Danilo Rebetz, l’eroismo dimenticato dei rastrellatori di mine

19.06.2019 – 07.55 – Sono passati 74 anni da quel lontano 1945, quando Danilo Rebetz, sottufficiale dell’esercito, trovava una tragica morte per l’esplosione del camion che trasportava le mine appena disotterrate, presso il Lisert. Dai Balcani del conflitto degli anni Novanta, alla stessa Trieste del secondo dopoguerra, il lavoro dei rastrellatori di mine è sempre stato un compito ingrato e pericoloso, che raramente trova il riconoscimento dovuto. Ieri il Comune di Trieste ha svelato una targa in onore del martirio di Danilo Rebetz, il cui coraggio nelle operazioni di bonifica dei campi minati negli anni post conflitto ha garantito un futuro sicuro a intere generazioni triestine. Specificatamente la targa è stata consegnata dal Sindaco Roberto Dipiazza al figlio di Danilo, Claudio Rebetz, classe 1940, per il decennale lavoro di ricerca e documentazione sulle eroiche imprese dei rastrellatori di mine della Seconda Guerra Mondiale.

Nell’occasione Claudio Rebetz ha incontrato il Sindaco portando al braccio il bracciale di riconoscimento paterno, con le insegne dei rastrellatori, dei tempi del GMA (Governo Militare Alleato). Erano anche presenti i familiari, il Vicesindaco Paolo Polidori e la consigliera Monica Canciani, prima promotrice del riconoscimento tramite la presentazione di una mozione al riguardo in Consiglio Comunale. Danilo Rebetz aveva svolto gran parte del servizio militare a Postumia, venendo poi arrestato dai partigiani nel 1945 e condotto in un campo di prigionia titino. Lo stesso anno riuscì tuttavia a scappare e a far ritorno a Trieste, allora governata dagli anglo-americani, dove decise di entrare nei rastrellatori di mine, fornendo alla città un prezioso servizio di bonifica che però gli risultò fatale. Lasciava così la moglie di 27 anni e il figlio Claudio di 5. Claudio Rebetz trovò poi un impiego dapprima come commesso in una bottega e quindi presso una casa di spedizioni di caffè in porto. Ma la perdita del padre segnerà per sempre la sua vita tanto che, nel corso degli anni, Claudio decise di dedicarsi pienamente a far luce e raccontare l’”epopea” dei rastrellatori, riuscendo a raccogliere tantissimo materiale, sia fotografico che documentario, con reperti di ogni tipo.

Il Sindaco Dipiazza si è vivamente congratulato con il signor Rebetz per la significativa opera di testimonianza da lui compiuta, sottolineando l’importanza di tramandare e far conoscere la nostra storia, anche negli aspetti apparentemente secondari, ma in realtà tanto rilevanti per la vita delle persone e dell’intera comunità.
Complimenti ai quali si sono associati il Vicesindaco Polidori e, naturalmente, la proponente del riconoscimento Monica Canciani, che si è dichiarata particolarmente colpita da questa vicenda. La consegna della targa, tra gli applausi dei familiari e di tutti i presenti, ha concluso la semplice cerimonia.

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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