BuzzFeed fra Matteo Salvini e Miley Cyrus. Piattaforma insolita, e tutto meno che inaffidabile

15.07.2019 – 12.15 – Il Vice Presidente del Consiglio Matteo Salvini in difficoltà e in imbarazzo a causa dei colloqui a Mosca fra Gianluca Savoini, membro della scuderia del partito, ed emissari di Vladimir Putin; la questione, un ipotetico finanziamento russo per la campagna elettorale della Lega. Fonti, l’inchiesta dell’Espresso, storico quotidiano italiano, e più recentemente l’audio diffuso da BuzzFeed: il sospetto tutto ancora da dimostrare, corruzione internazionale, con materiale a supporto che arriva da un media statunitense. Cos’è BuzzFeed? È una fonte affidabile, sufficientemente robusta e credibile per poter sfidare la raffica di critiche sulla poca serietà che ha ricevuto in questi giorni?

BuzzFeed è una società di New York fondata nel 2006 e tuttora con sede centrale nella Grande Mela; ha 1700 dipendenti, un fatturato di un paio di centinaia di milioni di dollari e il suo obiettivo è quello di catturare, tracciare, amplificare e diffondere informazioni che siano già virali su Internet o possano rapidamente diventare virali. Una piattaforma di gossip, ricette, quiz, foto sexy, novità sulle celebrità del cinema e di rilanci web sui prodotti per la casa, quindi? Qualcosa di più. “Abbiamo visto dalle nostre analisi”, ha dichiarato Kate Zasada, Senior Product Manager di BuzzFeed, “come non si capisca ancora chiaramente il fatto che anche se siamo noti per i nostri post pieni di gif animate, ci sono anche articoli scritti dopo ricerche molto approfondite, da professionisti preparati, con notizie di fonte certa e verificata. Il nostro è un giornalismo che sa essere molto serio”. Se c’era ancora bisogno di dimostrarlo nonostante i suoi giornalisti siano stati finalisti al Pulitzer negli anni 2017 e 2018, i fatti di questi giorni rendono BuzzFeed protagonista anche in Italia, e la tempesta estiva che si è abbattuta su Matteo Salvini e sul governo gialloverde dopo la questione Savoini e rapporti con la Russia è la prova provata di come il media statunitense sia una testata che ha saputo, attraverso il lavoro fatto negli ultimi anni, trasformarsi ed evolvere in una fonte di tutto rispetto: certo, pubblica puzzle, mette più in alto fra i suoi feed i ‘toys’ sessuali più accattivanti per lei e lui, li arricchisce con le faccine sorridenti, le notizie piccanti sui video rubati alle star e méme da Social, ma il suo giornalismo d’indagine non è per niente da sottovalutare, e anche chi fino a poco tempo fa la criticava ora è costretto quasi al silenzio.

La società americana ha cercato di creare una nuova casa anche per il giornalismo di spessore senza rivestirla con un abito serio e senza rinunciare alla componente di pettegolezzo, di scandalo, di – a volte – notizia irrilevante messa là tanto per attirare commenti e condivisioni: BuzzFeed ci alimenta con articoli su Trump e gli aeroporti del 1775, su Gwen Stefani e le sue cadute di stile, su Miley Cyrus che si fa infilare una mano nei pantaloncini da una delle sue assistenti sul set, e cose di questo genere. E, vicino, mette le notizie su Savoini e Salvini. La posizione ufficiale dell’azienda quando gli altri giornalisti le fanno notare che ‘non è serio’, è: “siamo un’organizzazione che pubblica notizie di interesse generale e copriamo tutta la gamma”. E funziona: questa politica permette a BuzzFeed di essere competitiva e attrae audience, 200 milioni di visite ogni mese. Con un terzo del suo pubblico che legge le sue ‘stories’, la sezione dedicata alle notizie non organizzate in articoli ma in filoni: una tendenza che riflette un cambio d’organizzazione nella sua redazione e che sottolinea come le regole su Internet siano diverse, molto meno chiare che in televisione e ancora meno chiare che sulla carta, e come le consuetudini di chi fa giornalismo stiano cambiando. “Noi cerchiamo di essere chiari e diretti”, dice BuzzFeed; “pensiamo che sia il nostro pubblico a volerlo”. E torniamo quindi all’Internet che cambia il mondo e che non è solo uno strumento, e non ci sono quindi le categorie: niente sezioni con ‘politica’, ‘sport’, ‘cronaca’. “Non avevano molto senso, guardando al modo in cui lavoriamo”, ha dichiarato Sam Kirkland, Product Manager di BuzzFeed, nonché suo giornalista. “E neppure guardando al modo in cui le notizie la gente le consuma. Abbiamo inserito una barra con quello che fa tendenza, che evidenzia le cose più seguite e quelle ritenute più importanti dai redattori”.

Membri di una redazione che ricorda più un ‘melting pot’ di idee, un perfetto ‘open space’ newyorkese dove si gioca a basket tirando i fogli appallottolati nel cestino del collega o si corre fra le sedie in monopattino, piuttosto che il gruppo di lavoro di un quotidiano di casa nostra. Quello che sembra ‘cool’ va subito online, viene evidenziato se uno dei giornalisti pensa che sia il caso, e poi il resto lo faranno i lettori. Assieme al monopattino di chi sta scrivendo l’articolo sullo smartphone, mentre lo spinge in giro, corrono le notizie, che vanno in homepage, direttamente nei feed ovvero nei canali di diffusione automatica e diretta che le fanno arrivare su altri siti ‘sanguisuga’, che si limitano a prendere e ripubblicare senza aggiungere niente. Da qui il nome, ‘buzzfeed’, ‘alimentatore di ronzio’. E può essere un metodo di comunicazione immediato e molto efficace: includendo i link ad altri contenuti che rimandano indietro a BuzzFeed stessa o a clienti e aggregatori di informazioni, in un gioco infinito a ‘clicca e riclicca’ che porta poi più lettori alla piattaforma e più possibilità di guadagno con la pubblicità. E non sono solo foto e testo a dominare la scena in stile BuzzFeed: il sito, come molti altri siti di media orientati solo a Internet, supporta anche video, immagini, animazioni, ma in modo diverso – trasversale, ‘orizzontale’ si potrebbe dire, e più orientato a una fruibilità simile a quella del broadcast televisivo, con il lettore che segue le notizie ‘per canale’, per argomento, piuttosto che per titolo. Con tutto un po’ mescolato, e con il personaggio o la foto d’effetto messa in primo piano per attrarre verso il resto: ogni titolo, da qualsiasi dispositivo lo leggiate, vi porterà verso il resto dei contenuti, per invogliarvi a entrare nel feed, nella corrente, e spaziare sul resto. Ecco perché i pantaloncini aperti e l’orgasmo di Miley Cyrus possono portarvi verso il serissimo petrolio e Matteo Salvini; con buona pace di chi ritiene che solo un certo modo di fare giornalismo, quello serio, magari parruccone e con i contenuti diffusi solo su abbonamento, possa essere autorevole. “È Internet, bellezza”.

[r.s.][foto di repertorio visita del Ministro dell’Interno Matteo Salvini a Trieste]

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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