‘L’illusione del reale’ di Stefano Crisafulli

03.06.2019 – 19.00 – Il 5 giugno 2019 alle h.18.00 presso la lilbreria Minerva di Trieste, verrà presentato il libro di Stefano Crisafulli ‘L’illusione del reale’, un libro che connubia due grandi passioni di Stefano: quello per la settima arte e quello per lo studio e la divulgazione della filosofia. Così si legge nell’introduzione al libro edito dalla casa editrice Battello Stampatore di Trieste.

Chiediamo allo stesso autore come sia nata l’idea di scrivere questo libro:

C: E’ nata dalla necessità di non disperdere le numerose recensioni di film in chiave filosofica che ho scritto per le riviste ‘Trieste Arte Cultura’ prima e ‘Il Ponte Rosso’ poi (ancor di più nel caso di quest’ultima, che è una rivista on line). Mi sono accorto, inoltre, quando ho dato inizio all’operazione, che i film da me recensiti si coagulavano attorno a dei nuclei concettuali ben precisi, come ‘il desiderio e l’attesa’ o ‘finzioni e simulacri’, per cui è stato quasi naturale scrivere delle introduzioni ad ognuno di questi nuclei, facendoli diventare i titoli di ogni capitolo. La commistione tra cinema e filosofia tiene comunque presente che il lettore non debba necessariamente essere esperto dell’uno o dell’altra.

Come mai questo titolo, ‘L’illusione del reale’?

C: Per due motivi: perché il cinema è, per definizione, un’illusione che utilizza brandelli di realtà per costruire storie e perché, in filosofia, a volte emerge la possibilità che il reale stesso sia un’illusione.

Da dove è nata questa tua passione per il cinema?

C: Dalla mia curiosità intellettuale per tutte le forme d’arte, in primo luogo, e poi dal fatto che il cinema, per me, è un modo per sospendere lo scorrere del tempo. Mi spiego meglio: quando si va al cinema si vive, come ha detto il grande regista Stanley Kubrick (che cito testualmente), ‘un’esperienza più che altro onirica’. Si sogna, dunque, ma è un sogno ad occhi aperti che ci consente di rimanere vigili e allo stesso tempo di credere alle immagini che corrono sullo schermo. In questo modo il tempo della quotidianità è sospeso e noi possiamo, come dice il titolo di uno dei capitoli, ‘sognare un altrove’.

Un lavoro lungo e paziente, durato ben sei anni. Ti ritieni soddisfatto?

C: Ci ho messo sei anni per giungere al numero di cinquanta recensioni e quando ci sono arrivato, nel 2019, avevo da qualche mese compiuto cinquant’anni: quale migliore occasione, dunque, per pubblicare il mio secondo libro. Sì, mi ritengo molto soddisfatto.

In un paese in cui ci sono più scrittori che lettori da chi sei stato sostenuto nella tua impresa?

C: Dalla mia compagna di vita, Nicoletta Timeo, in primo luogo, e poi dal direttore della rivista Il Ponte rosso, Walter Chiereghin.

Immagino che tu non sia un raccomandato e quindi a quali difficoltà sei andato incontro nella pubblicazione? E’ stato facile trovare un editore?

C: Immagini bene. Diciamo che il fatto di aver già scritto un libro (‘L’arte e il gridò, ed. Asterios) e di essere un giornalista di lungo corso mi ha forse reso la cosa meno complicata e ringrazio sia il mio primo editore, sia l’attuale (Battello Stampatore), perché hanno avuto fiducia in me.

Stai già lavorando ad altri libri?

C: C’è un progetto che ho iniziato e poi lasciato a metà. Si trattava di un libro sui concetti di ‘pieno’ e ‘vuoto’, intesi sia in senso occidentale che orientale, e può darsi che mi venga di nuovo voglia di lavorarci su.

Cosa auguri a te stesso per il futuro?

C: Di continuare a scrivere e ad insegnare, facendo le cose che amo di più.

 

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