“Se non mi piaci, ti cancello”. Edda Negri Mussolini, Facebook e la libertà di pensiero

19.08.2018 – 17.25 – Questa notizia non è un ‘click bait’ – o ‘trappola con esca per attirare click’. Né ha un titolo sensazionalistico: è un fatto di cronaca del 17 agosto di quest’anno. Fare gli auguri al nonno su Facebook non si può: se, di cognome, fa Mussolini, il Social ti blocca. Non fa niente se il profilo è reale, ben noto e appartiene a Edda Negri Mussolini, nipote di Benito, se alla fine Edda Negri non ha pubblicato frasi incitanti all’odio, e se nonno Benito stesso non è più di questo mondo già dal lontano 1945: basta scrivere: “buon compleanno nonno” e, su segnalazione di qualcuno, scatta il blocco del profilo. Motivazioni fornite da Facebook? Nessuna. Edda Negri si è rivolta a un legale, che ha inviato una raccomandata a Facebook, la quale è stata correttamente ricevuta; la richiesta, rimediare e fornire spiegazioni. In attesa di risposta, non resta che attendere e vedere se mai arriveranno, perché il popolare Social Network molto spesso semplicemente non risponde, o lo fa con un laconico, monotono messaggio che recita più o meno: “Abbiamo esaminato il tuo caso, stabilito che abbiamo ragione noi, e non puoi fare nient’altro”. Da quel momento in poi, ogni ulteriore possibilità di comunicazione è chiusa. Commemorare il compleanno del nonno Benito Mussolini può essere un atto politico; fin qui, nessun dubbio. E il comportamento di Facebook è bipartisan, tocca destra e sinistra, era accaduto a Trieste con la pagina della “Nuova Alabarda” di Claudia Cernigoi, organo di sinistra. Quanto è lecito, però, per una società privata come Facebook, di fatto entrare nella politica, e continuare ad avere così tanta influenza sulla comunicazione fra privati e privati – perché Facebook interviene anche sui post non pubblici e destinati solo a gruppi chiusi – e fra privati e resto del mondo, soprattutto nel momento in cui non esistono regole o criteri specifici che Facebook stessa debba rispettare? Può, Facebook, compiere unilateralmente atti di censura e prendere decisioni politiche? Sembrerebbe, per ora, di sì, perché Mark Zuckerberg continua a manovrare con destrezza la sua società nelle aule di giustizia restando sempre sul confine sicuro della “società che non è un agente di comunicazione”. Quindi non è un giornale, né una televisione, né un media. ma una semplice “società di servizi”, che mette a disposizione solo un mezzo tecnologico. E questo, in pratica, consente di fare qualsiasi cosa o quasi con i contenuti degli utenti, senza necessariamente dover fornire spiegazioni, a meno che il caso non acquisti dimensioni notevoli.

Facebook non se ne andrà sicuramente presto: rimarrà, questa l’ipotesi più probabile, per decenni e decenni, con i suoi miliardi di utenti, un convitato di pietra sempre seduto al nostro fianco. Vediamo alcune ragioni, sette per questa settimana, per cui gli analisti che hanno fatto della sicurezza dei nostri dati la loro professione consigliano semplicemente di andarsene dalla pagina bianca e blu, senza pensarci due volte. Tanto per riflettere ancora una volta su come il Social Network, piuttosto che essere un semplice mezzo di comunicazione, sia qualcosa che ha cambiato le nostre vite.

  1. La Privacy. Nel dicembre dello scorso anno il New York Times ha scoperto che Facebook ha concesso a Netflix e Spotify, e ad alcune banche, la possibilità di leggere e cancellare i messaggi privati degli utenti e di scrivere a loro nome. L’investigazione si è basata su centinaia di pagine di documenti interni di Facebook stessa, sequestrati e messi agli atti, dai quali è risultato che, cammin facendo e rispetto alle ipotesi iniziali, gli attori in grado di avere accesso esteso ai dati degli utenti erano diventati 150, fra i quali Amazon, Sony e Microsoft. Attraverso il profilo di un utente, i partner con accesso esteso ai dati sono stati in grado di risalire a tutta la rete di amici di quell’utente, senza la sua autorizzazione;
  2. Il “2018 terribile”. A marzo, il pubblico viene a conoscenza del fatto che la società Cambride Analytica ha raccolto e analizzato i dati di milioni di utenti senza il loro consenso, e li ha utilizzati per scopi politici; iene reso anche pubblico il fatto che la società di Zuckerberg ha memorizzato telefonate e messaggi presi direttamente dagli smarphone Android (Facebook è proprietaria di WhatsApp dal 2014). Ad aprile viene reso noto che Facebook aveva iniziato consultazioni e colloqui non ufficiali con importanti ospedali e strutture private di ricerca allo scopo di condividere dati sulla loro salute e condizioni fisiche. Impossibile? Eppure. A settembre, un gruppo di hacker si introduce nell’infrastruttura di Facebook e ottiene accesso a circa 30 milioni di account: tutti i dati, tutte le informazioni. A novembre, Facebook è costretta ad ammettere di non aver fatto abbastanza, come azienda, per impedire che la piattaforma si trasformasse in uno strumento atto a incitare la violenza e il genocidio nel Myanmar. Ancora una volta il New York Times scopre e rende pubblico il fatto che la società ha ingaggiato uno specialista nella comunicazione al quale ha dato l’incarico di cercare di screditare le voci accusatorie ricollegandole a un complotto organizzato da un famoso finanziere e magnate internazionale;
  3. Facebook traccia voi e quello che fate sul Web. Esagerato? A dicembre 2018 la società è costretta ad ammettere di aver esposto pubblicamente le foto di 68 milioni di utenti senza la loro autorizzazione. Se temete che possa essere successo anche a voi, potete controllare qui;
  4. Facebook non è un Social per il sociale; è una società privata creata per fare affari e guadagnare denaro. “È gratis, e lo sarà sempre”, è sempre stato il modo in cui Facebook ha avvicinato e attratto i suoi utenti ma attenzione: collegare le persone e avere a disposizione i loro dati vuol dire profitto.
  5. Facebook può rovinare una vita. Letteralmente, praticamente, e non per esagerazione né per diffamazione. La casistica di persone che hanno perso il lavoro per un post su Facebook, magari per una critica o un commento fatti in un attimo di rabbia, o per qualcosa che è stato male interpretato, è piuttosto ampia e confermata più volte da sentenze. Questo sul piano professionale. Su quello personale il dibattito è ancora acceso eppure resta un fatto anche il numero di occasioni in cui Facebook viene utilizzato come prova a supporto per una sentenza di divorzio; oltreoceano, già cinque anni fa risultava aumentato di cinque volte;
  6. Facebook ascolta le nostre conversazioni attraverso i microfoni degli assistenti domestici, come Alexa, o Google, e attraverso i nostri Smartphone. No, questo non è vero; nessuno, finora, ha potuto provarlo. Questa la prima parte. La seconda parte arriva nella dichiarazione ufficiale di Facebook stessa: “Noi abbiamo accesso al tuo microfono solo se hai dato a una App il permesso di farlo e se stai attivamente utilizzando una funzione che richiede l’audio, come registrare un video o aggiungere musica sulla tua finestra di stato. Che tradotto vuol dire grossomodo: “Ti ascolto solo se usi me; ma se mi usi, ti ascolto”;
  7. Facebook è una perdita di tempo? Opinioni, fotografie, vacanze, il nuovo lavoro; le relazioni personali, la morte di una persona cara. Il cane o il gatto. Il Social Network è fatto per diventare una componente fondamentale e irrinunciabile delle nostre vite. D’altra parte, se non fosse così, non potrebbe prosperare e fare business, e quindi è presumibile che faccia di tutto affinché la dipendenza non solo si mantenga ma si rafforzi: pensiamo al semplice fatto che altre applicazioni ci chiedano di autenticarci usando il nostro profilo Facebook anziché con un nome utente e una password. In risposta a queste critiche, per chi usa la versione Mobile la piattaforma ha introdotto l’anno scorso strumenti che permettono di capire quanto tempo si passa su Facebook piuttosto che nel mondo reale.

Quante volte non siete andati a un concerto, a un evento che vi interessava perché qualcuno non vi ha avvisati e poi ha risposto: “L’ho messo su Facebook”? Di quante persone non sentite da tempo la voce perché, “scrivimi o mandami un audio su Facebook”? Facebook ha ridefinito il concetto di ‘amico’: questo ‘amico di Facebook’ l’invitereste a cena Ne vale la pena? Al pubblico la decisione finale. Il divorzio è tecnicamente possibile.

[r.s.]

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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