Adolescenza, imparare ad ascoltare per comprendere gli incompresi

24.04.2019 – 09.00 – L’adolescenza e l’infanzia rappresentano due fasi della vita particolarmente delicate e spesso determinanti per quanto riguarda la formazione di quelli che sono, a tutti gli effetti, gli adulti di domani: è durante questo periodo infatti che vanno a costituirsi gli elementi fondamentali, utili a porre le basi per quelle che saranno la crescita, nonché la formazione, del soggetto adulto. L’adolescenza in particolare è una fase della vita spesso complicata non solo dal punto di vista dell’adolescente che l’attraversa e vi si trova personalmente immerso, ma anche dal punto di vista del genitore, che in alcuni casi non è in grado di comprenderlo, o a causa della mancanza di strumenti appropriati o perché vi è alla base un fondamentale problema di comunicazione e di comprensione. Ma qual è quindi il modo giusto per rapportarsi con i “giovanissimi” e quanto di quello che pensiamo di sapere su di essi corrisponde a realtà?

L’associazione Telemaco di Trieste, nata nel settembre 2018, di cui Anna Cicogna e Lucia Becce, entrambe psicologhe e specializzande in psicoterapia a orientamento psicoanalitico, fanno parte e di cui Lucia è anche presidente, si occupa nello specifico dei disagi contemporanei che si manifestano durante l’infanzia e l’adolescenza, operando nei confronti di queste due fasce d’età un orientamento all’ascolto in grado non solo di mettere in luce la soggettività del singolo, ma anche di creare uno spazio all’interno del quale esso è libero di esprimersi. 
Come nasce l’Associazione Telemaco e come opera?

Lucia: “L’Associazione nasce dall’unione di un gruppo di persone, attualmente l’équipe è composta da sette psicologhe e psicoterapeute, con il desiderio comune di creare uno spazio che si occupasse di prevenzione, cura e ricerca scientifica rispetto ai disagi che possono manifestarsi durante l’infanzia e l’adolescenza.
Tutte noi abbiamo precedentemente gravitato attorno all’Associazione Jonas Onlus, realtà presente in tutta Italia e già da molti anni a Trieste, fondata nel 2003 dal professore e psicoanalista Massimo Recalcati con il quale tutte noi ci siamo formate. Telemaco, sotto un certo punto di vista, è un po’ l’eredità di Jonas, associazione che come noi orienta l’ascolto verso una direzione psicoanalitica e con la quale condividiamo tre capisaldi in particolare: spostare il nostro operato dallo studio alla città, lavorando quindi all’interno delle scuole e con le istituzioni; un ascolto che sia orientato a catturare e quindi ad interpretare le particolarità del soggetto, per creare spazi di riflessione e costruire quindi un percorso adatto, ed infine, l’offerta di prezzi accessibili, in quanto crediamo fermamente che il costo non possa rappresentare un impedimento per l’accesso alla cura, motivo per il quale la nostra Associazione offre sempre un primo colloquio gratuito alle famiglie.
Laddove poi venga riconosciuto un effettivo problema nell’adolescente piuttosto che nel bambino, viene attivato un percorso di cura specifico per il soggetto; va detto tuttavia che non sempre le richieste d’intervento rivolte all’Associazione da parte dei genitori o del sistema scolastico, rivelino realmente una patologia. C’è, soprattutto in quest’epoca, un proliferare di diagnosi, che porta a confondere ciò che è patologico con quello che in realtà è un naturale conflitto che si verifica durante l’infanzia e l’adolescenza. In questo contesto non è necessario lavorare tanto sul soggetto, quanto piuttosto ad un corretto supporto al genitore, tramite la messa a disposizione di strumenti appropriati. In molti casi infatti, nella risoluzione di presunte problematiche, che rispecchiano in realtà quella che è una normale fase della vita, si rivela essere più rilevante l’educazione rispetto alla terapia.

Quali sono i progetti e le attività di cui si occupa attualmente l’Associazione?

Lucia: “Al momento stiamo svolgendo alcuni interventi ed attività all’interno di diversi istituti scolastici; ad esempio, all’Istituto Comprensivo Giovanni Lucio di Muggia, con il quale abbiamo in attivo una collaborazione che già a partire dallo scorso anno si è tradotta in alcuni interventi all’interno di classi individuate come ‘problematiche’, stiamo ora svolgendo un ciclo di conferenze centrate sui temi della sessualità e dei disturbi alimentari.
Un progetto analogo è presente anche con l’European School of Trieste, dove stiamo svolgendo alcuni interventi sempre orientati sul tema dell’educazione alla sessualità e sulle sostanze stupefacenti.”

Anna: “Un altro progetto attualmente operativo è poi quello di ‘Straordinari svolontariati’, un progetto regionale che coinvolge al suo interno diverse realtà alle quali fa da capofila la città di Pordenone e di cui esiste una costola di realizzazione anche a Trieste, di cui Telemaco fa parte attraverso un ciclo d’incontri, che potremmo definire come dei veri e propri laboratori di parole, indirizzati ad una fascia d’età che va dalla tarda adolescenza all’età adulta e finalizzati a promuovere il volontariato.
Infine abbiamo in attivo anche il progetto “I racconti di Telemaco” all’Istituto Comprensivo Italo Svevo, un progetto nazionale che vede coinvolte varie città e scuole italiane, all’interno del quale, noi nello specifico, abbiamo sviluppato due attività con la collaborazione della scuola: da un lato è stato messo a disposizione il servizio di sportello, uno spazio libero all’interno del quale le ragazze ed i ragazzi possono esprimersi e raccontarsi, nonché venire ascoltati, che ha riscontrato una grandissima affluenza, segno che i giovani hanno molto bisogno di parlare. Lo sportello si traduce poi in un lavoro in classe sul tema dell’adolescenza, lavoro che probabilmente si tradurrà in una pubblicazione a livello nazionale, all’interno della quale verranno raccolte le parole dei ragazzi; un modo quindi per far raccontare ai diretti interessati, cosa significhi realmente l’adolescenza e come sia vissuta in prima persona questa fase della vita: gli adolescenti proprio perché ‘diversi’ da noi, sanno qualcosa in più ed è un qualcosa che deve essere ascoltato e restituito.”

Quali sono le problematiche maggiormente riscontrate, in particolare per quanto riguarda la fascia d’età adolescenziale?
Lucia: “Innanzitutto bisognerebbe chiarire prima alcune discriminanti; i bambini ed i ragazzi solitamente vengono mandati qui sotto richiesta dei genitori, quindi sulla base di problemi che di fatto vengono riscontrati e generati ‘nell’altro’ e nei quali non necessariamente l’adolescente si riconosce.

I problemi più comuni riscontrati sono solitamente quelli riguardanti l’andamento scolastico, che non corrispondono tuttavia ai problemi che il bambino o l’adolescente percepisce: frustrazione e disattenzione non devono rappresentare tassativamente un nodo problematico, anzi, nella maggior parte dei casi si tratta semplicemente di un passaggio necessario all’adattamento scolastico e questo è dimostrato dal fatto che, quando i ragazzi arrivano a colloquio da noi, non vogliono parlare dei problemi a scuola ma piuttosto della loro vita, dei loro affetti e dei loro interessi. E’ infatti impensabile che esista un soggetto ideale o un modello a cui fare riferimento ed è del tutto normale che all’interno di questa fase della vita vi siano conflitti e difficoltà, senza le quali non sarebbe possibile il suo attraversamento. Il nostro compito è quello di saper ascoltare le parole dell’altro cogliendone i punti nodali, per essere in grado di interpretare i reali campanelli d’allarme.”

Anna: “Una problematica diffusa, che io ho personalmente riscontrato tra i ragazzi in età adolescenziale è che, in questo tempo storico, emerge una grandissima difficoltà nell’essere in grado di individuare quella che può essere una passione, piuttosto che un desiderio o semplicemente un qualcosa di proprio. A manifestarsi quindi non sono più i tipici sintomi dell’adolescenza, dove vi è la ricerca tesa alla costruzione di un ‘se stesso’ diverso, che si differenzi rispetto alla coppia genitoriale, ma vi è piuttosto un vissuto depressivo molto esplicito, una difficoltà di accedere all’entusiasmo.
E questo è un elemento che dovrebbe far riflettere in quanto gli adolescenti rappresentano in un certo senso il fantasma dell’epoca in cui viviamo, sono loro che mettendole nero su bianco, esplicitano le questioni del tempo: come gli adolescenti degli anni ’70 erano rivoluzionari perché vivevano in un tempo rivoluzionario, questo è invece un tempo in cui la formazione del desiderio si rende difficile, in quanto c’è una richiesta prestazionale altissima e di contro un futuro negato, che sembra, ai loro occhi, non lasciare spazio a speranze.”

Quali sono i campanelli d’allarme ai quali i genitori dovrebbero fare maggiormente attenzione? 

Lucia: “Un campanello d’allarme potrebbe essere rappresentato ad esempio dal fatto che un ragazzo non si rapporti o non si confronti con il gruppo dei pari all’interno e fuori dal contesto scolastico, se questo si verifica, significa probabilmente che vi è presente una problematica, scatenata magari da un disagio personale del soggetto.
Ma uno dei punti che mi sento di definire forse più problematici, riguarda in realtà non tanto il bambino o l’adolescente, ma l’adulto: in questo tempo genitori e scuola si identificano come due fazioni opposte; in passato la figura del professore incarnava la parole del genitore e viceversa, ora è il contrario, i genitori adesso sono più intrusivi rispetto alla gestione dell’educazione scolastica, innescando un braccio di ferro tra le due parti in cui ciascuno pensa che sia l’altro il responsabile dell’educazione del ragazzo.Il genitore quindi percepisce in un certo senso il proprio figlio come un’estensione di se stesso e di conseguenza come una proprietà, questo lo porta a percepire gli errori del figlio come dei fallimenti personali, quando invece genitore e figlio sono, e devono essere, due figure ben distinte.”

Qual è quindi il modo corretto di rapportarsi con un adolescente e quali sono gli errori da non commettere?

Lucia: “Per quanto riguarda noi professionisti, l’importante è smarcarsi da una posizione di autorità nei confronti dell’adolescente, accogliendo invece, senza giudicare, il suo discorso.
Nel caso dei genitori il loro compito è essenzialmente quello di ricollocarsi di fronte ad un ‘figlio nuovo’: l’adolescente è colui che sta compiendo un lutto, la fine del bambino che è stato, che se dapprima era pronto a soddisfare le aspettative degli adulti, ora è invece alla ricerca di una sua identità, un compito per niente scontato o semplice.
Questa chiaramente è una fase che coinvolge direttamente anche il genitore, che magari non comprende appieno questa condizione pur avendola già attraversata e conclusa, testimone quindi del fatto che vi si può uscire ‘indenni’.
Non bisogna quindi giudicare, ma interessarsi a loro, chiedere cosa gli piace, cosa gli interessa, quali sono le loro passioni ed i loro desideri e soprattutto avere pazienza rispetto alle conflittualità che vanno a generarsi e che sono al contempo necessarie. Non si tratta quindi solo di ‘prescrivere’ regole, ma di trasmettere e testimoniare dei valori, innanzitutto attraverso il proprio modo di stare al mondo, compito sicuramente non facile. Un esempio  su quale possa essere questo ‘modo’, ci arriva direttamente dalla letteratura, dal celebre romanzo di Francis Scott Fitzgerald, ‘Il grande Gatsby’: “Ogni qualvolta tu senta il bisogno di criticare qualcuno, pensa che tutta la gente che c’è a questo mondo non ha avuto le opportunità che hai avuto tu.

I social network sono diventati ormai qualcosa di onnipresente nella vita di tutti i giorni e dalla quale risulta difficile, se non impossibile, discostarsi. In che modo la realtà virtuale e questo essere costantemente “connessi”, incide sulle problematiche adolescenziali?

Lucia: “I social network influiscono drasticamente all’interno della vita di un adolescente; la scena ad oggi viene percepita innanzitutto, prima che come reale, come virtuale. Ma se l’imperativo è l’immagine, come possono gli adolescenti affrontare tutto quello che ne rimane al di fuori? I social network ci rimandano un’immagine perfetta, patinata, ma lasciano fuori e non danno una soluzione alle difficoltà reali, con cui l’adolescente si scontra ogni giorno, proprio perché è un contesto in cui solo ciò che è ‘perfetto’ viene accettato e può essere condiviso.
Il problema poi si estende anche al ramo dei rapporti sociali, se sui social network i giovani risultano essere a proprio agio, al di fuori di questo troviamo soggetti in difficoltà ed inibiti nel rapportarsi con l’altro. In generale, tanto i social network quanto la società di oggi, se da un lato impongono degli standard da seguire, dove tutto è e deve essere funzionale, dall’altro quando si parla di legami, relazioni, sentimenti personali, lì, soprattutto in quest’epoca, non c’è una direzione da seguire ed è proprio qui che gli adolescenti di oggi si scontrano con le difficoltà.”