30.06.2019 – 21.05 – Correva l’anno 1869, quando, in un 17 novembre come tanti, il canale di Suez divenne finalmente navigabile: le acque del mar Rosso incontravano così quelle del Mediterraneo in un simbolico abbraccio di commerci, di cultura, di persone. Un lavoro titanico, compiuto nell’arco di quindici anni di scavi ininterrotti, ai quali partecipò anche Trieste, la quale, grazie alla sua posizione nel mar Adriatico, era ben conscia dei vantaggiosi collegamenti con l’India e con l’Estremo Oriente che si sarebbero così aperti. A centocinquant’anni dall’apertura del canale, Trieste ricorda il suo principale artefice, il “Barone” Pasquale Revoltella (1795-1869). La città giocò infatti un ruolo importante nell’apertura del canale, specie, perché, l’Inghilterra, che traeva larghi profitti dal traffico del capo di Buona Speranza, obbligò i suoi stati alleati a boicottare l’iniziativa. L’Italia di Cavour, pertanto, ignorò il canale e tra i pochi stati europei fu proprio l’Austria e specificatamente Trieste, grazie all’azione del Barone, a partecipare all’impresa e trarne così lauti frutti. La partecipazione di Trieste e di Revoltella confermarono pertanto, in quel 1869, il ruolo di Trieste come città di traffici e di commerci, fondamentale cerniera tra più mondi (e mercati) apparentemente distanti.
Domani, 1 luglio 2019, l’Associazione Culturale Casa Alta ricorderà così l’azione di Revoltella con lo spettacolo “Sogno del Barone“, previsto alle ore 21, presso il Bastione Rotondo del Castello di San Giusto, con ingresso libero, nell’ambito di Trieste Estate 2019, la rassegna di eventi e spettacoli di vario genere promossa e organizzata dal Comune di Trieste per animare le serate estive cittadine, giunta alla sua sedicesima edizione.
Lo spettacolo, scritto, diretto e interpretato dall’attrice Sara Alzetta, ha per protagonista il Barone Revoltella che incontra una donna misteriosa in un luogo surreale e deserto. Scoprono che l’unica passione che li unisce è il Mediterraneo, e che per il resto, invece, non si trovano d’accordo su niente. Al culmine delle loro discussioni, anche un’altra donna, corpulenta, solenne, brandendo un candelabro, attraverserà quello spazio bizzarro, borbottando la sua, personale, storia. Sara Alzetta ha voluto così rievocare un importante pezzo di storia triestina -uno dei tratti fondanti dell’identità della città e della sua posizione geopolitica- che è anche, però, un momento di svolta epocale nella geografia e nella finanza del mondo intero.
Sara Alzetta, attrice triestina, ha studiato al Piccolo di Milano e all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico ha lavorato prevalentemente a Milano (Giorgio Strehler), Torino (Massimo Castri, Davide Livermore, Josè Caldas), Roma (Egisto Marcucci, Armando Pugliese, Marco Mattolini), Verona (Gianfranco De Bosio), Napoli (Toni Servillo) e in Sicilia (Giuseppe Dipasquale, Beno Mazzone, Lia Chiappara). Negli ultimi anni porta in scena a Roma, Torino, Trieste e Palermo La Maria Ferrar di Manlio Marinelli; Lampedusa Beach di Lina Prosa e La Guardiana dei Sogni di Corrado Premuda. Di recente si è dedicata a un lavoro di narrativa “intorno” alla città di Trieste, scrivendo e mettendo in scena “Fannie e Anita”, la storia di due donne di lontana estrazione sociale nel periodo della Grande Guerra.


