L’Ungheria a Trieste, D’Agostino: “Li ha convinti il Porto Franco”

05.07.2019 – 14.20 – L’ex sede dell’impianto petrolifero dell’Aquila diventerà un terminal multifunzionale dell’Ungheria, una vera e propria porta girevole per le merci in entrata e in uscita da Budapest. L’investimento di 100 milioni segna infatti per l’Ungheria di Viktor Orban un ritorno alle proprie radici storiche, corroborate dalla posizione geografica di Trieste, naturalmente vantaggiosa. Anche se, per ammissione dello stesso D’Agostino, è stato il regime di Porto Franco a convincere definitivamente i magiari. Proprio oggi, infatti, l’Autorità Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale ha partecipato alla sottoscrizione di un contratto di compravendita tra il governo ungherese e i due soggetti privati Teseco e Seastock, primo passo per la realizzazione di un terminal nella zona Noghere.

L’accordo, siglato alla presenza del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro dell’Interno Matteo Salvini, del Ministro degli Affari Esteri e del Commercio dello Stato Ungherese Péter Szijjártó, del Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e del Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale Zeno D’Agostino, posizionerà l’area portuale triestina sempre più come hub strategico d’Europa, “porta” marittima e logistica dell’Europa continentale. I traffici di Trieste verso l’Ungheria sono infatti cresciuti notevolmente negli ultimi anni, con 14 coppie di treni a settimana tra Trieste e Budapest.

“L’accordo siglato oggi rappresenta il compimento di un lavoro durissimo, iniziato nell’autunno del 2017 e per cui ringrazio sentitamente l’ambasciata italiana a Budapest, guidata dall’ambasciatore Massimo Rustico, la Regione Friuli Venezia Giulia e lo staff dell’Autorità di Sistema. Al contempo, è solo l’inizio di una fase più concreta di sviluppo, un grande risultato per il porto, la Regione e l’intero sistema Italia” spiega il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale Zeno D’Agostino. “Il regime di Porto Franco ha avuto un ruolo essenziale nel convincere l’Ungheria, che è uno dei mercati più dinamici con cui stiamo dialogando. Questo investimento riguarda attività ad altissimo valore aggiunto e apre a una nuova visione del porto di Trieste come area di interesse per gli investimenti di partner europei” conclude il presidente del porto.

L’area interessata dall’accordo è caratterizzata da una banchina con un pescaggio di 13 metri e sarà destinata in prevalenza al commercio estero ungherese. Comprensivo di un’ampia area logistica adatta allo stoccaggio e alla manipolazione delle merci, il sito oggetto di compravendita offrirà anche un’occasione di sviluppo per tutti i traffici di interesse per il porto, nelle componenti marittima e logistica. La zona, collocata a Sud-Est dello scalo, è servita dalla ferrovia e misura circa 320.000 mq, di cui circa 60.000 mq di zona demaniale lungo costa amministrata dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale.

Il protocollo siglato oggi velocizzerà la risoluzione di alcune tematiche di interesse strategico per il porto di Trieste, quali la risoluzione delle questioni relative allo stato di Sito Inquinato di interesse Nazionale (SIN) presso il Ministero dell’Ambiente, del Territorio e del Mare e la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia; la possibilità di attivare rapidamente sul sito, o su una porzione di esso, il regime di Porto Franco; il ripristino e l’adeguamento dei raccordi ferroviari pubblici esistenti con la stazione Aquilinia. Senza trascurare di coinvolgere il Comune di Muggia nella pianificazione dello sviluppo futuro della zona.

Specificatamente i protagonisti dell’accordo sono stati Masotti Berger Cassella, l’advisor dell’investitore a fianco degli studi ungheresi Oppenheim e Patay Attorney, con i partners Gergely Légrádi, Petra Tasi e Géza Patay, Gábor Patay. A preparare le due diligence, la negoziazione e la stesura dei documenti dell’accordo, è stato un team guidato da Mascia Cassella, partner e composto dagli avvocati Stefano del Vecchio, affiancati dai colleghi amministrativisti Serena Filippi Filippi e Nicolò Adavastro. I venditori sono stati assistiti quanto a Seastok dal legale interno avv. Matteo Cimenti e dall’avv. Pietro Meda, Partner di Lexint, e per Teseco dal prof. avv. Francesco Barachini dello studio BP Legal e dal prof. avv. Antonio Rizzi dello studio Vietti e associati.

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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