Jobs Act, dubbi sulla legittimità. CGIL: “Il caso di una dipendente arriva ai giudici comunitari”

23.08.2019 – 13.03 – La battaglia conto il Jobs Act arriva alla Corte di Giustizia europea con la decisione del tribunale di Milano di rinviare ai giudici comunitari il caso di una lavoratrice assistita da due legali udinesi e sostenuta dalla Cgil. Il sospetto è l’illegittimità dell’articolo 10 del decreto 23/2015 dell’allora governo di Matteo Renzi, che disciplina le procedure di licenziamento collettivo escludendo la reintegra per i lavoratori assunti o stabilizzati con il cosiddetto contratto a tutele crescenti. Questa è proprio la situazione in cui si trovava una lavoratrice friulana dipendente del gruppo Consulmarketing, assistita dalle avvocatesse Daniela Graziani e Giulia Pividori di Udine, insieme agli avvocati De Marchis e Correnti di Roma; la causa è sostenuta dal sindacato Filcams Cgil e Cgil nazionale. “La nostra assistita”, spiegano le due legali friulane, “è stata discriminata rispetto ai suoi colleghi di lavoro, tutti licenziati ingiustamente e tutti reintegrati. Lei, al contrario, non è stata reintegrata, unica tra i 350 dipendenti coinvolti: la riforma Renzi prevede che, essendo stata assunta dopo il 7 marzo 2015, non abbia diritto a riottenere il posto di lavoro. Questa disciplina, secondo il Tribunale di Milano, viola la Costituzione, la direttiva europea 99/70 e, infine, dieci articoli della carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, senza peraltro realizzare, si legge nel dispositivo, ‘alcun equo temperamento tra diritto al lavoro e interesse dell’impresa, o tra la tutela del posto di lavoro e l’interesse all’occupazione quale fine di interesse generale che giustifica la riduzione delle tutele”.

Francesco Buonopane FILCAMS
Francesco Buonopane

Una decisione, quella del tribunale di Milano, salutata con grande soddisfazione dalla Filcams e dalla Cgil nazionali, che parlano di “importante passo in avanti nella messa in discussione del sistema di protezione contro i licenziamenti illegittimi introdotto dal jobs act, attraverso motivazioni che rafforzano quanto da sempre sostenuto dalla nostra organizzazione”. La nuova battaglia contro il Jobs Act, partita dal Friuli Venezia Giulia, potrebbe mettere seriamente in discussione uno dei capisaldi della legge stessa, cioè l’esclusione della reintegra dal regime sanzionatorio, che il sindacato contesta duramente. “Si tratta di un caso emblematico”, spiega il segretario della Filcams del Friuli Venezia Giulia, Francesco Buonopane, “perché la lavoratrice licenziata e non reintegrata era l’unica a cui si applicava il Jobs Act, in quanto stabilizzata da tempo determinato a indeterminato dopo l’entrata in vigore della norma, rendendo evidenti e paradossali gli effetti discriminatori dell’articolo in questione, il numero 10, che esclude la reintegra anche per i licenziamenti collettivi”.

[c.s.]

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