Operatori ICS, lettera aperta al Prefetto: 200 lavoratori a rischio

5.7.19 | 12.39 – Il taglio ai costi per l’accoglienza dei migranti, con le nuove indicazioni ministeriali che riducono le quote dagli attuali 35 euro a 23 a persona, potrebbero avere delle ripercussioni sui 200 lavoratori che a Trieste sono impiegati nel sistema dell’accoglienza.
A lanciare l’allarme sono gli operatori dell’Ics, Consorzio Italiano di Solidarietà, attraverso una lettera aperta inviata al Prefetto di Trieste, Valerio Valenti, nella quale viene chiesto “un momento di confronto in merito alle prospettive del sistema di accoglienza a Trieste e alla possibile perdita di oltre 200 posti di lavoro”.

Secondo gli operatori della struttura impegnati a garantire i servizi di accoglienza per conto della Prefettura: “la riduzione dei fondi elimina completamente le voci di spesa per i servizi di integrazione e insegnamento della lingua e compromette gravemente la possibilità di seguire singoli e famiglie migranti nei loro percorsi di accesso ai servizi, tra cui quelli medico-sanitari e di tutela delle vulnerabilità, riducendo il sistema di accoglienza alla sola gestione di vitto e alloggio”.
Ricordiamo che nei giorni scorsi è scaduto, andando deserto, il bando della Prefettura per la gestione dei centri collettivi fino a 50 ospiti, che prevede un totale di 500 posti.
per i prossimi due anni, per una spesa totale presunta di 9.5 milioni di euro.

Le due realtà cittadine impegnate nell’accoglienza, ICS e Caritas, non hanno presentato le loro offerte a causa del taglio dei costi imposti dal ministero dell’Interno che, secondo quanto dichiarato da Gianfranco Schiavone (Presidente di ICS) ai microfoni della Rai Fvg, non permetterebbe di mantenere l’accoglienza diffusa, non consentirebbe di mantenere un numero di operatori congruo al numero di ospiti, né attività di inclusione sociale.“Per noi è essenziale – ha dichiarato Schiavone – che il sistema non si trasformi in un “parcheggio diffuso”.

Nel frattempo l’attività di accoglienza prosegue in deroga con le vecchie condizioni, in attesa che si arrivi, dopo una inevitabile trattativa, ad una soluzione che possa accontentare, se non soddisfare, entrambe le parti.