Mentalità, comportamenti e aspetti sociali. Parlando di sicurezza.

 

 

 

 

 

25.04.2019 – 11.35 – Mi è capitato recentemente di leggere un libro scritto da un autore americano il quale, da giovane, è entrato nei reparti speciali israeliani. Lui lo desiderava al punto da andare in Israele ad affrontare il duro addestramento previsto e, per tre anni, è entrato a far parte della seconda forza speciale israeliana, il Sayeret Duvdevan.

A parte il tipo di istruzione ricevuta e la motivazione così forte, la cosa che mi ha colpito di più è stato il finale del libro, nel quale l’autore torna a casa, e parla del suo senso di alienazione dalla società civile (dopo un periodo di vita trascorso a ritmi e livelli di stress veramente elevati), e di come trovasse il popolo americano altamente vulnerabile nonostante avesse vissuto il dramma delle Torri Gemelle. Il problema era la mentalità. La cosa che l’autore nota è l’alto grado di disattenzione delle persone verso le minacce esterne: lui paragona il popolo israeliano a quello americano proprio in base al livello di attenzione. Gli americani, nonostante abbiano subito un massiccio e drammatico attacco terroristico, non hanno capito la lezione, e le persone non hanno sviluppato né più attenzione, né dei protocolli di sicurezza da utilizzare in caso di bisogno. Non hanno sviluppato una mentalità efficace. Quindi, potenzialmente, potrebbero essere nuovamente bersaglio facile di altri attentati. Gli israeliani, viceversa, a parte ricevere un addestramento militare obbligatorio (3 anni per gli uomini e 2 anni per le donne), vivono e viaggiano in uno stato di continua attenzione, perché l’aggressione o l’attentato possono capitare in qualunque momento. Ogni dettaglio è importante: come si vestono gli individui, come parlano, se e come si guardano intorno. Siccome hanno subito e stanno subendo continui attacchi, sono costantemente attenti alle persone e all’ambiente che li circonda. L’efficacia di questo tipo di mentalità si è palesata nel 2015, quando era di moda aggredire le persone, civili o militari, attaccandoli con un pugnale (la famosa “Intifada dei coltelli”). Le perdite israeliane in vite umane durante quella rivolta sono state minime, mentre gli aggressori sono stati tutti neutralizzati. La mentalità e l’addestramento hanno fatto la differenza.

Ora: non intendiamo dire che sia necessario raggiungere lo stesso livello di attenzione degli israeliani, che in Italia siano normali i rischi di attentati e aggressioni come quelli che avvengono in Israele e nelle terre della regione. Quello che sottolineiamo, però, è che la sicurezza delle persone è direttamente proporzionale al livello di attenzione che si sviluppa. Rileggiamo, scriviamo questa frase, perché è molto importante. La ripetiamo: la sicurezza delle persone è direttamente proporzionale al loro livello di attenzione. E vale in qualunque ambito: pensiamo alle vittime di incidenti sul lavoro, agli incidenti stradali o agli investimenti sulle strisce pedonali, o ai minori vittime di infortuni a causa della disattenzione degli adulti. Quindi , fondamentalmente, lo ripetiamo: è un problema di mentalità. Nel nostro paese si pensa che essere attenti equivalga a diventare paranoici o esaltati, e che la qualità della vita ne risentirebbe in modo pesante, quando invece le cose non stanno affatto così. Il livello di attenzione efficace per una buona sicurezza personale è equivalente al tipo di attenzione che usiamo quando attraversiamo la strada. Siccome sai che può capitare che un automobilista non rispetti il rosso, fai più attenzione prima di attraversare la strada: non peggiori la qualità della tua vita. Stai più attento. Se ci pensi, è la stessa cosa che insegniamo ai nostri figli.

Il secondo punto che vorrei affrontare è che dalla mentalità che si utilizza quotidianamente si sviluppano dei comportamenti. Se la mentalità è corretta, otterrai comportamenti corretti; in caso contrario coltiverai comportamenti che ti mettono in pericolo. Se con la mentalità corretta ed efficace accetti il fatto che potresti essere aggredito di sorpresa, allora svilupperai un comportamento conseguente. Viceversa, se pensi che tanto non può succederti niente perché la città è sicura, allora ti metti in pericolo: non farai attenzione ai dettagli che ti circondano e alle persone intorno a te, esponendoti a qualunque tipo di iniziativa da parte di un eventuale aggressore. Ne abbiamo già parlato. Un altro dei motivi che allontanano le persone da un serio percorso di sicurezza, eventualmente di difesa personale, è legato gli aspetti sociali, ovvero a quello che pensano le persone intorno a te, negli ambienti che frequenti, in famiglia. Sono spesso il motivo per cui non ti decidi a prenderti cura della tua sicurezza. Inoltre, questo argomento spesso è abbracciato soltanto da un lato della politica, mentre l’altro o non se ne occupa o addirittura lo osteggia: non c’è un’omogeneità nelle intenzioni di chi dovrebbe occuparsi della nostra sicurezza. Questo è il principale motivo per cui non mi interesso di politica ma, al contrario, ho un approccio completamente agnostico. A me non interessa se chi afferma qualcosa ha un certo colore politico, un colore della pelle diverso dal mio o professa una religione in particolare: il mio unico filtro è: “funziona, o non funziona”, indipendentemente da chi lo fa o lo dice. Questo unico filtro che non è politica, non è pelle, non è religione rende completamente liberi di scegliere solo le strategie più efficaci: disinteressandosi a cosa può dire la gente, a quello che dicono i media, ai dibattiti della politica. In caso di pericolo, non saranno loro a proteggermi, ma solo le cose che ho studiato ed imparato.

Per fare, come di consueto, un esempio recente, pensiamo alle modifiche sulla legge relative alla difesa personale. Un lato della politica vuole far vedere che ci tiene alla sicurezza delle persone; l’altro lato della politica dice che così si arriverà ai ‘senza legge’, al Far West dei film. Bene; da tecnico della sicurezza, devo dire che hanno torto entrambi. Chi sostiene la nuova legge non si rende conto che alla fine per la vittima di un eventuale furto in casa le cose cambiano molto poco. Chi la osteggia, invece, mente sapendo di mentire, in quanto potersi difendere nella propria abitazione non equivale ad andare in giro armati come nel Far West. La realtà è che andrebbero forse cambiate le linee guida che portano all’emissione di alcune sentenze prive di un principio oggettivo, ma seguenti mentalità, idee politiche e aspetti sociali ai quali tengono di più. Ma non vogliamo parlare, in questo articolo, di legge: è un tema complesso. Magari lo faremo più avanti con l’aiuto di un avvocato esperto di sicurezza.

Per concludere, il fine dell’articolo di oggi è quello di sensibilizzarti, in quanto lettore di questa rubrica, a cambiare mentalità e a pensare che i tempi cambiano. Il concetto che vorrei passarti è che la sicurezza personale è una tua responsabilità, e il tuo giudizio deve essere scevro da inquinamenti politici, culturali, ideologici e sociali. Guardati intorno; sii attento, modifica la tua mentalità, cambia i tuoi comportamenti e bada meno agli aspetti sociali. Se non sai cosa fare, partecipa a un serio percorso formativo. Ma non startene lì fermo credendo che non ce ne sia bisogno. Ci vediamo tra due settimane… parlando di sicurezza.

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