veneziana, pienamente funzionante. Non era solo pertanto una nave da guerra, quanto un simbolo della rinnovata potenza navale austriaca. Se oggigiorno può sembrare “strano”, andrebbe ricordato come fino alla Prima Guerra Mondiale l’Austria-Ungheria vantasse la sesta più grande flotta del mondo.

La fregata SMS Novara prima della spedizione, nel 1856. Alcuni dei boccaporti per i cannoni erano stati riconvertiti a finestre.

La SMS Novara è sempre stata di casa a Trieste: sebbene venga ricordata per aver riportato in patria il corpo di Massimiliano d’Asburgo dopo la tragica avventura messicana, il legame risale a molto prima, all’epoca della sua costruzione. Quando la fregata venne infatti completata, fu proprio Trieste a essere designata come porto della SMS Novara assieme a Pola.
La pace che seguì alla Primavera dei Popoli – il 1850 – convinse Vienna a incaricare la sua fregata a eseguire un viaggio intorno al mondo: una spedizione scientifica prima di tutto, ma senza dimenticare un ruolo di ambasciatore della Marina austriaca. Non solo la SMS Novara avrebbe compiuto un epico viaggio intorno al globo, ma avrebbe anche stretto accordi commerciali, alleanze politiche e avrebbe incontrato le diverse minoranze dell’impero nei più remoti angoli del pianeta, con una speciale attenzione alle colonie tedesche.
Una tradizione – quella della spedizione scientifico-naturalistica – che risaliva al XVIII secolo: ricordiamo infatti l’Endeavour del capitano James Cook, l’HMS Beagle del capitano Fitzroy, con Charles Darwin impegnato alle isole Galapagos, l’Astrolabe della Francia, l’USS Peacock e l’HMS Challenger per gli Stati Uniti.
L’Arciduca Massimiliano, entusiasta dell’idea, trovò un sostenitore nella figura dello scienziato tedesco Alexander von Humboldt, il cui favore giocò un ruolo fondamentale per far partire la spedizione. La fregata, venne deciso, avrebbe navigato il mondo dando speciale rilievo alle terre dell’Estremo Oriente e dell’Oceano Pacifico.

Il comando venne affidato al capitano Bernhard von Wüllerstorf-Urbair, già direttore dell’Osservatorio di Marina e professore di astronomia presso l’Accademia Navale di Venezia. Non solo un uomo di mare, ma un oceanografo, idrografo, meteorologo e geofisico, Berhnard era l’uomo giusto al posto giusto.
La spedizione, si decise, doveva avere un suo cronista: un compito affidato a Karl Ritter von Scherzer che era anche topografo, geografo, etnologo ed economista. Vienna gli affidò il compito di studiare i nuovi mercati, specie nelle colonie, con l’idea di allargare la sfera d’influenza imperiale.
Molto noto era anche il Dr. Christian Gottlieb Ferdinand Ritter von Hochstetter, specialista in mineralogia, geologia e paleontologia, membro del Servizio Imperiale Geologico d’Austria.
La spedizione mirava a cacciare e catturare nuove e rare specie di insetti e animali, pertanto s’invitò a bordo Georg Frauenfeld, zoologo e inviato dell’Accademia Imperiale delle Scienze di Vienna e della Società Imperiale di Zoologia e Botanica. A sua volta era coadiuvato nella raccolta dei campioni dagli scienziati Johannes Zelebor, Eduard Schwarz, il botanico e medico di bordo e Anton Jellinek, anch’egli botanico e giardiniere.
Ultimi, ma non meno importanti, erano il pittore Joseph Selleny per gli schizzi naturalisti e per i disegni e Robert Müller, un metereologo ed esperto linguista.

La fregata, intanto, veniva ristrutturata per la nuova spedizione: nuovi bagni e docce per garantire l’igiene dell’equipaggio; un impianto di distillazione; una biblioteca con annesse mappe e tabelle al posto della polveriera; nuove cabine e alloggiamenti per l’equipaggio; le cale ingrandite per contenere il doppio delle vele; ventilazione dei piani inferiori.
Scegliere la vela rispetto al vapore, specie in questi primi stadi del 1850, si rivelò una scelta azzeccata, perché garantì quello spazio in stiva necessario per ospitare tutti i reperti e gli animali catturati, oltre a garantire un approvvigionamento di provviste fresche, specie con la minaccia dello scorbuto. Il 30 aprile 1857, accompagnata dallo sparo dei cannoni e dall’inno nazionale di Haydin, la SMS Novara salpava ufficialmente dal porto di Trieste: l’avventura aveva inizio.

Il geologo Ferdinand von Hochstetter nella sua cabina a bordo della Novara.

La prima tappa del viaggio è Gibilterra, dove l’equipaggio partecipa alle celebrazioni in onore della Regina Vittoria, come segno di fratellanza con l’Inghilterra.
L’isola di Madeira è la prima tappa “esotica”: gli scienziati si interessano alla flora tropicale e alle piantagioni di canna di zucchero.
Dopo quasi due mesi di attraversamento dell’Atlantico (49 giorni), la SMS Novara approda a Rio de Janeiro dove rimane per un altro mese (26 giorni). Il capitano visita la cittadina di Petropolis, composta unicamente da emigrati tedeschi e incontra l’Imperatore Pedro II, figlio dell’Arciduchessa austriaca Leopoldine.
La Novara affronta a Cape Town, al momento di doppiare il capo, onde alte dieci metri, a cui rispose con tutta la resistenza del suo scafo costruito con legno adriatico.
Alexander von Humboldt, a questo punto, chiede una deviazione presso l‘isola di San Paul e di Amsterdam, dove l’equipaggio scopre due vulcani spenti, sperimenta con le (bollenti) acque termali e studia i pinguini locali.
La misteriosa Ceylon è la tappa successiva: l’equipaggio visita un tempio buddista e analizza i giardini di cinnamono/cannella, tra le spezie più vendute e preziose dell’isola.
A Madras, due settimane dopo, la Novara assiste alle celebrazioni in onore di Vischnu e studia le sette pagode scavate nella roccia a sud dell’isola.
Presso le isole di Nikobar, successiva sosta, gli scienziati registrano i dati astronomici, magnetici e delle maree, prima di incontrare a Kar Nikobar degli amichevoli indigeni che offrono noci di cocco in cambio dei loro vestiti occidentali.
Singapore, il gioiello dell’oriente, un porto franco gestito dagli inglesi, si rivela piagato da un’epidemia di colera. L’equipaggio limita i contatti al minimo, si rifornisce di provviste e acqua potabile e riparte il prima possibile.
Giava, intanto, è sotto il dominio degli olandesi: Batavia, il principale porto, ospita una mescolanza di portoghesi, giavanesi e immigrati cinesi. La spedizione ha modo di raccogliere importanti reperti e di scalare il più grande vulcano dell’isola, con l’aiuto degli scienziati olandesi residenti.
Manila, un’antica colonia spagnola, presenta alla SMS Novara lo spettacolo di una città europea nel cuore dell’Asia: la popolazione, sotto il rigido controllo della Chiesa Cattolica, gestisce un importante commercio di tabacco e sigari.
Come Singapore, Hong Kong è una fiorente città-porto sull’esempio di Trieste; la popolazione parla un dialetto che mescola il cantonese e l’inglese, un pidgin molto caratteristico. Purtroppo il clima politico e l’anarchia che domina in Cina impediscono spedizioni nell’entroterra. L’equipaggio rimane inoltre spaventato per la quantità di infanticidi e di neonati abbandonati in strada nell’indifferenza della popolazione.
Shangai conserva ancora le tradizioni dell’oriente e accoglie la SMS Novara con grandi feste: gli ufficiali, infatti, visitano un giardino del tè e il tempio dell’imperatore. Non mancano gli acquisti di libri antichi e le famose radici di ginseng.
Lo studio della geologia dei vulcani rimane una delle costanti della spedizione, perchè anche Puynipet è un’isola vulcanica. Gli scienziati studiano la flora e la fauna e hanno diversi contatti con i locali, ricevendo in regalo un dizionarietto della loro lingua
Dopo aver studiato i coralli dell’isola di Sikayana, la fregata effettua una sosta in Australia, a Sidney, dove viene ammirata dalla sedicenne “Minnie” e intervistata dai giornali locali. Gli ufficiali, oltre a raccogliere reperti botanici e mineralogici, incontrano gli ultimi aborigeni e si dedicano alla caccia del canguro.
La Nuova Zelanda successivamente accoglie l’equipaggio con le danze tribali dei Maori che pronunciano un discorso di benvenuto. Gli austriaci rimangono impressionati dai tatuaggi di questo strano popolo e dopo aver chiesto il permesso, eseguono studi anatomici per conoscere le differenze con gli europei. Il geologo Hochstetter rimane a terra, con il compito di scoprire possibili depositi di carbone, mentre la Novara assolda due Maori come marinai.
Tahiti, leggendaria isola scoperta da James Cook, è ora sotto dominio francese: la regina “marionetta” Pomare accoglie però amichevolmente l’equipaggio.
Una delle ultime tappe, infine, è Valparaiso: un porto cileno dove il capitano deve stringere un accordo commerciale per conto dell’Austria.
Dopo altri 82 giorni senza toccare terra, la Novara rientra a Gibilterra il 7 agosto 1859, dopo aver completato con successo il giro del mondo. Una breve pausa prima a Messina, poi a Pola, fino all’arrivo trionfale a Trieste: le famiglie riabbracciano i propri cari, la banda musicale suona la fanfara e l’equipaggio viene accolto con giubilo.
Dopo due anni e tre mesi, la SMS Novara era tornata a casa.

La quantità di reperti, accennata a proposito della commemorazione di quest’anno a Miramare, trovò subito una collocazione a Vienna; tuttavia la spedizione venne ricordata anche a Trieste con un’apposita “Mostra Novara”. Secondo quanto riportato dal forum atrieste.eu, che a sua volta cita le spiegazioni offerte a Miramare quale fonte, la mostra era stata organizzata dall’Arciduca Massimiliano nel Palazzo della Borsa, tra marzo e maggio 1860. L’ingresso era gratuito, mentre la vendita del catalogo andava in beneficenza a un asilo d’infanzia triestino.
Nell’occasione dei cento cinquant’anni dello storico viaggio, il Museo del Mare di Trieste aveva organizzato una piccola mostra, sull’esempio di quella di Massimiliano. Sempre nel 2007, a un secolo dalla partenza, un’identica nave “Novara” era partita da Trieste, con l’idea di ripercorrere il viaggio.
Quest’anno, invece, nonostante siano passati cento sessant’anni, solo Miramare ha ricordato l’evento con una serata a tema. Un eventuale “Museo Novara” troverebbe una naturale collocazione a Trieste, considerando come l’equipaggio fosse multinazionale e alla luce del legame speciale della città con l’Arciduca Massimiliano d’Asburgo.