Carole Cadwalladr: “Facebook, la democrazia minacciata”. E lo Sri Lanka oscura i Network.

22.04.2019 – 18.52 – Il governo dello Sri Lanka ha oscurato oggi Facebook, Instagram e WhatsApp. È la prima volta nella storia della comunicazione contemporanea che i Social Network di un paese governato da una democrazia vengono spenti con una motivazione ufficiale dal governo: accade dopo i terribili attentati del giorno di Pasqua, e la motivazione è l’elevato e pericoloso livello raggiunto dalla disinformazione e dal caos veicolato attraverso Internet con notizie non verificate e non mediate, ritenuto tale da mettere a rischio la sicurezza nazionale.

Nel momento in cui lo Sri Lanka spegne temporaneamente Facebook impressiona il discorso di ieri, 21 aprile, di Carole Cadwalladr al TED di Vancouver, pubblicato integralmente da Riccardo Luna su AGI, del quale riportiamo alcuni passi. Carole Cadwalladr, giornalista inglese, è la donna che ha portato sulla cronaca lo scandalo di “Cambridge Analytica”; nel suo intervento al TED ha parlato dei Social Media, di come hanno influenzato la decisione popolare sulla Brexit, e di quale nefasta influenza stiano avendo sui governi democratici di tutto il mondo, compreso il nostro. A meno che non si voglia mettere la testa sotto la sabbia, e ignorare l’evidenza.

“Il giorno dopo il voto sulla Brexit, quando la Gran Bretagna si è svegliata con lo choc di scoprire che stavamo davvero lasciando l’Unione Europea, il mio direttore al quotidiano ‘Observer’ mi ha chiesto di tornare nel Galles meridionale, dove sono cresciuta, e scrivere un reportage. E così sono arrivata in una città chiamata Ebbw Vale. È nelle valli del Galles meridionale, che è un posto abbastanza speciale. Aveva questa sorta di cultura di classe operaia benestante, ed è celebre per i cori di voci maschili gallesi, il rugby e il carbone. Ma quando ero adolescente, le miniere di carbone e le fabbriche di acciaio chiusero, e l’intera area ne è rimasta devastata. Ci sono tornata perché al referendum della Brexit era stata una delle circoscrizioni elettorali con la più alta percentuale di voti per il “Leave”: sessantadue per cento delle persone qui hanno votato per lasciare l’Unione Europea. E io volevo capire perché.

Quando sono arrivata sono rimasta subito sorpresa perché l’ultima volta che era stata ad Ebbw Vale era così: fabbrica chiuse. E ora è così: un nuovissimo college da 33 milioni di sterline che è stato in gran parte finanziato dall’Unione Europea. Un nuovo centro sportivo che fa parte di un progetto di rigenerazione urbana da 350 milioni di sterline, finanziato dall’Unione Europea. Questo tratto stradale da 77 milioni di sterline, e una nuova linea ferroviaria, e una nuova stazione, tutti progetti finanziati dall’Unione Europea. E non è che la cosa sia segreta, perché ci sono grossi cartelli ovunque a ricordare gli investimenti dell’Unione Europea in Galles. Camminando per la città, ho avvertito una strana sensazione di irrealtà. E me ne sono davvero resa conto quando ho incontrato un giovane davanti al centro sportivo che mi ha detto di aver votato per il “Leave” perché l’Unione Europea non aveva fatto nulla per lui. E ne aveva abbastanza di questa situazione. E in tutta la città le persone mi dicevano la stessa cosa: mi dicevano che volevano riprendere il controllo, che poi era uno degli slogan della campagna per la Brexit. E mi dicevano che non ne potevano più di immigranti e rifugiati. Erano stufi. Il che era abbastanza strano, perché camminando per la città non ho incontrato un solo immigrato o rifugiato; ho incontrato una signora polacca, che mi ha detto di essere l’unica straniera in paese. E quando ho controllato le statistiche, ho scoperto che Ebbw Vale ha uno dei più bassi tassi di immigrazione del Galles. E quindi ero un po’ confusa, perché non riuscivo a capire da dove le persone avessero preso le informazioni su questo tema; anche perché erano i tabloid di destra a sostenere questa tesi, ma questa è una roccaforte elettorale della sinistra laburista.

Ma poi, quando è uscito il mio articolo, mi ha contattato una donna. Mi ha detto di abitare a Ebbw Vale, e mi ha detto di tutta quella roba che aveva visto su Facebook durante la campagna elettorale. Io le ho chiesto: “Quale roba”? E lei mi ha parlato di roba che faceva paura: sull’immigrazione in generale, e in particolare sulla Turchia. Allora ho provato a indagare, ma non ho trovato nulla: perché, su Facebook, non ci sono archivi degli annunci pubblicitari o di quello ciascuno di noi ha visto sul proprio “news feed”. Non c’è traccia di nulla, buio assoluto.
L’intero referendum si è svolto nel buio più assoluto perché si è svolto su Facebook. E quello che accade su Facebook, resta su Facebook, perché soltanto tu sai cosa c’era sul tuo “news feed”, e poi sparisce per sempre; ma, così, è impossibile fare qualunque tipo di ricerca. Così, non abbiamo idea di quali annunci ci siano stati, di quale impatto abbiano avuto, o di quali dati personali siano stati usati per profilare i destinatari dei messaggi. O anche solo chi li ha pagati, di quanti soldi ha investito, e nemmeno di quale nazionalità fossero questi investitori. Noi non lo possiamo sapere, ma Facebook lo sa. Facebook ha tutte queste risposte, e si rifiuta di condividerle: il nostro Parlamento ha chiesto numerose volte a Mark Zuckerberg di venire nel Regno Unito e darci le risposte che cerchiamo. Ed ogni volta, lui si è rifiutato. Dovete chiedervi perché. Perché io e altri giornalisti abbiamo scoperto che molti reati sono stati compiuti durante il referendum; e sono stati fatti su Facebook.

Questo è accaduto perché nel Regno Unito noi abbiamo un limite al denaro che puoi spendere in campagna elettorale. Esiste perché nel Diciannovesimo Secolo le persone andavano in giro con, letteralmente, carriole cariche di soldi per comprarsi i voti: per questo venne votata una legge che lo vieta e mette dei limiti. Ma questa legge non funziona più: la campagna elettorale del referendum infatti si è svolta soprattutto Online; e tu puoi spendere qualunque cifra su Facebook, Google o YouTube, e nessuno lo saprà mai, perché queste aziende sono scatole nere. Ed è esattamente quello che è accaduto. Noi non abbiamo idea delle dimensioni, ma sappiamo con certezza che nei giorni immediatamente precedenti il voto la campagna ufficiale per il “Leave” ha riciclato quasi 750 mila sterline attraverso un’altra entità che la commissione elettorale aveva giudicato illegale, e questo sta nei rapporti della polizia. E, con questi soldi illegali, “Vote Leave” ha scaricato una tempesta di disinformazione. Con annunci come questi, dove si vede un annuncio che dice che 76 milioni di turchi stanno per entrare nell’Unione Europea, e questa è una menzogna. Una menzogna assoluta: la Turchia non sta per entrare nell’Unione Europea, non c’è nemmeno una discussione in corso. E la gran parte di noi non ha mai visto questi annunci, perché non eravamo il target scelto. E l’unico motivo per cui possiamo vederli oggi è perché il Parlamento ha costretto Facebook a darceli. Forse a questo punto potreste pensare: “in fondo parliamo soltanto di un po’ di soldi spesi in più, e di qualche bugia”. Ma questa è stata la più grande frode elettorale del Regno Unito degli ultimi cento anni. Un voto che ha cambiato le sorti di una generazioni deciso dall’uno per cento dell’elettorato […] quello che posso dirvi è che la Brexit e l’elezione di Trump sono strettamente legate. Ci sono dietro le stesse persone, le stesse aziende, gli stessi dati, le stesse tecniche, lo stesso utilizzo dell’odio e della paura.

Non ho bisogno di dirvi che odio e paura sono stati seminati in rete in tutto il mondo. Non solo nel Regno Unito e in America, ma in Francia, Ungheria, Brasile, Myanmar e Nuova Zelanda. E sappiamo che c’è come una forza oscura che ci collega tutti globalmente. E che viaggia sulle piattaforme tecnologiche. Ma di tutto questo noi vediamo solo una piccola parte superficiale. Io ho potuto scoprire qualcosa solo perché ho iniziato a indagare sui rapporti fra Trump e Farage, e su una società chiamata “Cambridge Analytica”. E ho passato mesi per rintracciare un ex dipendente, Christopher Wiley. E lui mi ha rivelato che questa società, che aveva lavorato sia per Trump che per la Brexit, aveva profilato politicamente le persone per capire le paure di ciascuno di loro, per meglio indirizzare dei post pubblicitari su Facebook, e lo ha fatto ottenendo illecitamente i profili di 87 milioni di utenti Facebook. C’è voluto un intero anno per convincere Christopher a uscire allo scoperto. E nel frattempo mi sono dovuta trasformare da reporter che raccontava storie a giornalista investigativa. […] E quando eravamo al giorno prima della pubblicazione, abbiamo ricevuto un’altra diffida legale: non da Cambridge Analytica stavolta. Ma da Facebook. Ci hanno detto che se avessimo pubblicato la storia, ci avrebbero fatto causa. E noi l’abbiamo pubblicata. […] La nostra democrazia è in crisi, le nostre leggi non funzionano più, e non sono io a dirlo, è un report del nostro Parlamento ad affermarlo. Questa tecnologia che avete inventato è meravigliosa. Ma ora è diventata la scena di un delitto. E voi ne avete le prove. E non basta ripetere che in futuro farete di più per proteggerci: perché per avere una ragionevole speranza che non accada di nuovo, dobbiamo sapere la verità. Magari adesso pensate: “Beh, parliamo solo di alcuni post pubblicitari, le persone sono più furbe di così, no?”. Se lo faceste vi risponderei: “Buona fortuna, allora”. Perché il referendum sulla Brexit dimostra che la democrazia liberale non funziona più. E voi l’avete messa fuori uso. Questa non è più democrazia: diffondere bugie anonime, pagate con denaro illegale, dio sa proveniente da dove. Questa si chiama “sovversione”, e voi ne siete gli strumenti.

[…]

Quello che sembrate ignorare è che questo storia è più grande di voi. È più grande di ciascuno di noi. E non riguarda la destra o la sinistra, il “Leave” o il “Remain”, Trump o no. Riguarda il fatto se sia possibile avere ancora elezioni libere e corrette. Perché, stando così le cose, io penso di no. E così la mia domanda per voi oggi è: è questo quello che volete? È così che volete che la storia si ricordi di voi? Come le ancelle dell’autoritarismo che sta crescendo in tutto il mondo? Perché voi siete arrivati per connettere le persone. E vi rifiutate di riconoscere che la vostra tecnologia ci sta dividendo.

La mia domanda per tutti gli altri è: è questo che vogliamo? Che la facciano franca mentre noi ci sediamo per giocare con i nostri telefonini, mentre avanza il buio?”

[Questo è il Tweet di Carole Cadwalladr di 12 ore fa, 22 aprile 2019: “Oh wow. This is what happened after my talk at #TED2019. This bit is not in the video. @TEDchris invited @facebook to respond. ‘We will make time for you,’ he said. Instead, they made an official complaint about what I said. And then: silence”. – “Oh, accidenti. Questo è quello che è successo dopo il mio intervento al TED2019, questo pezzo non si vede nel video. @TEDchris ha invitato Facebook a rispondere. ‘Troveremo tempo per te’, ha detto. Invece, hanno fatto una lamentela ufficiale su quello che ho detto. E poi: silenzio’].