Massimiliano Donninelli: Trieste ebraica, Israele e l’Italia. Un’amicizia storica.

05.05.2019 – 08.33 – La scorsa domenica 28 aprile il Caffè degli Specchi ha ospitato una tavola rotonda sulle relazioni tra Italia, Europa e Israele: uno spazio di dialogo, di discussione, di reciproco confronto su uno stato troppo spesso trasformato nei vuoti sensazionalismi delle prime pagine. La tematica delle relazioni internazionali ha trovato un suo speculare riflesso nella diversità di partiti e istituzioni, tutti parimenti invitati a discutere Israele con il beneplacito del Circolo della Stampa e della conoscenza specialistica dell’Associazione Italia-Israele di Trieste.

La città vanta infatti da secoli una vivace comunità ebraica che ha indelebilmente impresso le sue tracce culturali, commerciali e filosofiche sulla storia di Trieste, prima delle tragedie novecentesche.
Una città nota per conciliare gli opposti ha trovato infatti nella comunità ebraica lo strumento perfetto per esprimere una diversità di posizioni e obiettivi caratteristico di una sana democrazia.
Merita menzionare – tra i tanti esempi – come la comunità ebraica, a inizio Novecento, fosse largamente apolitica e konfessiosnlos, pienamente assimilata nel tessuto politico e imprenditoriale di Trieste. Eppure non mancava una forte componente di cittadini ebrei giunti dall’Europa dell’Est, ancora legati alle “vecchie” pratiche, così come una massiccia percentuale di ebrei irredentisti e filoitaliani, senza trascurare infine una componente sionista molto vivace, già protesa verso il progetto di uno stato nazione a Gerusalemme. Mentre tuttavia in Italia la fedeltà ebraica si scontrava con la fedeltà alla “nazione” italiana, nel caso della Trieste asburgica il cittadino ebreo conciliava senza difficoltà più nazioni e più identità, sotto il comune abbraccio dell’Aquila bicipite.
Il triestino di fede ebraica pertanto era libero di sentirsi “italiano” o “austriaco”, senza che la percezione di quest’“italianità” o “austriacità”, andasse a intaccare l’identità ebraica. Questa doppia percezione, inconcepibile negli stati nazionali dell’Europa del tempo, era valida tanto nel caso degli irredentisti triestini, quanto nel caso del sionismo. Non era pertanto solo una specificità religiosa, ma un fatto propriamente nazionale. Se dunque l’ebreo irredentista guardava a Roma, l’ebreo sionista guardava a Vienna e all’operato instancabile di Theodor Herzl, teorico del sionismo.
Questo primo legame con Israele troverà poi nella città di Trieste uno snodo fondamentale, quando la città risulterà l’unico porto italiano attraverso il quale salpavano le navi dirette verso il levante, tra il 1921 e il 1943. Trieste diventerà così una tappa fondamentale per il viaggio verso la Palestina: luogo di passaggio, di fuga, di emigrazione. Un luogo di speranza.

I legami tra Trieste, la comunità ebraica e lo stato di Israele sono stati approfonditi con un’intervista a Massimiliano Donninelli, presidente dell’associazione Italia-Israele di Trieste, responsabile di aver organizzato la tavola rotonda. Un’occasione per approfondire e sollevare questioni troppo spesso trascurate e fraintese.

Massimiliano Donninelli: direttore d’orchestra, compositore e virtuoso del saxofono.
E contemporaneamente presidente dell’associazione Italia-Israele di Trieste.
Come s’intreccia la sua carriera musicale con l’attività dell’associazione?

La mia carriera è sempre stata più di carattere internazionale che nazionale: pertanto i miei incontri e successivamente la riscoperta di tutto un repertorio legato alla tradizione della musica contemporanea di compositori israeliani mi ha permesso di avvicinarmi per la prima volta al mondo della conoscenza, della musica e della cultura ebraica. Come direttore d’orchestra ho avuto modo di interpretare alcuni compositori di origine israeliana. Questo primo contatto, che mi ha rivelato quanto sia affascinante la cultura ebraica, mi ha permesso di sostenere e difendere Israele. L’associazione infatti si propone di far conoscere lo stato ebraico, senza avere affatto una posizione attivista, militante per così dire.

Il mondo della musica e della cultura, pertanto, rapportato verso l’ebraismo e Israele.
Anche adesso ho un rapporto di collaborazione con un musicista molto noto in Israele, Moshe Zorman, ma è a tutti gli effetti un caso. Pertanto trovandomi a collaborare spesso in quest’area culturale, mi è stato proposto qualche anno fa – io adesso sono al secondo mandato, quarto anno di presidenza – di presiedere l’associazione. Ho assunto la presidenza con molto piacere e con rispetto e cautela, perché vi sono tanti argomenti difficili. Pian piano ho infatti approfondito la conoscenza della realtà israeliana, specie a livello internazionale.

Se dovesse dunque descrivere l’associazione Italia-Israele per i neofiti, per coloro che non la conoscono…

L’associazione nasce agli inizi degli anni Ottanta – è dunque molto longeva – si è poi connessa alla confederazione nazionale UDAI (Unione Delle Associazioni pro Israele) e l’obiettivo è proprio quello di creare rapporti virtuosi, di conoscenza reciproca, tra Italia e Israele.
Sono dunque conferenze, generalmente a carattere culturale e presentazioni di libri sulla tematica, non necessariamente di parte, ma che affrontino il tema con un’ampiezza di vedute. Abbiamo anche avuto importanti giornalisti, come Giulio Meotti. Giornalismo pertanto e cultura, cioè libri su Israele, principalmente sulla storia dei suoi rapporti internazionali. Ultimamente abbiamo fatto una cosa molto bella sulla presenza di Israele nella storia locale, ovvero un incontro sulle prime tracce del rapporto tra Trieste, l’area giuliana e Israele. La Sig.ra Klincic-Pozzi di Zagabria ha tenuto una conferenza sugli ebrei che da Trieste, dalla Giulia, da Fiume e da Zagabria sono riusciti a recarsi in Israele, ai suoi primi anni di vita come nazione.

Un forte legame con la realtà locale, dunque. L’associazione ha una sede a seconda della città o…

Le associazioni che aderiscono alla confederazione nazionale hanno tutte il titolo Italia-Israele, ciascuna con la propria sede e con una sua propria specificità. C’è quella di Trieste, così come di Milano… Sono tutte ampiamente autonome. Alcune volte collaboriamo insieme su specifici progetti.
Abbiamo avuto ad esempio la visita di Yoran Zamush, comandante della squadra dell’esercito israeliano, che per primo mise la bandiera israeliana sul muro del pianto (Kotel) alla fine della guerra dei sei giorni. Ottantaseienne, con un suo commilitone, ha raccontato l’intera vicenda. E’ stato molto emozionante sia per noi che per lui: gli ha ricordato la giovinezza e il sogno di Israele che si realizzava. Ci si rende conto che ebrei e non ebrei che vivono in Israele – questo mi ha molto colpito venendo dall’esterno – sono molto affezionati a questo paese. Anche per chi non è ebreo; perché, sì, chiaramente, Israele è il paese degli ebrei, però c’è anche una numerosa comunità cristiana, ci sono i drusi, così come gli arabi israeliani, arabi praticanti la religione musulmana che sono nati in Israele, che hanno cittadinanza, passaporto, nazionalità israeliana… Questo è un elemento emerso anche nella conferenza, ovvero che Israele è l’unica democrazia di quell’area! – e come tale, come in tutte le democrazie, c’è il rispetto per tutte le religioni.

Passando a Israele quale stato e nazione, come vede in qualità di rappresentante dell’associazione, la situazione di Israele oggi in rapporto all’attuale clima geopolitico.
Considerando il legame molto forte di Israele con gli Stati Uniti, mentre invece l’Unione Europea e soprattutto l’Italia sembrano “tentati” di avere rapporti più stretti con Cina e Russia.

Senza dubbio Israele è assolutamente disponibile a migliori rapporti con l’Italia e con l’Europa. Forse, per quanto posso osservare, dovrebbe essere piuttosto l’Europa e l’Italia a fare chiarezza in sé stessa nei confronti dei rapporti con Israele. Proprio l’anno scorso abbiamo tenuto una conferenza specifica su Israele e alcune questioni internazionali, in particolare su una direttiva dell’UNESCO che riguardava il riconoscimento della territorialità della famosa spianata delle moschee oltre il muro del pianto. La direttiva ci ha sorpreso un po’ tutti, perché è un fatto storico, ci sono reperti romani e resti della presenza ebraica di secoli prima. L’ambiguità della direttiva dell’UNESCO e talune incertezze dell’Europa rischia di negare la storicità della presenza ebraica in quei luoghi, non avendo preso una posizione precisa sulla questione. Siamo rimasti delusi e amareggiati, perché l’Italia stessa si è astenuta dal voto. Queste astensioni possono essere pericolose. Mentre gli USA non si sono affatto astenuti, votando a favore di Israele e hanno abbandonato l’Istituzione per protesta nei confronti di tale comportamento da parte di diversi paesi importanti nello scacchiere internazionale. Non si può mettere in discussione questioni storiche per cercare di portare un equilibrio in un sistema internazionale che riconosciamo molto delicato. E, a mio giudizio, Europa e Italia sono in difetto in questo. Sono entrambe la culla della cultura ebraica, perché di fatto fino alla Seconda Guerra Mondiale la gran parte della storia ebraica è stata fatta in Europa. Dovrebbero essere più coraggiosi, quindi, considerando che l’Italia e l’Europa, il vecchio continente, portano in sè anche una parte importante della storia dell’ebraismo non è accettabile che si mettano in discussione taluni punti di riferimento storici. Eventualmente, successivamente, è possibile smussare gli angoli su tante questioni… Ma andare a non dichiararsi o definire ambigui certi aspetti storici sui quali occorre confermare semplicemente che prima che arrivassero le moschee gli ebrei c’erano già… Questo occorre dirlo chiaramente, perché è così, non si può bluffare.

Sarebbe necessario presentare il fatto storico e non avere timore di riconoscerne la fattualità…

In realtà è anche più semplice, non bisognerebbe avere timore su queste cose, perché è più semplice dire che cosa è successo e adesso cerchiamo di capire come convivere…
Perché se si bluffa sulla storia, quali coordinate abbiamo per il presente? Israele a questo proposito è lasciato davvero troppo solo dall’Europa. Israele dovrebbe invece sentirsi a casa sua nel vecchio continente. Il comportamento dell’Europa non è corretto; anche l’Unione stessa, nella sua costituzione, afferma di fondarsi sulla tradizione giudaico-cristiana, quindi c’è qui una particella, “giudaico”, che viene spesso trascurata. Perché dimenticarsi così dei propri fratelli? Questo obbliga Israele a trincerarsi, per forza di cose… Anche se l’Italia storicamente si è manifestata “amica” di Israele.
L’Unione Europea stessa, con Mogherini attualmente, non è così dichiaratamente pro Israele, cerca sempre di tenere una posizione un po’ ambigua, grigia, e questo è un grave errore perché si tratta semplicemente di riconoscere la nostra tradizione, quella europea, quella giudaico-cristiana. Poi è possibile discutere di altre questioni territoriali, economiche, politiche…. Ma se si va a a toccare quelle storiche e culturali per cercare poi di accontentare successivamente quelle territoriali ed economiche, questo è il primo passo per il caos…

Per quanto concerne invece Trieste, la città sarebbe uno degli snodi fondamentali della Via della Seta marittima che prevede un passaggio nel canale di Suez, strategicamente molto vicino a Israele. E tuttavia quest’ultimo è tradizionalmente alleato con gli Stati Uniti, opposti alla Cina.
Qual è la posizione di Israele in rapporto alla “nuova” Via della seta e a Trieste?

Io penso che possa avere degli sviluppi enormemente positivi – Israele ha una disponibilità nei confronti dei rapporti con Trieste e con quello che è stato tutto il bacino mitteleuropeo, dove la presenza ebraica era fortissima, dove lo stesso sionismo è nato, quindi credo che sia assolutamente positivo e conferisca un grande impulso, perché con Israele si può assolutamente dialogare, creare relazioni commerciali, di scambio reciproco.

Mi chiedevo se l’ostilità anti-cinese degli Stati Uniti possa riflettersi in un alleato così vicino quale Israele.

Il rapporto tra Cina e Stati Uniti è una questione più “loro”, a mio giudizio, non si ripercuote più di tanto, perché Israele di fatto ha buoni rapporti con la Cina. Chissà, magari potrebbe anche essere il paese che scioglie le tensioni, i nodi politici, avendo da un lato ottimi rapporti con l’America e dall’altro giovani, ma già buoni rapporti con la Cina. Israele generalmente ha un carattere molto collaborativo, come paese e come spirito imprenditoriale. Pragmatico, in effetti.

Tornando a Trieste e il suo rapporto con l’ebraismo. Trieste riceve spesso l’appellativo di città delle leggi razziali, ma storicamente ha sempre avuto una comunità molto forte, per altro con una molteplicità di posizioni precedente alla tragedia novecentesca. Vi erano ebrei triestini sionisti, che guardavano a Vienna e a Theodor Herzl, ebrei irredentisti, così come filoaustriaci e apolitici.

È una città che ha vissuto molto e intensamente tutti i grandi passaggi del Novecento, forse molto più di altre parti d’Italia, anche grazie a cinque secoli di governo sotto l’Impero austro-ungarico. Ritengo che Trieste ebraica sia il crogiolo dell’intensità della vita della città. Potrebbe davvero essere un aspetto fortemente identitario della città. Trieste non può non essere una città ebraica.
Per cui la presenza ebraica a Trieste ha significato una forte concentrazione e impulso di energie commerciali, culturali, filosofiche e soprattutto intensi rapporti internazionali. Questo ruolo l’hanno anche svolto altre comunità; penso a quella armena o greca.
Consideriamo che l’economia di Trieste era effettivamente florida anche grazie a tutti i rapporti che aveva con i Balcani e il resto del mondo, grazie al ruolo privilegiato sotto l’Austria, era di fatto uno dei porti principali dell’impero e tutto ciò si è tradotto nella vivacità dei rapporti internazionali.

L’Austria-Ungheria, poi, ha sempre avuto un rapporto nell’insieme sereno con la presenza ebraica, non è mai intervenuta in particolar modo. Possiamo dire che il mondo ebraico è sempre stato molto ricettivo, molto vivace, nel creare possibilità di conoscenza, di cultura, di commerci… Trieste è sempre stata una città di servizi e scambi commerciali.

La città-porto…

Esatto! E in questo Trieste è davvero vicina alla cultura ebraica, che porta questo bisogno di restare sempre in una relazione proficua, anche nel nostro caso a causa di questioni più sofferte. La comunità ha senza dubbio conferito un valore aggiunto e identitario assolutamente fondamentale per Trieste.

Ritornando alla conferenza della scorsa settimana, mi chiedevo se mi può definire l’antisemitismo oggigiorno, nel ventunesimo secolo.

L’antisemitismo è stato un argomento toccato in minore misura, perché è abbastanza complesso. L’antisemitismo oggigiorno si va trasformando, occorre fare attenzione, non è più accettato l’antisemitismo puro, sta piuttosto sorgendo un nuovo tipo di antisemitismo, soprattutto i BDS, questi “blocchi” di prodotti (agricoli, ma non solo) che provengono da determinate aree di Israele. È un antisemitismo mascherato, molto più insidioso, perché mascherato da antisionismo.
Se da una parte si può considerare in declino quell’antisemitismo “vecchia maniera”, assistiamo ora una re-invenzione dello stesso, mascherato da antisionismo.
Per opporsi a un certo popolo, una certa tradizione, una certa storia, si calca la mano sulla questione più geografica, politica, anzi, geopolitica, i confini, le diverse questioni del territorio…
Con l’associazione Italia-Israele stiamo cercando di far notare quest’aspetto: l’antisemitismo sta cercando di cambiare volto nascondendosi dietro all’antisionismo, nonostante un tempo fossero due cose ben distinte.

Il governatore Massimiliano Fedriga nell’occasione della giornata della Liberazione ha definito “un’umiliazione per il popolo ebraico” le bandiere palestinesi del contro corteo dell’Anpi e degli antifascisti triestini. E tuttavia alla tavola rotonda dell’associazione Italia-Israele, la Regione era assente, perché l’assessore alla sicurezza della Lega Pierpaolo Roberti non si è presentato. Successivamente, con un post su Facebook, ha osservato che non poteva essere presente in compagnia del PD che aveva appoggiato le bandiere palestinesi.

È un peccato che non sia venuto, perché avrebbe potuto dirlo lui direttamente al rappresentante del PD, invece presente. Se davvero pensava ciò, perché non viene a dirlo, gli abbiamo offerto uno spazio dove dibattere liberamente e questo fatto è una cosa che ci è particolarmente dispiaciuta, perché ha utilizzato quest’opportunità per una polemica che non c’entrava nulla con la nostra iniziativa.
Tutti i rappresentanti politici e istituzionali, Regione compresa, sono stati invitati, proprio con l’obiettivo di fare un confronto equilibrato, dove ci si può confrontare e criticare di persona.
Se ci dev’essere un intenso scambio tra due parti politiche, questo deve avvenire lì, perché lo scopo dell’associazione è di far conoscere e sostenere Israele e le sue relazioni internazionali con l’Europa e l’Italia. Che ci si parli, ci si confronti, ci si critichi civilmente come si fa in un Parlamento, in una Commissione Europea, ecc ecc
Personalmente mi è dispiaciuto, perché ha usato un territorio, uno spazio, quello creato dall’associazione Italia-Israele, caratteristico per essere inclusivo, non esclusivo: eppure si è voluto escludere. È stato spiacevole per noi, ma è l’assessore ad aver perso un’occasione.

E allo stesso modo era anche assente il Movimento 5 Stelle.

Il Movimento 5 Stelle aveva indicato come inviato l’onorevole Sabrina De Carlo e tuttavia per impegni istituzionali – lavori parlamentari – non era presente. Il problema era sicuramente superabile senza evitare la tavola rotonda, ma quantomeno sono stati più lineari, hanno avvertito che avrebbero potuto avere dei problemi. Non hanno fatto un uso polemico dell’evento, glielo riconosco. Però hanno perso una grande opportunità.

Quali sono i progetti futuri dell’associazione?

Il 23 maggio terremo una conferenza specifica sull’antisemitismo e il 26 maggio saremo invece ospiti a èStoria, a Gorizia. Il tema della memoria storica è molto presente nel mondo ebraico, è un fatto culturale, di studio dei testi sacri e questo comporta altresì una bellissima tradizione orale, che si tramanda di famiglia in famiglia, negli usi e costumi, nelle festività, nel modus vivendi. Tutti fattori che hanno reso Israele quello che è oggi. La memoria nell’intimità famigliare e nella tradizione delle generazioni ha infatti influito sull’identità dell’Israele odierno. C’è un senso di passaggio particolarmente sentito, un ricordare, un stare nel presente ancorato a un bagaglio di tradizioni millenarie. È un saper “entrare nel tempo”.

A giugno avremo poi un esperto che ci racconterà con particolari dettagli il viaggio che Vito Levi ha dovuto affrontare per tornare in Italia dopo la liberazione dal campo di concentramento. Un viaggio di ritorno di otto mesi circa, una vera e propria odissea, tra racconti e situazioni raramente presenti nei libri. Levi attraversa infatti un’Europa appena fuoriuscita dalla devastazione della Seconda Guerra Mondiale e osserva come si cerchi di ricucire i rapporti tra le persone, tra le culture e tra gli stati.

[Massimiliano Donninelli intraprende giovanissimo una carriera artistica internazionale. In qualità di Saxofonista e Direttore d’Orchestra si esibisce in concerti e tiene masterclass in Italia,Francia, Germania, Spagna, Slovenia, Croazia, Portogallo, Regno Unito, Stati Uniti, Svizzera, Austria, Finlandia, Olanda, Canada, Serbia, Moldova. Ha collaborato con prestigiosi artisti quali Luciano Berio, Valeria Moriconi, Christian Lauba, Brett Deubner, Orchestra Bel’Arte (Parigi), Southern Illinois Symphony Orchestra, Orchestra Internazionale d’Italia, Lu Jia , Orchestra Filarmonica Nationala „Serghei Lunchevici”, Orchestra Mihail Jora, Jean-Marie Londeix … Sue composizioni sono state eseguite in Italia, Germania, Slovenia, Francia, Croazia, Brasile, Spagna,Stati Uniti d’America, trasmesse da Rss-Sky, Rete A, Telequattro, Radiovaticana, RAI, UN Radio (Colombia), Discovery Channel, RadioShalom, RTV – Slovenija (Koper). Ha registrato per la CBC, Rai, Rai Slo, RNE, Rusty Records, Palomar Records, RadioFrance.]