16.07.2019 – 09.50 – “Il centesimo intervento di trombectomia meccanica cerebrale, eseguito in questi giorni a Cattinara, ci dà la dimensione dell’eccellenza della sanità triestina nel rispondere alla città e a tutta la regione. E se la casistica è un elemento fondamentale di crescita professionale, all’eccellenza si arriva anche con la collaborazione di tutta la filiera dell’assistenza: dalla rapidità dei soccorsi attivati dal 112, al pronto soccorso, ai neurologi, radiologi diagnosti e interventisti”. Queste le parole del vicepresidente e assessore alla Salute del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, plaudendo all’equipe della Struttura Semplice Dipartimentale Interventistica Endovascolare diretta dal dottor Fabio Pozzi Mucelli, per l’importante risultato raggiunto nell’ambito del contrasto ad una patologia così grave.
A partire dai primi mesi del 2016, a Trieste, era stato infatti avviato il trattamento endovascolare di rimozione del trombo occludente un’arteria cerebrale, con la cosiddetta procedura di trombectomia meccanica cerebrale: a sostegno della scelta di questo trattamento, diversi studi apparsi in letteratura dal 2014 in poi, dimostravano l’effettiva superiorità di questo metodo, rispetto alla sola terapia farmacologica praticata precedentemente.
Si tratterebbe in ogni caso di una procedura che va eseguita nel minor tempo possibile e comunque non oltre le sei ore dall’insorgenza dei sintomi, affiancata inoltre ad un accurato inquadramento dei pazienti. Questo può essere avviato rapidamente alla procedura di trombectomia meccanica cerebrale una volta inquadrato il problema come ictus ischemico, documentato mediante esami strumentali e dopo aver escluso la presenza di un danno “irreversibile” al tessuto cerebrale.
L’intervento in questione è inoltre estremamente complesso in quanto l’operatore deve essere in grado di raggiungere il più rapidamente possibile con i cateteri a sua disposizione il vaso cerebrale ostruito; a questo punto esistono fondamentalmente due sistemi per la rimozione del trombo: uno è costituito dal cosiddetto “stent retriever“, una specie di rete metallica che va espansa all’interno del trombo fino ad ingabbiarlo, mentre l’altro sistema è costituito da particolari cateteri molto morbidi e con un ampio lume in grado di avanzare fino ai vasi cerebrali e una volta giunti in posizione, vengono collegati ad una pompa di aspirazione per eliminare il trombo.
Un risultato quindi particolarmente positivo che ha portato il centro di Radiologia Interventistica Endovascolare di ASUITS, dall’inizio di tale attività, a trattare sempre più pazienti tramite questo metodo, passando da 14 casi nel 2016 a ben 37 nel 2018, con un calcolo di oltre 50 procedure annuali previste nel 2019.








